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Usa-Onu: dopo la “minaccia”, l’azione; nevrosi statunitense, tagli economici e nuove intimidazioni al mondo intero

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La minaccia yankee c’era stata, per nome e per conto dell’ambasciatrice americana all’Onu Nikki Haley, ed è diventata realtà. Un taglio di ben 285 milioni di dollari è stato annunciato da parte degli Stati Uniti d’America che, sempre in merito alla “generosità” statunitense, sembra voler farla pagare 128 Paesi che hanno votato all’assemblea delle Onu contro la risoluzione di Trump di strappare la sede dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. “L’inefficienza e le spese facili delle Onu sono cose ben note”, sono le parole dell’ambasciatrice Nikki Haley, che spiega come “noi non consentiremo più che la generosità del popolo americano sia sfruttata”. Va sottolineata come già prima del voto l’ambasciatrice imperialista avesse minacciato senza mezzi termini e con un’arroganza senza limiti, degna di una trumpiana d.o.c., tutti i suoi colleghi. Un “avvertimento” che non ha intimidito certo i vari paesi presenti all’assamblea delle Nazioni Unite che, in larghissima maggioranza, hanno votato contro la risoluzione Usa. Ed è così che il taglio di 285 milioni di dollari da minaccia diventa realtà. Un taglio “amaro”, soprattutto se considerato in quale giorno cade la notizia. D’altronde si sa, con gli Usa si è abituati a questo ed altro. I nostri cari “padroni” del mondo non hanno mai mostrato scrupoli ma solo e sempre “muscoli” ed armi, sia nelle varie invasioni imperialiste in medio oriente e in Asia soprattutto, sia nelle scelte economiche e politiche. Ed ecco che la prima “rappresaglia” yankee prende forma. Un taglio che inciderà senz’altro e non poco sulle azioni “sociali” delle Onu. Infatti, considerando che nell’anno fiscale 2016\2017 l’ammontare totale del bilancio era di 5,4 miliardi di dollari, un taglio di circa 300 milioni di dollari non passerà certo inosservato e senza conseguenze. Non si tratta dunque solo di un “gesto simbolico”, come qualcuno ha voluto definirlo, ma di una vera e propria azione di forza, conseguenza di un voto che si credeva poter influenzare, appunto, con questo tipo di minaccia. Solo 8 sono stati i Paesi a votare pro-risoluzione, tra cui, ovviamente, Israele. Ieri anche il Guatemala, che conta sulla “generosità” degli investimenti Usa, si è accodato agli 8 paesi in modo informale. In questa dittatura mondiale risulta difficile poter parlare di geopolitica in maniera libera, senza rischiare rappresaglie Usa. “L’Onu, la Nato … la civiltà! Bella la vita dentro un catino, bersaglio mobile di ogni cecchino …” !

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