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Storie di violenza!

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Le storie e i protagonisti della violenza possono cambiare, ma i finali sono sempre gli stessi. Le ferite di un abuso restano indelebili nelle vittime, con profonde conseguenze. Forme molteplici e trasversali che si intrecciano tra di loro. Nonostante tante siano le associazioni, nonostante il numero delle denunce sia in crescita, nonostante i centri sociali di supporto, le pagine di cronaca sono piene di vittime, troppi sono i diari personali che non prendono vita. La sopraffazione del più forte, nei confronti del più debole, un desiderio di dominio patologico, che in molti casi annienta la vittima. La violenza non deve essere raccontata come un’emergenza, i fatti di cronaca non devono essere affrontati come episodi privi di legami tra loro. Bisogna capire che la violenza raccontata non riguarda gli altri, bensì che la violenza è una piaga sociale, che tutti noi possiamo esserne vittime. La volenza non è un fatto privato, non è un episodio singolo, ma è un atroce forma limitativa e lesiva dell’essere umano. Quanti sono i bambini, gli adolescenti, gli anziani che non hanno quell’identità definita o quella forza fisica per gridare aiuto, per denunciare e si lasciano prevaricare. Spesso i bambini sono sottoposti a violenze, o semplicemente vi assistono, restando in silenzio, tante volte gli anziani affidati a persone che dovrebbero accudirli, stare con loro, dedicargli tempo, vengono prepotentemente maltrattati. Ed infine, gli adolescenti, il futuro del mondo, vittime di bullismo e cyberbullismo. Molte volte, forse troppe volte, gli adolescenti rimangono un silenzio, per paura di non essere creduti, o a causa della riprovazione sociale che la violenza comporta anche per chi la subisce. La violenza deve essere contrasta, ma soprattutto prevenuta, con un’educazione e una cultura appropriata che deve iniziare nella famiglia, proseguire nell’istruzione e ricevere un contributo da ognuno di noi.

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