Gio. Set 19th, 2019

V-news.it

Quotidiano IN-formazione

“Terra Bruciata” vince il prestigioso “Oniros Film Award” nella categoria “Miglior Documentario”

10 min read

 

Il progetto “Terra Bruciata” nasce dall’incontro del regista Luca Gianfrancesco con il Prof. Giuseppe

Angelone (docente di Cinema, Fotografia e Televisione alla Seconda Università di Napoli) che da anni si occupa

delle vicende legate allo stragismo nazista in Terra di Lavoro. Il connubio si avvale inoltre della consulenza scientifica affidata al Prof. Giovanni Cerchia (Professore associato e coordinatore del curriculum storico del dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi del Molise).
“Terra Bruciata” è un docufilm che ricostruisce le violenze naziste nel territorio dell’Alto-Casertano nell’autunno 1943. Il racconto parte dalle stragi di Conca della Campania per poi ampliare il guardo sull’intero fenomeno dello stragismo nazista in “Terra di Lavoro”. L’episodio di Conca della Campania non è un caso isolato e si colloca, cronologicamente, tra le ultime stragi ad aver luogo in quello che, in seguito all’Armistizio dell’otto settembre. Una lingua di terra sottoposta alle leggi di guerra tedesche, benché primo territorio italiano a diventare “zona di operazioni”. Di fatto in meno di tre mesi, la provincia di Caserta, in fatto di vittime civili provocate dalle rappresaglie naziste, pagò un prezzo altissimo, secondo solo a quello della provincia di Arezzo. Furono infatti circa 1000 in tutto i caduti in “Terra di Lavoro”.

Il regista Luca Gianfrancesco, nel suo docufilm, narra una storia quasi dimenticata in quanto Terra di Lavoro fu la provincia più colpita dalle rappresaglie naziste del Sud, una Provincia in cui la resistenza si rivelò l’ultimo atto di eroismo del suo popolo. Come ricorda lo stesso regista, originario di Vairano Patenora, quando commentò l’uscita del suo “laboratorio italiano della ferocia nazista” affermando che anche i meridionali devono essere orgogliosi che i civili durante la resistenza non abbassarono la testa ribellandosi e combattendo. Il docudrama Terra Bruciata nasce da una analisi meticolosa di cruenti girotondi storici, durata cinque anni, realizzata dal regista Gianfrancesco e dagli studiosi artefici delle varie ricerche nei luoghi dove sono avvenuti i massacri: San Pietro Infine, Conca della Campania, Vairano Patenora, Pietravairano, Presenzano, Riardo. Luoghi in cui sono state raccolte le testimonianze di chi ha vissuto personalmente tali orrori. Contributi sostanziali quelli del professor Giuseppe Angelone, soprattutto sulle dinamiche della violenza nazista nel casertano, ed anche la consulenza scientifica di Giovanni Cerchia, Felicio Corvese e Isabella Insolvibile, che intervistati hanno contribuito ad analizzare a diversi livelli questa pagina cinematografica decisamente significativa. Delle 15 testimonianze raccolte per il film ne sono state utilizzate la metà. La più importante emotivamente è quella di una donna di Conca della Campania, Graziella Di Gasparro che la mattina del 1° novembre 1943 ha visto uscire di casa il padre per l’ultima volta perché poi ucciso nella strage di Conca della Campania accaduta quello stesso giorno.

Il tema centrale del film si snoda intorno alla descrizione dell’Alto Casertano come una sorta di officina nella quale, ai tentativi della popolazione civile di opporsi ai rastrellamenti, agli sgomberi, alle violenze sulle donne e alle razzie di ogni genere i comandi tedeschi risposero con decine di eccidi. A Conca della Campania, piccolo borgo della provincia di Caserta, la mattina del 1° novembre 1943, 19 civili vennero trucidati da una pattuglia di militari tedeschi. La figlia di uno dei caduti, Graziella Di Gasparro, lotta con coraggio da anni per tener viva la memoria di quell’eccidio obliato. L’assassinio del padre di Graziella fu il terribile epilogo della brutale occupazione del territorio che l’esercito tedesco mise in essere in tutta la Campania centrosettentrionale a partire dall’8 settembre, data dell’armistizio. Il territorio casertano, primo italiano ad essere dichiarato “Zona di Operazioni”, dovette subire la devastante onda d’urto delle brutali leggi di guerra germaniche che si accanirono contro la popolazione civile. Il privare di dignità le istituzioni, attraverso le razzie dei beni di consumo, il rastrellamento e la deportazione degli uomini abili verso i campi di lavoro in Germania (circa 21.000), la devastazione degli impianti produttivi, delle infrastrutture e delle abitazioni civili, diedero vita alle prime azioni di resistenza organizzate dai civili in Italia. A Riardo, un piccolo centro a pochi chilometri da Capua, dopo le Quattro Giornate di Napoli, una banda Partigiana riuscì con le armi, a costringere a fuggire i tedeschi dalla cittadina mentre le istituzioni e gli abitanti di Tora e Piccilli, con il silenzio, riuscirono a salvare una cinquantina di ebrei dalla deportazione. Fu a causa di questa insubordinazione che i comandi tedeschi diedero libero sfogo al folle campionario di violenze contro la popolazione civile che causò ben 752 vittime. Caserta è la provincia dell’Italia meridionale più colpita dallo stragismo nazista e la strage di Conca della Campania, secondo la tesi dello storico Giuseppe Angelone, assume un ruolo chiave nella comprensione del processo che trasformò l’occupazione tedesca dell’Italia da una rassegnata presenza militare ad una violenta egemonia soprattutto nei confronti della popolazione civile. Dopo anni di sofferenze, Graziella, dopo la visita dell’ambasciatrice tedesca a Conca della Campania, in occasione della 73° commemorazione della strage, con il riconoscimento per le sofferenze, sue e dei suoi concittadini, ha finalmente intrapreso un processo di riconciliazione con il suo drammatico passato.

 


Il ruolo di protagonista dell’inedito episodio della “Resistenza” è stato interpretato dall’attore Arturo Sepe che, felice di aver interpretato il personaggio di Rocco Piscitelli, vice commissario di polizia di Riardo, divenuto capo partigiano nell’evolversi degli eventi, afferma di essere entusiasta di prendere parte a progetti che mettono in luce avvenimenti di storia e di cronaca del nostro Paese, ritenendo saggio prestare il tocco del cinema come proiettore di notizie importanti come rivelare i nomi degli eroi del nostro paese che hanno fatto “la Nostra storia”. Grazie a loro, alle loro gesta, al loro animo patriottico, al loro coraggio, che oggi viviamo in un paese libero.
Oltre alla partecipazione di Sepe, ricordiamo gli attori Lucianna De Falco, Antonio Pennarella, Paola Lavini, Antonello Cossia, Mino Sferra, Gabriele Marcello, Eliana Conte e, nei ruoli dei militari tedeschi e americani le associazioni: “Noi Soldati al Fronte 43 45″, “Associazione e Museo Historicus” e “Winterline Venafro”.
Dunque un capolavoro senza precedenti, con la conferma del suo spessore sociale e cinematografico anche dopo aver avuto piacere e onore di scambiare qualche parola con il suo regista, scrittore e sceneggiatore Luca Gianfrancesco, al quale in primis chiedo visto il tema attualissimo, sotto tanti punti di vista, di aiutarmi a carpire quale fu il sentimento che permise all’idea di partorirsi.
Ebbene, tutto inizia circa 7 anni fa, quando dopo tanti anni il Gianfrancesco rincontrò il Prof. Angelone, suo compagno di adolescenza che gli parlò della ricerca che stava facendo sul territorio, in relazione alla seconda guerra mondiale. Parlando del suo lavoro gli disse che nessuno fino a quel momento aveva posto l’accento sulla parentesi storica di riferimento. Così come nessuno aveva dato il giusto peso alla enorme ingiustizia subita all’epoca, se non piccoli accenni in alcuni documentari degli anni 60 e 70 che si limitavano allo sbarco di Salerno, le 4 giornate di Napoli, pochissimo su quanto successo tra Napoli e Cassino. Da questa riflessione è quindi partito tutto, da un desiderio di eco a riguardo, mai bilanciato fino ad oggi, mai evidenziato e compreso, iniziando a realizzare un documentario per la tv che si è successivamente trasformato in un film per il cinema.
Ne consegue un lavoro mai fatto da altri in cui il sentimento che c’è dietro è dare luce e sfogo non solo alla ferocia nazista ma al riscatto di chi non si è sottomesso alle imposizioni della stessa.
Andando in giro per intervistare i testimoni, accogliendo e trascrivendo storie alquanto terribili ma ricche di dignità, il desiderio di fare giustizia nei confronti delle vittime è aumentato di giorno in giorno, rivela il regista, perché c’era molto di più dietro tutte “quelle” storie terribili, schegge scintillanti piene di dignità e audacia.
Questa fetta di storia attualmente ha bisogno di essere raccontata, quindi avendo potuto toccare con mano attraverso i testimoni ancora in vita, un “passato attuale” che ancora oggi rivendica il suo valore, ascoltare senza intermediari tutte le storie che sono poi diventate lo scheletro ed il cuore del film, chiedo perché ha necessità di essere raccontato questo lembo di storia. Per due motivi storici ed uno etico legato alla contemporaneità, mi risponde. Al momento storico che sta vivendo il mondo adesso ed al fatto che quando si parla di stragi naziste in Italia si è sempre diffuso tutto ciò che è avvenuto da Roma in su, invece questo film è stato un motivo per focalizzare l’attenzione su tutto quello che invece è avvenuto da Roma in giù. Ciò è importantissimo anche se con numeri non comparabili a quello che succede ad esempio in Emilia Romagna piuttosto che in Toscana o in Lombardia con numeri, appunto, non equiparabili perché parliamo di unità ben più alte. A dispetto della conta però la cosa importante è che le stragi naziste avvenute nel casertano ed in tutto il territorio che va dalla provincia del nord di Napoli fino a Cassino è molto importante perché aiuta a comprendere bene quel che succede dopo. Fotografa il momento in cui i tedeschi da alleati diventano nemici e man mano tutto il processo che trasforma l’occupazione del Paese. L’occupazione in cui i tedeschi iniziano a riversare sulla popolazione una serie di ordinanze terribili che costringono la popolazione non solo alla fame, agli stenti ma a scappare dalle case, a rifugiarsi nelle caverne, riducendola in uno stato larvale.

Questo è importante perché ci fa capire da dove tutto è iniziato. Quindi, motivo storico in relazione alle stragi e poi in relazione alla resistenza, altro totem mai toccato dalla storiografia ma anche dalle istituzioni, dalla politica: le stragi e la resistenza sono concetti collegabili solo ed esclusivamente alle bande partigiane, ad atti di resistenza dove alle spalle c’era la cabina di regia dei grandi partiti politici di massa quindi parliamo appunto della resistenza con la ‘R’ maiuscola. E’chiaro che quello che succede nel casertano non è comparabile perché sono fenomeni diversi però vale lo stesso principio di far capire dove tutto ha avuto inizio: quando è stato il momento in cui le popolazioni hanno iniziato a concepire l’idea di non doversi sottomettere ai tedeschi. Tutto questo è partito da lì, dal casertano. Nel senso che noi parliamo del ‘43 ma i primi episodi esistenziali avvengono al netto delle fosse Ardeatine quindi quasi un anno prima, una parentesi temporale in cui c’erano dei disperati, gente costretta con le spalle al muro perché affamata, cacciata dalle case e costretta a vivere come animali randagi nelle grotte , deportati in Germania e quant’altro, persone che però si ribellano. Quindi è un fenomeno molto più piccolo, con una entità diversa ma importante. Se lo si vuole collegare ai nostri tempi, il terzo tema è chiaramente il film come un monito anche contro la violenza della guerra. Sembra una constatazione banale perché è talmente evidente che la guerra sia una cosa che va stigmatizzata e contrastata ma da quel che si ascolta attraverso tv e giornali, per alcuni non è ancora cosi evidente.
Le persone del posto hanno anche rischiato la vita per poter fare in modo che la popolazione perseguitata dell’epoca non trovasse la morte, era doveroso puntare i riflettori su uno squarcio di storia che ha decisamente tanto da raccontare.

Ricordiamo che “Terra Bruciata”, film-documentario prodotto da Mediacontents Srl, è stato inserito nel cartellone del “Festival dei Due Mondi” di Spoleto e la presentazione è in programma il prossimo 8 luglio presso il Cinema Sala Pegasus, ha vinto il prestigioso “Oniros Film Award” nella categoria “Miglior Documentario 2018”. Contributi determinanti sono arrivati: dalla “Comunità Montana Monte Santa Croce” e dal suo presidente Alberico Di Salvo che ha assistito la produzione sin dagli esordi del progetto, dai comuni di Pietravairano, Teano, Bellona, Presenzano, Vairano Patenora. La Fondazione “Parco della Memoria Storica” e i Comuni di San Pietro Infine e Mignano Monte Lungo hanno fornito invece le location e la logistica. Altri comuni, che inizialmente hanno mostrato interesse, al momento non hanno confermato la loro adesione.
Ad ottobre, “Terra Bruciata”, iscritto a tanti festival, in occasione degli ottanta anni dalla promulgazione delle leggi raziali fasciste contro gli ebrei ritorna in sala con il supporto delle comunità ebraiche di Napoli, Roma e Milano e man mano anche di altre città.
Inoltre il film riparte con il piano dei laboratori con le scuole, con la possibilità di prenotare l’occasione di vedere il docufilm nelle sale cinematografiche casertane.
Un consiglio del regista per i ragazzi che desiderano intraprendere la strada del cinema è mai dimenticare la fondamentale impronta formativa dello studio, anche di argomenti apparentemente lontani dal mondo cinematografico perché tutto si ricollega al cinema ed al suo moto. Sensibilità, voglia e passione per il cinema con in tasca ed in testa l’obiettivo di partire magari raccontando piccole storie, fare squadra con amici e ragazzi per confrontarsi e darsi da fare, industriandosi portando alla nascita di un capolavoro come terra bruciata.
Un’opera che non miri solo alla indiscussa approvazione dei media ma che lasci una traccia di innovazione e coesione sociale, una costruttiva elaborazione del giusto e del vero che vince sul consumismo e sull’effimero che dilaga e ostenta nella società attuale.
Uno dei messaggi che a mio avviso potrebbe congiungersi al filo conduttore del docufilm è che si deve combattere l’odio, un odio intrinseco alla rabbia che oggi più che mai deborda tra gli esempi di cronaca, sentimenti negativi che tanti covano dentro, mentre fuori cercano il pretesto in nome degli stessi. Siamo in un momento storico molto delicato, alcune parole sembrano essere stupide ma non lo sono quindi il lavoro che è stato fatto dal regista Luca Gianfrancesco sarebbe utile distribuirlo anche nelle scuole, affinché sia spunto di riflessione, così il film di forte struttura, diventi una carica di contenuti istruttivi capace di far veicolare il pensiero del film stesso.

 

LEGGI ANCHE:

Caserta. ‘Terra Bruciata – Scorched Earth’: al Duel Village conferenza stampa e proiezione con regista e cast

Piedimonte Matese. ‘Terra Bruciata!’, stasera al Cotton Movie nuova proiezione col cast

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Open