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Ufficio urbanistica e malavita

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E’ di pochi giorni fa la notizia, certa, del coinvolgimento dell’ufficio urbanistica con la criminalità organizzata, tramite la mediazione di dipendenti e dirigenti consenzienti che, anche a volte “costretti”, avallavano operazioni per veicolare e indirizzare i pubblici appalti verso l’affidamento a ditte riconducibili senza ombra di dubbio alle cosche locali. Dal 2013 si erano accesi i riflettori su dinamiche poco chiare che, con l’aiuto di collaboratori interni al Comune stesso, sono risultate poi inconfutabilmente vere. I carabinieri del Ros hanno accertato per la prima volta una presenza significativa, importante, di quelle che non passano di certo inosservate, di una cellula con interessi negli appalti pubblici, nell’acquisizione di immobili da adibire ad alloggi popolari, nonché in corse clandestine di cavalli e scommesse. Scommesse che vedevano un massiccio coinvolgimento di centri scommesse della città. Oltre ad avere contatti diretti all’interno dell’Ente comunale, la cosca poteva contare anche di informatori all’interno di polizia e Procura. Secondo la Dda della Procura sarebbero “tutti connessi a un disegno di gestione di interessi economici illeciti, contrassegnati da riservatezza e reciproca affidabilità”. Stupore ma non troppo in città, che si aspettava,e in parte sperava,da un momento all’altro questo epilogo: troppe infatti sono state le operazioni poco chiare avvicendatesi negli ultimi tempi al Municipio. Il bilancio, forse ancora provvisorio per espressa volontà di continuare le indagini su eventuali altre ramificazioni illecite, è di trenta persone, tra arrestati e con obbligo di dimora e firma. Il blitz è scattato per associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, estorsione, corruzione, trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti, esercizio abusivo dell’attività di giochi e scommesse, riciclaggio e reati in materia di armi. Il tutto quasi contemporaneamente nelle province di Messina, Catania, Siracusa,Milano e Torino con il coordinamento del procuratore aggiunto Sebastiano Ardita. Un duro colpo al clan Santapaola, che vedeva nelle persone di Francesco e Vincenzo Romeo, cognato e nipote del boss Nitto Santapaola, i vertici della cellula stessa. Auspicabili e doverose altre indagini mirate.

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