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Spiagge: a giugno presenze a picco

Maltempo e corona virus mettono 47 mila imprese a rischio chiusura  

Il mese di giugno, appena terminato, non è stato sicuramente uno dei migliori. Non solo dal punto di vista del “post coronavirus”, ma anche per le particolari condizioni atmosferiche verificatesi. Il sesto mese dell’anno è stato “freddino”, soprattutto se paragonato a quelli degli ultimi 20 anni.

Giugno è il mese in cui entra l’estate, in cui il caldo si fa strada inesorabile nelle nostre città, ed è soprattutto il mese in cui si tirano fuori i costumi dall’armadio e si fanno i primi bagni al mare. Il 2020 – anno che ricorderemo tutti molto bene – fa eccezione anche in questo.

Il tempo non è stato clemente con gli amanti della tintarella, ed ancor meno con i tanti che gestiscono imprese legate al turismo balneare. Questa categoria, già duramente colpita dalle misure restrittive imposte dall’emergenza coronavirus, ha dovuto far i conti con giornate tiepide che, di fatto, non innescano la voglia di nuotate e tintarelle.

Il mese di giugno ha fatto registrare un calo di presenze sulle spiagge rispetto allo stesso mese del 2019

Il record negativo spetta alla Sardegna che registra un -80%, seguono a ruota Lazio e Molise con un -75%, Campania e Basilicata -70%. Il Friuli Venezia Giulia segna -65%, la Sicilia -60%, la Calabria -55%, Veneto e Abruzzo -50%.

Cali del 45% sulle spiagge della Liguria e delle Marche e del 40% in Emilia Romagna e Puglia. Chiude questa particolarissima classifica la Toscana che segna una diminuzione “solamente” del 30%. Praticamente si è vista un po’ di gente in più sulle nostre spiagge solamente nei weekend.

Pochissima cosa rispetto ai numeri degli scorsi anni, quando le strutture e gli stabilimenti balneari cominciavano a lavorare a pieno regime già dal mese di aprile. Ma quest’anno, si sa, anche la primavera è mancata a causa della pandemia da Covid-19.

Nel settore si è innescata una profonda crisi economica, tanto che alcuni stabilimenti balneari questa estate hanno deciso di non aprire perché non sarebbe stato per nulla conveniente. Questo ha generato una conseguente perdita di posti di lavoro e di impoverimento di intere famiglie.

Si cominciano a vedere, cioè, i tanto decantati e temuti effetti devastanti dell’epidemia di Coronavirus. Anche chi si è concesso qualche giorno al mare ha dovuto far bene i conti con la paura della diffusione del contagio, ma ancor più con le restringenti norme igienico sanitarie in vigore per evitare nuovi casi.

Il distanziamento sociale e i vari dispositivi di protezione obbligatori hanno di fatto penalizzato l’inizio della stagione estiva che, seppur entrata nel vivo fatica ad ingranare. In Campania si stimano quasi 28 miliardi di euro di perdite per le imprese del settore solo nei primi sei mesi dell’anno.

Sono 47 mila le imprese che rischiano di chiudere definitivamente entro l’autunno per mancanza di introiti.

I posti di lavoro a rischio nella nostra Regione sono ben 140.000. Sono, infine, 20mila le imprese del settore e dell’indotto che non hanno ancora riaperto dopo il lock-down.

Non resta che sperare nei mesi di luglio e agosto. L’auspicio è che tanti italiani decidano di concedersi una vacanza invogliati dalle buone previsioni metereologiche ed incentivate dal bonus vacanza messo a disposizione dal governo proprio per rilanciare il comparto del turismo.

L’ennesima sfida per il settore trainante della nostra economia. Ma ancor più una sfida da combattere e da vincere per tutto il “Bel-Paese”.

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Giuseppe Novi
Direttore dell'Istituto Nazionale Arte Cultura Spettacolo e Direttore Artistico di Eventi di rilevanza nazionale. http://www.inacs.it/direttore-artistico/

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