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Suicidio di Tiziana Cantone, i pregiudizi contro le donne hanno la pelle dura

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«Se avete compassione lasciateci in pace, non fate come internet»: parla una zia di Tiziana Cantone con un filo di voce, rotto dal pianto. Il tragico epilogo delle sfortunata ragazza napoletana si è consumato tutto sul web, la piazza mediatica senza confini che svela senza pudore corpi e pensieri, alimentando disperazione, tristezza, sofferenze, e sentimenti tragici con atroci accanimenti. Un tempo si raccontavano le parole, le voci e le notizie al veleno che si sentivano nei vicoli e nelle piazze dei paesi, giravano e colpivano il pudore di tutti noi. Oggi la musica cambia «Al web non si sfugge», affermano  i giornali di oggi. Con il web c’è tanta violenza mediatica. Tiziana, con i suoi 31 anni vissuti tra Mugnano e Casalnuovo, non ha avuto l’arma per difendersi: insultata e perseguitata in ogni angolo della sua  disperata vita, insultata sul  lavoro, insultata nel suo animo, nella sua  coscienza, non ha avuto la forza per difendersi da questo mezzo tiranno che tutti noi chiamiamo web, mezzo tecnologico esaltato come  divinità, come simbolo di nuova libertà, è finito per diventare tragicamente strumento di terrore.

Ecco che cosa aveva affermato un sito gossip: «È diventata una celebrità dopo il famoso video degli amanti napoletani… Non si sa precisamente che fine abbia fatto, se sia realmente fuggita in Germania oppure se stia organizzando il suo lancio nel mondo a luci rosse e se questa sia appunto solo una trovata pubblicitaria. Che fine ha fatto il compagno cornuto…». Non era una preoccupazione quella di Tiziana quando, coperta da insulti e frasi spinte, doveva lasciare il bar del porto a Napoli dove lo zio le aveva offerto un lavoro per trascinarla fuori dal vortice in cui era caduta? Non era una tragico dramma  quando su whatsapp, facebook e via mail anche i conoscenti con morbosità si scambiavano foto hard? Per questo, quando la zia implora compassione, c’è da comprendere tutta la sofferenza vissuta dalla famiglia in questo tragico anno: «Se avete un pezzo di dignità lasciate in pace la famiglia, non circondate questa casa dove una ragazza si è tragicamente tolta la vita, oggi viviamo in un mondo in cui ci nascondiamo per fare l’amore, mentre la violenza e l’odio, ma soprattutto la possessione si diffondono alla luce del sole».

Sul marciapiedi davanti alla villetta alla periferia di Mugnano piangono due amici. Non si danno pace gli altri familiari, per una vita volata via e difficile come quella di Tiziana: non aveva avuto un papà vicino a crescerla, guidarla e coccolarla, ma soprattutto non aveva avuto nella sua coscienza il vero significato dei sani principi morali. La mamma, dipendente del Comune di Casalnuovo, piegata dalla vergogna era stata costretta a presentare certificati medici per paura di essere presa di mira sul luogo di lavoro. E lei, Tiziana, decisa a cambiare anche identità,  dopo aver subito una violenza contro se stessa, dopo le tante  visualizzazioni suoi video hard.  L’oblio dopo la gogna. Il Tribunale era pronto ad autorizzarla, lei aveva vinto  con determinazione la battaglia legale: «Cambio nome per liberarmi dal web».Ma poi perché c’è stato il nulla? perché nessuno non ha  aiutato questa ragazza?

La Giustizia avrebbe dovuto  salvarla, ordinando  in tempi rapidi la cancellazione del video dalla rete. Aveva vinto questa guerra contro i suoi aguzzini. Ma probabilmente già da tempo aveva preso coscienza  con la mente che il web nulla cancella, nulla dimentica. Suo malgrado era «diventata famosa», come hanno scritto anche ieri sera i siti web e i social che non le stanno risparmiando nulla, neppure da morta: si è infatti scatenata la caccia alle  immagini ed ai video incriminati. Siti e social che ieri sera si sono allo stesso modo scatenati, quasi incitando vendetta contro chi è stato all’origine  autore di questo vergognoso  scempio di corpo e mente. «Dove sta quel…». E in rete nessuno trova più pace. Oggi la violenza distrugge ciò che vuole difendere: la dignità, la libertà, e la vita delle persone.

I diritti delle donne sono una responsabilità di tutto il genere umano. Oggi bisogna lottare contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne è un obbligo dell’umanità. Il rafforzamento del potere di azione delle donne significa il progresso di tutta l’umanità. La rete dovrebbe essere l’esempio  per sconfiggere  tutte le violenze consumate dalle donne, oggi non si può essere schiava delle umiliazioni che si subiscono. La donna con il suo corpo sfruttato dalla violenza diventa una persona non rispettata. Oggi la donna va tutela per la sua intelligenza calpestata, per l’ignoranza in cui viene lasciata, per la libertà negata, per la bocca tappata, per le sue ali strappate, per l’animo distrutto. Oggi per tutte queste forme di discriminazioni bisogna iniziare ad avere pudore umano: ma soprattutto davanti ad una donna bisogna alzarsi in piedi, usare il cuore, usare la dignità, perché solo così si diventa uomini…

Comunque, per chiuderla qui, il punto è semplice: non era troia la ragazza che fece un pompino, ma è stronzo il ragazzo che ha divulgato il video.
Scusate il linguaggio colorito.
Il resto, almeno per me, sono solo chiacchiere moraliste che distruggono la memoria di una ragazza che già si è distrutta con le sue mani.
Per colpa dello stronzo che dicevo prima. E, forse, anche per colpa nostra.
R.I.P. Tiziana

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