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Stefano Cucchi, dieci anni senza giustizia. La sorella Ilaria: "Voleva vivere"

Il 22 ottobre 2009 moriva Stefano Cucchi

“Dieci anni fa Stefano stava scrivendo quell’ultima, disperata, richiesta di aiuto. Voleva vivere, mio fratello! Poi invece è morto, all’alba, tra l’indifferenza generale di tutti coloro che hanno avuto a che fare con lui in quei sei giorni del suo calvario”. Lo scrive su Facebook Ilaria Cucchi, sorella del 31enne deceduto il 22 ottobre 2009 dopo le percosse che gli vennero inferte mentre era sottoposto a custodia cautelare nella caserma romana di Via Appia.

Il geometra romano fu arrestato per droga nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009. Stefano morì una settimana dopo all’ospedale Pertini, denutrito e con gravi ematomi e fratture.

La storia

Il 15 ottobre 2009 Stefano Cucchi, geometra romano, viene fermato dai carabinieri Francesco Tedesco, Gabriele Aristodemo, Raffaele D’Alessandro, Alessio Di Bernardo e Gaetano Bazzicalupo dopo essere stato visto cedere a Emanuele Mancini delle confezioni trasparenti in cambio di una banconota. Portato immediatamente in caserma, viene perquisito e trovato in possesso di 12 confezioni di varia grandezza di hashish (per un totale di 20 grammi), tre confezioni impacchettate di cocaina (di una dose ciascuna) e un medicinale per curare l’epilessia, malattia da cui Cucchi era affetto.

Viene decisa la custodia cautelare; Cucchi prima dell’arresto e dell’arrivo in caserma non ha alcun trauma fisico. Il giorno dopo si tiene l’udienza per la conferma del fermo in carcere, criticata da Luigi Manconi, direttore dell’Ufficio antidiscriminazioni razziali presso la Presidenza del Consiglio, poiché in tale sede «a Cucchi viene attribuita una nazionalità straniera e la condizione di “senza fissa dimora”, nonostante fosse regolarmente residente in città». Già durante il processo ha difficoltà a camminare e a parlare e mostra inoltre evidenti ematomi agli occhi; il ragazzo parla con suo padre pochi attimi prima dell’udienza, ma non riferisce di essere stato picchiato.

Nonostante le precarie condizioni, il giudice fissa l’udienza per il processo che si dovrà tenere un mese dopo e stabilisce inoltre che deve rimanere in custodia cautelare al carcere di Regina Coeli. Dopo l’udienza le condizioni di Cucchi peggiorano ulteriormente, e viene visitato all’ospedale Fatebenefratelli, presso il quale vengono messe a referto lesioni ed ecchimosi alle gambe, al viso (inclusa una frattura della mascella), all’addome (inclusa un’emorragia alla vescica) e al torace (incluse due fratture alla colonna vertebrale). Viene quindi richiesto il ricovero, che però non avviene per il mancato consenso del paziente.

In carcere le sue condizioni peggiorano ulteriormente. Cucchi muore all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre 2009: al momento del decesso pesa solamente 37 chilogrammi. Dopo la prima udienza i familiari cercano a più riprese di vedere, o perlomeno conoscere, le condizioni fisiche di Cucchi, senza successo: essi hanno notizie di Cucchi solo quando un ufficiale giudiziario si reca presso la loro abitazione per notificare l’autorizzazione all’autopsia

I processi

Dalla morte di Stefano Cucchi ci sono stati ben otto processi, nove se si considera quello che deve ancora iniziare tra qualche settimana.

Il nuovo processo vedrà la prima udienza il 12 novembre e tra le parti civili compariranno anche il Ministero della Difesa, l’Arma dei carabinieri e il militare dell’Arma Riccardo Casamassima.

La speranza è che questa volta si faccia chiarezza definitiva. Dieci anni senza giustizia sono tanti, troppi.

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