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Caserta. Caporale si dichiara malato per festeggiare l’amico all’addio al celibato

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Il ragazzo è stato inchiodato dalle foto su Facebook

Il Caporale rischia una condanna di 2 anni per reclusione militare

CASERTA. Una notizia che da ieri sta ancora facendo scalpore. La testata giornalistica online ‘Casertanews’ ieri ha specificato l’accaduto indecoroso, http://www.casertanews.it/cronaca/caporale-finto-malato-addio-celibato-caserta.htmlfbclid=IwAR3HsFHRYAEMLBvBQSojAbZWw75fUfj9Npr0S3ZMKEsodRJipdIOCgMdNPY spiegando attentamente tutta la versione dei fatti. Si era dichiarato malato rimanendo a letto in preda a dolori lancinanti e capogiri ma ahinoi era a fare festa in uno dei locali della movida nella città di Caserta, https://www.v-news.it/caserta-la-movida-ha-il-suo-happy-hour-gay-friendly/ all’addio al celibato dell’amico. Per questa situazione indecorosa un caporale maggiore dell’Esercito è stato condannato dal tribunale militare della città di Verona https://www.v-news.it/verona-strage-bus-ungherese-szendrei-autorita-non-sono-intervenute-in-modo-efficace/ a 2 anni ed 1 mese di totale reclusione militare per ripetuti episodi di assenteismo. Secondo quanto espresso dai giudici il soldato avrebbe documentato di avere delle patologie attraverso certificati medici per giustificare la sua totale assenza dal servizio. Ma invece del letto preferiva il divertimento. Un piano “perfetto” se non avesse postato clamorosamente alcune foto su Facebook che lo ritraevano in “atteggiamenti non compatibili con le patologie certificate”, riferiscono da ieri le agenzie di stampa.  

Il sottufficiale, inoltre, dopo essersi più volte sottratto all’ordine di recarsi presso le competenti Commissioni Mediche Ospedaliere militari, alla fine era stato completamente giudicato “idoneo al servizio”. Tuttavia, non si era ripresentato al lavoro trasmettendo ulteriori certificati rilasciati da medici privati, a cui aveva taciuto di essere stato valutato idoneo dall’autorità sanitaria militare. Tra gli elementi prodotti dall’uomo tre certificati medici (datati 11, 12 e 22 maggio 2016) attestanti una patologia invalidante (sindrome vertiginosa), “incompatibile – si legge nella sentenza – con le attività poste in essere nel medesimo periodo (in particolare, si spostava nella città di Caserta, per recarsi dapprima in un locale per festeggiare l’addio al celibato di un amico, e poi, il giorno successivo, nei luoghi dove si svolgeva la cerimonia di nozze)”. 

Al militare, recidivo, oggi non è stata concessa la sospensione condizionale della pena.

(ANSA)

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