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Sul fondo sta Berlino: incontro con l’autore

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Si è tenuto lo scorso sabato, 16 febbraio, come da comunicato, presso la sede della libreria Don Chisciotte di Angri (SA), l’incontro con lo scrittore napoletano Sirio Lubreto. Dopo la prima, fortunata esperienza con il libro “Il primo giorno della tartaruga”, l’autore 45enne propone un nuovo, avvincente romanzo dal titolo “Sul fondo sta Berlino”.

Incentrato sulla tematica dell’immigrazione, ci ricorda che, senza troppi giri di parole, il “prima gli Italiani” è un’affermazione con un impatto diverso dall’accezione che comunemente gli viene conferita oggi. Perché prima gli Italiani sono immigrati. Lo stesso autore vive da oltre 20 anni a Berlino, racconta le varie sfaccettature di questa città, anche quelle inimmaginabili. Storie che sfuggono ai più o che persino la storia ha occultato o dimenticato. Come quella che viene fuori su George Elser, parafrasata dalle parole dell’idealista Sergi, uno dei personaggi del libro. Elser fu il primo uomo ad aver intuito il pericolo che si sarebbe riversato sul mondo intero ad opera del Fuhrer e a cercare in maniera ingegnosa e maniacalmente studiata di attentare alla sua vita, fallendo.

Emergono, altresì, analisi toccanti che inducono alla riflessione. Tra queste quella che presuppone, senza scomodare il concetto di razzismo, che in realtà, di fronte al fenomeno del flusso migratorio, a grandi linee le posizioni atte a contendersi l’egemonia sono essenzialmente due: da un lato la posizione dell’empatia e della solidarietà, dall’altro quella della diffidenza e della paura.

Sulla stessa empatia sono stati offerti spunti ulteriori. Si è finita con il configurarla quasi alla stregua di un processo di idealizzazione. Per poter veramente empatizzare col qualcuno, non solo è superfluo conoscerne il vissuto, è quasi deleterio e stroncante averne conoscenza. Quasi a dire che l’altro deve essere per noi una tabula rasa, un foglio bianco, su cui noi possiamo scrivere le più terribili sciagure, le più atroci sofferenze. Nessuno crede alla miseria, se è vera. Solo in quel caso, forse, ovvero postulando il peggio, può darsi veramente empatia. Correlato a questo concetto vi è il presupposto che l’unica vera forma di discriminazione che l’uomo, a distanza di secoli ed evoluzioni, ancora non è riuscito a lenire e, anzi, continua a perpetrare, è quella relativa alla classe. Non siamo razzisti verso il colore della pelle, la religione, la cultura. Noi cataloghiamo le persone solo in base alla loro ricchezza: ci sono solo i ricchi e i poveri.

Infine, per non scendere ulteriormente in particolari che potrebbero rovinare la lettura, cito esclusivamente il tentativo magistrale dell’autore di comparare l’essere umano ad un atomo. Come l’atomo, anche l’essere umano ha un nucleo, ovvero la sua personalità. Attorno al nucleo ruotano elettroni, che nel caso dell’uomo sono elementi negativi, ovvero le sue debolezze. Protoni, che sono elementi positivi, ovvero le sue possibilità. Infine i neutroni, che sono particelle neutre e a seconda di particolari circostanze della vita possono caricarsi positivamente o negativamente, quindi divenire possibilità o debolezze.

Rimando alla lettura del libro circa le avventure, intrise di significato e al contempo imperniate di quella ironia e sagacia tipicamente e veracemente napoletane.

Riprenderemo in un’altra sede il discorso dell’empatia e della tolleranza, sempre correlate al fenomeno del razzismo.

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