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Una di meno. La violenza sulle donne ai tempi del Covid

La violenza sulle donne ai tempi dell’emergenza sanitaria di Coronavirus

L’emergenza generata dall’epidemia di Coronavirus ha aumentato il rischio di violenza sulle donne, poiché molto spesso la violenza avviene, purtroppo ,all’interno del proprio nucleo familiare.

Le disposizioni normative, in materia di distanziamento sociale che sono state  introdotte per contenere la diffusione del contagio si sono rivelate, inoltre, un altro elemento molto negativo per l’accoglienza delle vittime, che viene in qualche modo ostacolata da tali disposizioni.

Sono 91 le vittime finora registrate nel 2020, ma la situazione attuale non è sicuramente delle migliori e non scongiura il rischio che le vittime possano aumentare nel corso di questo periodo di isolamento domiciliare, a cui siamo sottoposti a causa del Covid.

Infatti è proprio tra le quattro mura di casa che si consumano le peggiori violenze, spesso anche davanti ai figli. Succede quando l’uomo va sotto pressione, che scarica le sue insofferenze e le sue difficoltà sulla partner. E non sempre può finire bene.

L’uomo che già si è dimostrato violento, solitamente non è in grado di sopportare uno stress psicologico significativo e per questo motivo tende a trovare il “capro espiatorio”, in sua moglie, la sua donna, la sua compagna, che spesso è anche la madre dei suoi figli, e che nei casi estremi, è sacrificata dall’uomo, proprio come negli antichi riti che prevedevano il sacrificio della vittima. Forse perché l’uomo tende a caricare la donna dei suoi fallimenti e vigliaccamente poi, cerca di liberarsene. Un serio problema culturale ancora troppo forte. Una mentalità perversa ancora dominante, che riduce la donna ad un oggetto di proprietà dell’uomo.

Il primo segnale di allarme, da tenere sotto controllo è quando l’uomo non riesce a controllare le proprie reazioni.

E’ così che ci si avvia ad un crescendo di violenza.

Il primo schiaffo, il primo smartphone rotto, il primo ordine inflitto alla donna, porteranno ad un susseguirsi di violenze che è bene fermare in tempo. Prima che possa accadere l’irreparabile.

La situazione del femminicidio è seria e preoccupante già da anni in Italia. E potrebbe subire un ulteriore incremento data l’attuale emergenza Coronavirus, non ancora terminata.

Donne che già vivevano una condizione pesante o pericolosa, si ritrovano ora a stare rinchiuse sotto lo stesso tetto, con la persona che infligge loro umiliazioni e violenza. E magari non possono lasciarla, perché non sanno dove andare, perché non hanno un’indipendenza economica, perché dipendono dal partner o perché cercano di salvaguardare la famiglia per il bene dei propri figli. 

E’ sempre opportuno denunciare situazioni pericolose in un momento così delicato.

La lotta alla violenza sulle donne non si è mai fermata durante i mesi della pandemia in corso. Il numero 1522 anti violenza e stalking, i centri antiviolenza e le case rifugio sono sempre rimasti attivi, nel rispetto delle prescrizioni igienico-sanitarie previste.

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Valentina Pinelli

Annamena Mastroianni

Demelza Marotta
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Demelza Marotta
Giornalista pubblicista e Vice Direttrice di V-News.it. Laureata in Scienze della Comunicazione presso "La Sapienza" Roma, con indirizzo Comunicazioni di massa. Esperta in comunicazione istituzionale e gestione delle pagine social. Solare, dinamica e determinata

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