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Fine anno: tempo di bilanci

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È consuetudine, o quantomeno abitudine, arrivati a fine anno, fare, nella illusoria speranza che l’anno nuovo sia sempre migliore, un bilancio di quello precedente.

Ci si ritrova così, in un misto tra progettualità e “mea culpa” eventuali, tra un “avrei potuto” e un “cosa cavolo ho combinato?” , tra un intento e un fraintendo, ad essere spettatori del passato.

E non di un passato qualsiasi, bensì del nostro personalissimo e personalizzato tempo precedente racchiuso nei 365 giorni circa che stanno per volgere al termine, o quantomeno della visione personale che del mondo intorno abbiamo avuto nell’arco di questo tempo.

Accade che si leghino speranze e progettualità al solo evento che è l’inizio del nuovo anno, troppe volte pensando che  solo immaginandole  si possano rendere reali le proprie aspettative.

Da piccolo ho provato ad affidare agli anni a venire lo stop di ogni guerra, la risoluzione della fame e della sete su tutto il pianeta, l’abbondanza di dolciumi nella mia pancia ma, tranne che per la terza richiesta, mai ho avuto il piacere di non ascoltare notizie di bombardamenti e di non guardare immagini di bimbi affamati fino alla morte.

Altra cosa erano i “propositi” personali: sapevo che per giungere a un risultato (di qualsiasi specie) occorreva “lavoro ed impegno”. Sapevo, non essendo il figlio di Onassis, che l’olio di gomito non era un condimento per l’insalata ma il condimento del “lavoro”.

Il lavoro …

… parola che oggi, come ieri, assume significati variopinti e stereotipati, iconoclastiche parvenze e menzogne confezionate si sono succedute nei secoli per smantellare questo “diritto” e renderlo “mezzo di ricatto di massa” al pari del potere della disinformazione che, in combutta con una strategia del controllo tanto reale quanto indegna, opera per lo stesso fine: il potere.

Ho incontrato gente che realmente credeva di poter ottenere “risultati” preferenziali con l’avvicinarsi alla politica e che, ahimè, li hanno realmente ottenuti! (a scapito di quell’equilibrio sociale che inevitabilmente ha generato falle e negato opportunità e diritti reali).

Occorre iniziare a chiamare le cose con il proprio nome e smetterla di ricorrere all’arte oratoria e al politichese solo per giustificare il razzolare male che segue al predicare bene.

Occorre capire… e capirsi!

Ogni volta che si “preferisce” Tizio piuttosto che Caio (che ha più “diritto” e\o necessità reale del primo) , non solo si lede quest’ultimo ma si fa torto anche a Sempronio. Perché la cosiddetta “raccomandazione” (che altro non è che un atto illecito di ingiustizia sociale e penale n.d.r.) crea inesorabilmente quel disequilibrio nella distribuzione di risorse ed opportunità di cui si accennava prima, creando falle in un sistema che a poco a poco è diventato retto da burattinai sempre più scaltri e sempre con meno scrupoli, garanti quasi esclusivi delle proprie tasche e pance e dello status quo che tali pance mantiene strapiene, burattinai forti anche della soggiogazione e dell’assoggettamento che la maggioranza delle persone gli riservano in un misto di richieste di elemosina e fede speranzosa in grazie opportuniste e di squallore unico.

Ogni volta che un individuo si rivolge per “vie traverse” al politico di turno per “bypassare” la fila, non solo si pone in condizione di ricattabilità da parte di chi, venendo meno al proprio dovere derivante dal proprio ruolo avalla tale pratica, ma è esso stesso il carburante che mantiene a pieno regime questa mostruosa macchina che nel tempo si è sempre di più ingigantita, fino ad arrivare a sembrare “normale” agli occhi dei più.

Non è questo il momento di parlare di concetti quali la Dignità, la Giustizia Sociale, il Rispetto reale, la Decenza e la Correttezza (da contrapporre a quelli di omertà, diseguaglianza, paura, indecenza e scorrettezza a tutti i livelli), anche se potrebbero bastare questi semplici “principi” a vedere leso il meccanismo perverso di cui si accennava.

Non è il caso di tirare in ballo nemmeno teorie macroeconomiche quando anche il solo Buonsenso potrebbe (e dovrebbe) essere volano di equità.

Non è il caso di parlare del concetto di “piena occupazione”, anch’esso abusato ed abusivamente adattato a varie bocche (senzienti?) da destra e da sinistra, passando per il centro liberale fino agli estremismi più assurdi, molte volte confondendo tale concetto con un “vitalizio permanente” vuoto in sé perchè non giustificato dal lavoro stesso!

Non è nemmeno il caso di andare “oltre” la questione del lavoro e intraprendere una panoramica più ampia su come e dove questa “macchina infernale” produce i propri escrementi sociali, adoperando a proprio piacimento la politica e ciò che ne consegue, facendo passare per “legali” azioni che altrimenti altro non dovrebbero essere che atti criminali (insinuandosi a “pieno titolo legittimo”in azioni in bilancio, redazioni dei Piani Urbanistici Comunali, esternalizzazioni di servizi e strutture, etc… etc… ) .

E’ il caso però di fare un bilancio: “il” Bilancio!

E in questo bilancio non si può non inserire quanto di concreto svolto all’interno delle possibilità e dei ruoli stessi che ognuno di noi occupa. Non si può non tenere conto delle logiche che respingono o avallano certi tipi di scelte. Non si può non tenere conto che è sempre il torbido stagno dell’ignoranza a facilitare tipologie di azioni che, se bagnate nel fiume limpido della conoscenza e dell’uguaglianza, non avrebbero motivo di esistere ed essere perpetuate.

Allora tiro le somme in maniera scevra da condizionamenti ideologici e lascio all’anno vecchio l’abolizione dell’articolo 18, l’utilizzo sconsiderato e mortificante dei vouchers, il doppiogiochismo di alcuni sindacati e sindacalisti, l’inganno del politico e la politica dell’inganno; e indirizzo al nuovo anno un termine che è sinonimo di Dignità, Autosufficienza e Libertà: il Lavoro !!

p.s. vorrei, se avessi tempo e sapessi di non annoiarvi, parlarvi anche di una favola che parla di una Penisola incantata bagnata per la quasi totalità dal mare, che inizia così: “c’era una volta una Repubblica Democratica fondata sul Lavoro, in cui la sovranità apparteneva al popolo…”

… ma questa è un’altra storia…

Buon anno …

 

 

 

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