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Sant’Arpino. Quando il bullismo sfonda il muro della disabilità

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Importante convegno realizzato dal gruppo associativo atellano “Bambini simpatici e speciali” domenica a Sant’Arpino

SANT’ARPINO. Grande cornice di pubblico domenica scorsa al convegno organizzato dalla realtà associativa atellana “Bambini simpatici e speciali” presieduta dal valoroso ed instancabile presidente Michele Pisano. A tal proposito ha evidenziato Michele Pisano in sala non si può non condividere la dura e sconcertante tesi del regista Paolo De Stefano apparsa sul Corriere della Sera, a proposito del bullismo scolastico su alcuni episodi particolarmente violenti tornati oggi alla ribalta nella nostra cronaca nazionale. Grande l’interesse del pubblico domenica scorsa attorno all’argomento del titolo del convegno “Bullismo sui disabili” hanno espresso in sala le loro relazioni Loredana Di Monte, assessore alle politiche sociali di Sant’Arpino, e la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo “Rocco Cinquegrana” Maria Debora Belardo, Pasquale Di Costanzo referente del gruppo associativo “Casa della Vita” di Succivo, Anna Del Prete, Psicologa, Maria Rasulo, Sociologa della cooperativa “German”, Michele Pisano presidente dell’associazione “Bambini simpatici e speciali”di Orta di Atella, e Delia Pellino del centro studi danza Paquita.

Qui non facciamo differenza tra le vittime del bullismo scolastico: il ragazzo timido ed educato, quello più piccolo d’età, quello con disabilità, quello di origine straniera, quello obeso, quello che, com’é normale in fase di crescita, vive purtroppo una condizione di disistima o di fragilità sono oggi i bersagli del branco, espressione perfetta di un mondo adulto regredito e incapace ahinoi di pensiero critico. O di pensiero, e basta.«Sarebbe un grave errore quindi liquidare nella categoria dei ‘casi estremi’ o del ‘gusto allarmistico tipico della stampa’ i fatti gravi di bullismo che emergono quotidianamente», registra nel suo intervento in sala Pisano.


Il convegno moderato da Rosa Marfe, ha visto l’apertura del dibattito con la Di Monte che affermava: Occorre educare i nostri ragazzi alle diversità in quanto la diversità, oggi, rappresentano una risorsa e non un fattore da denigrare” dichiarava in sala nel suo discorso di apertura l’assessore Di Monte durante il convegno. Nel caso della vittima con disabilità però ha ribadito l’assessore (anche l’alunno spettatore che non può agire è sempre vittima), oltre al danno personale si deve quindi considerare sempre un particolare danno sociale, quello che deriva dalla totale distruzione di un investimento costituito dal lavoro abilitativo delle famiglie, e riabilitativo dei professionisti, di cui ogni alunno, ragazzo oppure ragazza con disabilità è portatore e di cui spesso nemmeno gli insegnanti e i dirigenti d’Istituto sono purtroppo sempre consapevoli. Anche a questo si dovrebbe pensare quando si valuta il danno della scuola, prima ancora dell’immagine e della reputazione: al lavoro dei docenti che hanno preceduto quelli attuali e di tutti coloro che impegnando nient’altro che se stessi, hanno fatto oggi buona scuola, buona riabilitazione, buona sanità, ma soprattutto buona istituzione cittadina.

Un atto di bullismo vissuto, se non addirittura subito, vanifica tutto questo lavoro e riduce, nelle vittime, la fiducia negli altri; e rende più pesanti i limiti. Per questo ha ribadito la dirigente scolastica Belardo, non deve mai essere grave la condizione dell’insegnante che era presente al pestaggio e che – noi mondo scuola oggi dobbiamo categoricamente impedire che la scuola diventi un campo da combattimento. Ma oggi ancora noi ci domandiamo anche quale sia stato il ruolo degli altri studenti presenti al fatto; e dei loro genitori, dopo il fatto accaduto in classe, ci domandiamo quindi cosa succede quando l’alunno ritorna a casa. Per questo ahinoi sarà ancora più grave ogni ritardo burocratico ed istituzionale, ogni scaricabarile, ogni atteggiamento cerchiobottista possibile. Attendiamo quindi l’esito delle indagini, dunque, ma sempre con particolare interesse. Il bullismo purtroppo afferma la dirigente scolastica è sempre esistito, ma oggi ha una diffusione mediatica che lo rende ancora più preoccupante, rileva invece Pisano nel suo intervento in sala. Infatti il pubblico dei mini bulli attende sempre in rete le prodezze dei propri simili; e c’è soprattutto un pubblico di adulti – gli Indignati Sociali ( così si esprimeva il caro Bomprezzi ha ribadito Pisano -che pensano che difendere una buona causa dia sempre potere assoluto anche contro un minorenne, per quanto bullo, «come se – riferisce ancora il presidente atellano – alla ferocia fisica si potesse rimediare con una simmetrica ferocia verbale». Colpa della Rete? Colpa della tecnologia sempre più sofisticata nel facilitare la comunicazione globale interconnettendo più sistemi? Sarà paradossale ma proprio i cosiddetti dis-abili evidenzia il presidente Pisano fanno nella nostra comunità un largo ed competente uso dei sistemi informatici, della Rete e della tecnologia. Perché è grazie oggi alla Rete che le persone che prima non avevano mai modo di relazionarsi, soprattutto in maniera profonda, adesso lo fanno. Ed è grazie alla tecnologia che c’è stato nella nostra società un forte avanzamento straordinario nell’acquisizione di larghe fette di completa autonomia.

Non saranno quindi i bulli o gli Indignati Sociali, espressione della più becera ignoranza, a convincerci che era meglio quando era peggio. Sta ad una corretta politica istituzionale cittadina ed etica delle diversità segnare il passo. La società e la scuola inclusiva non si ottengono quasi mai semplicemente ponendo una pedana davanti a un gradino o attrezzando il bagno a norma. Com’è altrettanto facile ridurre a retorica della disabilità una verità -quella di un interesse di facciata – che ci sta sempre scomoda oggi. Invece ribadiscono con determinazione Pisano e Pasquale Di Costanzo ciascuno è sempre parte protagonista e responsabile attivamente del medesimo ambiente culturale. Sta alla classe istituzionale cittadina incominciare ad istruirci su ciò che non sappiamo, ad accettare le correzioni sul linguaggio culturale, a conoscere direttamente, e non per sentito dire, le persone con disabilità ed ogni forma di diversità, cioè quella parte del nostro stesso “ambiente” che era da sempre purtroppo relegata nell’angolo dei “poveri infelici”. Ad ascoltare i membri del convegno tantissima gente, nessuno di loro ha detto cose scomode, le cose dette erano vere, purtroppo nel potente finale dei loro interventi « (…) prima dei controlli a posteriori (…) vengono sempre comunicate le responsabilità degli educatori: l’alleanza (perduta) tra insegnanti, padri e madri. Tutto questo rapporto deve essere recuperato, l’ ansia di successo, affermano le due professioniste Rasulo e Del Prete, al tavolo dei relatori sanciscono sempre la forte spinta alla prevaricazione e all’aggiramento delle regole, la cui prepotenza in proprio, in mancanza di un sistema fortemente pedagogico minimamente capace di imporre dei limiti ai desideri e al narcisismo fisiologico degli adolescenti, spesso non fa che favorire purtroppo sempre l’esplosione violenta dei figli».

Il Bullismo è un cancro da estirpare ha concluso presentando il cortometraggio dei ragazzi la Pellino, bisogna quindi ha espresso l’insegnate di danza nel suo intervento che l’aiuto dato i nostri figli sia la primaria rappresentazione della nostra priorità, quindi aiutiamoli ad avere sempre massimo rispetto senza mai imposizioni di forza.

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