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Tommaso Scalera, l’uomo che “inventò” l’Alto Casertano

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In questi mesi ho conosciuto la storia di Tommaso Scalera grazie ai racconti del nipote Thomas Scalera, che dopo tante insistenze ha deciso condividermi alcuni gelosi ricordi perché la storia di questo protagonista, uno dei tanti probabilmente di un Paese volto alla rinascita e allo sviluppo del territorio, fosse nota perché sia non solo un vanto per la famiglia soprattutto uno sprono per le nuove generazioni. Si racconta la storia di Tommaso Scalera, perché rappresenta, con la sua storia di vita, quella microstoria di cui è fatto la macrostoria che alla fine è la vera Storia del nostro Paese.

La foto del primo matrimonio di Tommaso Scalera

Il motivo per cui si racconta la storia di Tommaso Scalera è perché la sia vita, la sua attività è stata determinante per lo sviluppo dell’area in cui ha operato ( Alto Casertano, area incentrata su Vairano Patenora), perché era vicino alla strada principale dell’epoca (non c’era autostrada), vicino all’importante snodo ferroviario a cavallo tra Lazio, Campania e Molise.

Il ramo della famiglia si è trasferita a Campagnola (piccolo paesello del nord della Campania che ricorda la sua famiglia con una strada ), frazione di Marzano Appio, nella seconda metà del settecento è l’artefice di questo ramo di famiglia, proveniente da Maddaloni, che qui prese alloggio fu Carlo Scalera (nato nel marzo del 1786) (Sposò Cecilia Vessella dalla quale ebbe diversi figli. Tra questi Vincenzo nel 1808 che a sua volta, nel 1830 sposò una Terranova).

Tommaso Scalera rappresenta la quarta generazione di questa nuova ramificazione, infatti, Carlo ebbe un figlio che si chiamava Vincenzo (almeno un altro che si chiamava Francesco). A sua volta Vincenzo (di Vincenzo, purtroppo, sappiamo poco) ebbe il figlio Michele (Michele nacque nel 1864 e ebbe altri 3 figli Michele morto alla nascita, Caterina, Candida). A sua volta Michele sposò Caterina De Sarro ed ebbe una serie di figli tra cui Tommaso (1894 – 1964) (Antonio (1890, emigrato in USA, morto in un incidente stradale negli anni 30, Giovanni (vissuto fino agli anni 70) e Alfredo (1902-1972), Vincenza Giuseppa Scalera (1897-1970) Giuseppe Scalera (1884 – ), Tommaso Scalera (1884 – morto infante), Maria Grazia Scalera (1888 – 1974), Marianna Scalera (1892 – )

Andando più nel dettaglio la vita di Tommaso si sviluppa con la licenza elemantare, anche se all’epoca mostrava già una grande sveltezza e brillantezza di mente. Visse in una famiglia numerosa, 2 fratelli emigrarono negli stati uniti e lui e Alfredo, Maria Grazia, Peppino (Giuseppe).

È importante secondo me contestualizzare il tipo di vita sociale e familiare che condussero anche evidenziando gli stenti i sacrifici e gli aneddoti dell’intero nucleo familiare.

Tommaso Scalera, in divisa della Prima Guerra Mondiale

Tommaso nasce il 22 ottobre del 1894 e ben presto si separa dai suoi fratelli più grandi Antonio e Giovanni. Infatti, questi vengono spediti negli Stati Uniti nel 1907. I parenti (figli e nipoti) del nostro Tommaso incontreranno i cugini di secondo e terzo grado nel 1986 in occasione si una visita a Providence.

Tommaso resta in Italia, fa soldato dal 1916 al 1918 presso il fronte orientale a Vittorio Veneto con il grado di caporale (guadagnato il durante la disfatta di Caporetto il 24 ottobre 1917). Nella seconda guerra mondiale partecipò alla campagna di Russia, una completa disfatta, dalla quale tornò molto segnato.

A cavallo tra le due guerre, all’incirca intorno agli anni ’20, poco più che ventenne, Tommaso, continua con l’azienda di famiglia che inizialmente si occupa di legname nel senso che si occupa di tagliare i castagneti dell’alto casertano e vende la legna tagliata alle famiglie o comunque a chi necessitava di tale materiale da Marzano Appio sia verso la zona di Tora e Piccilli e Vairano Patenora sia verso e a Sessa Aurunca , e tutti i comuni intermedi, il legname veniva venduto in tutta la provincia.

Successivamente, dagli anni 30 , l’azienda oltre ad occuparsi del taglio e vendita della legna si occupa anche di commercio frutta, ciliege, castagne (che sono l’attività primaria), cetrioli, fragole, pesche, mele, etc. L’azienda oltre a vedere l’impiego e il lavoro di Tommaso vede anche il lavoro del fratello Alfredo.

La sede della azienda è sempre in Campagnola di Marzano Appio.

Intanto a metà degli anni ’30 Tommaso si rende conto delle potenzialità di Vairano Scalo, frazione di Vairano Patenora, perché c’è la stazione ferroviaria, c’è un importante scalo merci. Il territorio offre un quadrivio che nel mondo pre-autostrade è lo snodo più importante del meridione, con una strada che porta a Napoli e a tutte le località del sud ed ancora un’altra strada che porta all’Abruzzo e Molise verso l’Adriatico. Occasione e snodo per il meridione, in quel periodo, unica quanto mai opportunità per transitare dall’area tirrena a quella adriatica. Del resto Variano Patenora erano nota come “la porta del Sud” proprio per questa eccezionalità e proprio perché per tanti il meridione iniziava in quest’area.

L’azienda era una ditta individuale “Tommaso Scalera – commercio frutta” (Dopo la sua morte sarà divisa tra gli eredi di Tommaso e quelli di Alfredo, e l’azienda si divide, e si dividono anche le tante proprietà).

A questo punto nel 1933 decide di acquistare tutto l’ex taverna che insiste sul Quadrivio della Catena, occupata già da un Pastificio (il Pastificio Belli) trasferire qui nel territorio vairanese la sua attività e acquista un pezzo importante di territorio nella località nota come “taverna Catena” o “taverna della Catena” luogo di grande importanza storica perché palcoscenico del famoso incontro di Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi1.

L’acquisto viene fatto con il passaggio della proprietà dal Pasquale del Pezzo duca di Caianello (proprietario di tutta l’area e la struttura) che ad inizio novecento è Rettore dell’Università di Napoli.

L’acquisto consiste in una grande fetta del fabbricato, in particolare quella che va dal lato destro della chiesa della Madonna del Carmine fino all’incrocio tra la Casilina e la strada statale venafrana.

Quando l’attività di taglio e vendita della legna si passa anche all’attività ortofrutticola (la più grande collaborazione dell’azienda Scalera fu quella che durò fino all’inizio degli anni 70 con i Carapelli, famosi produttori d’olio, forse il più pregiato prodotto italiano che, ancora oggi, è leader del mercato.

Per le sue aziende Tommaso ebbe tanti collaboratori ma, di fatto, l’azienda fu gestita sempre da lui fino alla sua morte.

A “Taverna della Catena” con l’enorme spazio si può lavorare una grande varietà di prodotti ortofrutticoli, non solo data la centralità della organizzazione dei prodotti e la logistica favorevole per gli smistamenti si ha una efficienza dei trasporti su gomma che con le strade a portata di mano riducono ed efficientizzano i tempi e i modi della consegna dei prodotti ortofrutticoli stessi.

Le nuove strade di comunicazione a disposizione e la strada ferrata consentiva la consegna in ogni parte d’Italia ampliando così l’azienda e facendola diventare di grandi dimensioni e importanza.

Tutta la zona da piccolo centro contadino si sviluppa notevolmente stante anche l’occupazione di centinaia di persone, a maggior ragione nelle periodi estivi o comunque fasi stagionali di lavorazione dei prodotti. L’azienda di Tommaso Scalera dà un forte contributo alla crescita demografica e urbanistica nell’area circostante la “Taverna della Catena”.

C’è tanto lavoro, c’è da lavorare ciliegie, castagne, cetrioli, pesche, mele e tutto quello che produceva il territorio e l’arco lavorativo ortofrutticolo comprendeva in quella area territoriale. Va detto però che l’elemento di punta è la castagna che è il prodotto tipico della zona.

Intanto si ha il secondo conflitto bellico mondiale e Variano Patenora, o comunque l’area afferente l’azienda, che aveva già visto un certo sviluppo come accennato, si vede destinataria di nuovi sfollati da Mignano Montelungo, da Cassino e altre zone bombardate dalla guerra, i quali si ritrovarono a Vairano e le condizioni favorevoli ed economiche dell’azienda Scalera gli fornirono l’opportunità per sopravvivere e ricominciare da capo. Da qui nasce di fatto la frazione Vairano Scalo, grazie alla presenza e all’attività, al benessere, alle opportunità portate da Tommaso Scalera. Viene creato un flusso economico che rende autonoma l’area.

L’idea brillante di Tommaso Scalera fu quella di mettere a frutto la liquidità dell’azienda con la partecipazione alla nascente filiale della “Banca Cooperativa Nicolò Monforte”2, banca locale, molto diffusa nell’alto casertano, che con il tempo è entrata a far parte della Banca di Ancona dal 1990 entrando poi nel 2007 a far parte del circuito Ubi Banca. Tommaso si prese in concessione la gestione della filiale aprendola nei locali messi a disposizione nella centrale piazza Unità d’Italia. La presenza dell’agenzia bancaria fece fare passi giganteschi ed è stata determinante nella fioritura delle attività della zona. Questa prima banca fa si che il territorio inizi a diventare commercialmente rilevante come area. Si sviluppano attività inizialmente collegate all’azienda principale della zona, cioè a quella di Tommaso Scalera, come ditte di trasporti, ditte di trasformazione o di raccolta dei prodotti ortofrutticoli, che costituiscono un indotto sempre crescente e crescono grazie alla liquidità dell’azienda che dà loro lavoro o attraverso la liquidità della banca che era sempre gestita e di proprietà di Tommaso Scalera. Questo fa si che nel decennio del boom economico degli anni ’60 l’area diventa una zona economicamente rilevante e “faro” per il territorio circostante.

Sempre nei locali della “Taverna” Tommaso mette a disposizione delle aziende del territorio, e di chi ne ha bisogno, un’altra importante risorsa ovvero il Consorzio Agrario, ovvero il primo Consorzio Agrario di Vairano Patenora nel 1962. Un’occasione importantissima per gli agricoltori dell’area.

Proprio sul finire degli anni ’60 con la morte di Tommaso avvenuta il 7 aprile del 1964 . E nei primi anni a seguire, con gli inizi degli anni ’70 in modo piuttosto radicale, andò finendo il trentennio di crescita e fioritura determinato dalla lungimiranza ed impegno di Tommaso Scalera.

In effetti, in esito alla morte ci furono scelte poi con il tempo rivelatesi non propizie. La guida dell’azienda intanto era passata al figlio Pasquale, che non concordava nelle scelte di guida delle attività con il fratello di Tommaso, Alfredo. Da qui si giunse alla decisione di dividere l’azienda madre in diversi tronconi, E cioè la parte di Tommaso a Pasquale, il resto ai figli di Alfredo e cioè Vincenzo, Michele, Rodolfo.

In effetti fino a circa gli anni ’80 le diverse ramificazioni hanno determinato una leadership territoriale delle aziende frutto dell’intraprendenza di Tommaso ma non più tale da poter determinare gli assetti del territorio ed oltre in linea con il percorso di Tommaso.

Negli anni ’80 poi nasce la mega cooperativa “Demscam Srl Import-Export” con sede a Conca della Campania, a nord di Vairano, che si occupa di raccolta e distribuzione di prodotti ortofrutticoli anche se non ha più il potere egemonico dell’azienda guidata da Tommaso Scalera.

Nel tempo la banca si ingrandì e nel 1966 gli eredi di Tommaso la cedettero, cosa che accade nel 69 anche per il consorzio agrario.

Andrebbe condotto uno studio su l’impatto l’organizzazione e l’effetto determinato dall’azienda Tommaso Scalera dagli anni ’40 a tutti gli anni ’60 per organizzazione, veduta e metodi d’intervento alla dello spaccato spazio temporale che la ha vista operante. Da qui determinare a maggior ragione la sua azione per la nascita di un territorio che da spoglio dal punto di vista umano divenne un piccola cittadina ricca di persone, attività e indotto attorno all’azienda, alla banca e al consorzio.

Ciò anche perché coloro i quali lo hanno conosciuto, ricordano Tommaso a distanza di 55 anni della morte come una persona brillante, sveglia, intelligente che aveva avuto la lungimiranza di capire che il quadrivio “della catena”, già scelto da Vittorio Emanuele II e da Giuseppe Garibaldi per incontrarsi e dare il via all’Unità d’Italia poi, era un fulcro fondamentale del commercio di tutto il territorio dell’alto casertano.

Una curiosità:

Tommaso aveva un cugino di nome Michele, che era figlio di Giuseppe, fratello di Michele (padre di Tommaso) e fu il fondatore della Scalera films la più grande azienda di produzione cinematografica italiana della prima metà del 900. I due si sono incontrati solo una volta quando Totò, nel 1951, rimase in panne con la sua macchina, insieme a Fernandel, proprio al quadrivio della Catena. L’intera popolazione si adoperò per aiutarlo e farlo ripartire.

Nel 1952, quando venne prodotto Totò a Colori, di cui Michele Scalera era coproduttore, la cittadina da cui Totò parte alla volta di Milano viene chiamata Caianello (negli anni 50 Caianello era il nome che veniva usato anche per Vairano Scalo). Tommaso fu invitato alla prima, al cinema, dal cugino. Le vicissitudini economiche, poi, della Scalera Film, costrinsero Michele a trasferirsi negli USA e i due non si videro mai più.

Tommaso si sposò 2 volte, la prima volta con Michelina Loffredo, dalla quale ebbe il primogenito Pasquale Scalera (30 giugno 1915 – 29 maggio 1994). (si sposerà se si con Anna Rossi e avrà 4 figli: Tommaso, Franco, Michela e Antonio)

Restò vedovo e risposò in seconde nozze Giuseppina Mina (Torino, 1/3/1913 – Vairano Patenora 31/10/1972), figlia di un ufficiale piemontese che era di stanza a Napoli durante la seconda guerra mondiale da cui, nel 1950 ebbe Ubaldo (2 luglio 1950), che ha sposato Liberina Rozzi (11/11/1950) genererà Thomas (19/05/ 1974), Moreno (30/12/1978) e Andrea (17/09/1980).

Articolo e ricerche di Michele Schioppa

1 Nello stesso luogo, nella taverna, in epoca fascista venne rinchiuso anche il politico, filosofo, politologo, giornalista, linguista e critico letterario italiano comunista Antonio Sebastiano Francesco Gramsci.

2 La Banca fu costituita il 5 aprile 1899 a Pietramelara, con sede centrale, da tredici personalità di diversa estrazione sociale.

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