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Sport – L’incubo dell’ultimo secondo

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Una partita sofferta, tirata, punto su punto. Un inizio non proprio esaltante ed un punteggio che non ti aspetti allo scadere del secondo quarto da una partita di Pallacanestro: 13 – 13.  Un terzo quarto inatteso e quelle casacche rosse che fanno sognare gli spalti, tanto da rischiare un’invasione di campo su un’azione in solitaria ed un canestro trovato con quel gancio che supera gli artigli avversari quel tanto da spingere la palla a spicchi all’ interno del ferro rosso con la retina bianca intrecciata a dovere. Dei ricci capelli che appena fan capolino sotto l’area avversaria, incutono timore a suon di +2. Persino una bomba pulita, talmente precisa che anche la rete si rifiuta di muoversi all’ incontro con quel pallone arancione che sta mandando la folla in visibilio. Un sogno talmente bello da portarti ad una distanza tale da farti pensare che il giorno dopo la sveglia non avrebbe mai suonato. Ma poi la doccia gelata. Il risveglio della bestia nera, tenace, agguerrita e con la consapevolezza di dover dare il tutto per tutto. Alla fine, si ricorda che, a veder rosso, ci si può infuriare di brutto; + 5 per quelle casacche rosse che hanno espresso durante tutto il terzo quarto un gioco magistrale, tecnico e calcolato strategicamente. Alla fine la sveglia…squilla. È questione di secondi. Come quando ti giri pensando: “altri cinque minuti”; sarebbero bastati cinque secondi. 50 – 51 il risultato finale. Come quel canestro all’ ultimo secondo che vedi nei video sui social di un’inutile partita fra ragazzini in una sperduta cittadina del Midwest. Ed esulti. Perché il tifo volge sempre a favore di chi perde. È la rivalsa dei deboli, quello smacco che ti ripaga di tutti i torti subiti fino a quel momento. È Davide contro Golia. Solo che stavolta, Golia era quello buono…

 

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