CronacaNewsUna di meno

‘Una di meno’, il coraggio di una “Santa”

La terribile storia di Santa Scorese nella Bari di fine anni ’60

Per lei la Chiesa ha avviato un processo di beatificazione

Santa Scorese nasceva a Bari il 6 febbraio del 1968. Era una giovane ragazza di 23 anni con una grande vitalità e tanta gioia nel cuore. Nella sua breve vita aveva fatto scelte “diverse” da quelle dei suoi coetanei. Era molto religiosa e vicina alla chiesa, questo l’aveva portata a scegliere Dio come suo compagno di vita. Da tempo però la sua serenità era turbata dalla presenza di un uomo che continuava a stalkerare Santa.

Giuseppe, questo il nome del carnefice, era ossessionato da lei. L’aveva vista a Bari durante una funzione ecclesiastica e si era da subito invaghito di lei. Non aveva l’aspetto cattivo ma poco dopo aveva iniziato con telefonate oscene e lettere passionali che spaventavano la ragazza. Aveva già seguito altre donne ma con lei era diverso, aveva una vera e propria fissa.

Giuseppe la seguiva ovunque facendo sentire alla giovane la sua ingombrante presenza e il suo fiato sul collo. La paura aveva ormai occupato un posto importante nella vita di Santa. Le persecuzioni durarono per tre anni durante i quali la ragazza rischiò anche uno stupro. Una sera di febbraio, proprio il giorno del suo compleanno, la ragazza venne sorpresa in strada da Giuseppe che in pochi minuti riuscì a bloccarla a terra.

Santa aveva difficoltà a muoversi poiché l’uomo la teneva ferma facendole sentire tutto il suo peso addosso. Ma non poteva finire così e lottando con tutta la forza che aveva riuscì a liberarsi e a scappare. Il gesto sconvolse tutta la famiglia e insieme si recarono in caserma per denunciare l’uomo. Santa ne era terrorizzata ma la questione venne presa sotto gamba in questura e l’uomo non venne allontanato.

La giovane Santa Scorese

Iniziò ad uscire sempre più di rado e si faceva accompagnare dai suoi genitori per evitare spiacevoli incontri. Santa frequentava l’azione cattolica, la chiesa ed era stata anche una volontaria della croce rossa da ragazza. Amava dedicarsi al prossimo e nella fede trovava il conforto che cercava.

Aveva confessato al prete della sua chiesa che “qualsiasi cosa le fosse successa, lei aveva scelto Dio”. Giuseppe la minacciava, le diceva che l’avrebbe ammazzata se non avesse scelto di stare con lui. Santa si sentiva messa alle strette, braccata come un animale. Era diventata la presa di un uomo che non conosceva limiti e avrebbe fatto di tutto per averla.

All’epoca dei fatti nessuno usava la parola “femminicidio” e nessuno sapeva riconoscere uno “stalker“. Quelli che seguivano e perseguitano le donne  erano definiti semplicemente “malati”. Ma dei malati che nessuno aiutava e che nessuno pensava potessero diventare dei potenziali assassini.

La famiglia di Giuseppe aveva promesso di tenerlo a bada ma in seguito si venne a sapere che, oltre a somministrargli qualche goccia di calmante, non avevano fatto altro. In realtà avrebbe necessitato di cure più serie. Passarono i giorni e la vita di Santa sembrava essere diventata un incubo dal quale non sapeva più uscire.

La donna fu vittima di un efferatissimo femminicidio

Nonostante la paura però, non aveva abbandonato mai la chiesa né il suo impegno verso il prossimo. La triste storia di Santa Scorese si conclude una sera del 16 marzo del 1991. Quella sera tornò a casa da sola dopo una riunione dell’azione cattolica e stranamente arrivò sana e salva. Ma era proprio lì, sotto il suo portone, che l’assassino la sorprese. Suonò il citofono mentre alle sue spalle si consumava la tragedia.

Una fredda lama le lacerò le giovani carni, 14 coltellate ben assestate che la ridussero in fin di vita. Inutile la corsa in ospedale dove Santa morì poco dopo. Sulle sue labbra le ultime parole di perdono per il suo assassino. Il suo ultimo gesto sconvolse tutti e fece capire ancora una volta che aveva un cuore immenso.

Una tragedia che poteva essere evitata e Santa poteva salvarsi se solo non ci fosse stata tanta ignoranza e tanta indifferenza. Invece il suo destino, scritto dalle mani di uno psicopatico, era quello di giacere morta a soli 23 anni. Il suo assassino venne trasferito in un ospedale psichiatrico di Aversa e nessuno ha mai chiesto perdono per aver sottovalutato la vicenda né ai suoi genitori per aver subito un dolore tanto grande né a Santa che è stata costretta a rinunciare alla sua vita.

La vita della Scorese non è rimasta indifferente alla chiesa né il perdono per il suo assassino e la sua vocazione a Dio, tanto da iniziare per lei un processo di beatificazione. La maggior parte dei femminicidi potrebbero essere evitati se solo le vittime venissero protette e ascoltate. Questa storia è la dimostrazione di come l’indifferenza può uccidere.

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Valentina Pinelli
Classe 86 vive a Vairano Patenora ha collaborato per 10 anni con un quotidiano campano. Ama scrivere romanzi, leggere e stare a contatto con la natura.

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