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Usura detestabile

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Parlare di interessi economici, nel secolo attuale, è faccenda gravosa, a volte complicata, altre addirittura fuori dai limiti della legalità o, peggio, legalmente giustificata (in linea con il concetto di azzardo morale) da una sorta di compromesso che affonda le sue radici in una legislatura internazionale spesso ambigua.

Proprio in tale ambiguità è possibile trovare il concetto (e non solo la teoria, ma soprattutto la pratica) di debito detestabile. Andiamo per ordine. Quando uno Stato contrae un debito (con altri Stati, con organismi economici misti, con consorziati di lobby, etc… etc…), si vincola a pagarne gli interessi fino a quando non restituirà il debito stesso, esattamente come funziona per l’usura spicciola, quella illegale, da strada, quella senza regole scritte, per intenderci. Tali interessi, negli anni, possono diventare anche superiori al debito contratto inizialmente, in un gioco di potere che è appannaggio delle elites mondiali di dominio e controllo: quelle pochissime famiglie che gestiscono e controllano (quasi sempre d’accordo tra loro) l’evoluzione della geografia, della finanza e dei regimi degli Stati (non più sovrani). Esiste però l’opportunità di detestare tale debito. Nel senso di rifiutare il suo pagamento, annullandolo. Ne troviamo una prima circostanza storica proprio da parte dei padroni mondiali della nostra era: gli Stati Uniti d’America. Nel 1898, vincitori nel conflitto ispano-cubano, nell’annettere Cuba, gli Usa rifiutarono di pagare il debito contratto dagli isolani con il regime coloniale spagnolo. Questa circostanza è praticabile quando è dimostrabile che : 1) Il Governo del Paese deve aver conseguito il debito senza la consapevolezza e il consenso dei cittadini (cosa che accade sovente), 2) Tali prestiti sono stati utilizzati per attività che non hanno portato benefici alla cittadinanza nel suo complesso (vedi salvataggio banche, compagnie aeree, automobilistiche, etc… etc…), 3) I creditori devono essere a conoscenza di tali circostanze, disinteressandosene (spesso è proprio per interessi contrari al bene collettivo che vengono elargiti prestiti). Proprio la stessa America che, in simbiosi col Fondo Monetario Internazionale e il suo sistema bancario, strangola l’Occidente intero e ogni altro Stato che entri nelle sue mire colonialiste e imperialiste, ci mostra la via d’uscita da una spada di Damocle che ci ritroviamo pendere sulla nostra testa fin dalla nascita. Un tempo si diceva nato con la camicia, oggi sarebbe più corretto dire nato indebitato. Non essendo un economista, non mi azzardo a più complicate analisi tecniche al riguardo ma, se è vero com’è vero che da tali scelte conseguono disastri e aumento della povertà globale, allora aggiungo che è doveroso, da parte di ogni cittadino, tentare l’annullamento e l’odiare tale debito, non voluto dagli stessi. Detto ciò, però, non siamo salvi da un sistema economico globale che ci rende pedine e succubi di questo atroce sistema liberista e repressivo. È doveroso indicare alternative, strade che portino finalmente alla equa distribuzione di ricchezze e opportunità, ad integrazione e sostegno non speculativi, alla libertà dell’individuo nel pieno rispetto della dignità materiale di tutti i popoli del Pianeta. Il contributo che siamo chiamati a dare è e deve essere quotidiano, perseverante, mai fazioso o subdolo. Non bastano discussioni sui massimi sistemi che a nulla portano se non a una perdita di tempo prezioso, impiegabile nello stilare nuove strategie, o ad evocarne di vecchie, mai applicate. Un assetto sociale giusto nell’uguaglianza va difeso a oltranza. Uno repressivo non può essere che combattuto. Armati di visioni concrete, dobbiamo farci carico di attuarle nel reale, pazienti nel minare un sistema marcio, lucidi nel migliorare noi stessi insieme a chi ci affianca. Affiancare e non seguire, perché dobbiamo rendere la nostra percezione stanca di credere che una lobby sia preferibile ad un’altra, solo perché può fare i nostri personalissimi e viscidi interessi, a scapito, inevitabilmente, di altri individui e popoli. Altri individui e popoli che, alla fine, hanno pari diritto di essere alla pari su questo globo rotante, chiamato Terra. Credo che uno Stato minimamente onesto dovrebbe, per prima cosa, mettere fuori legge ogni meccanismo di speculazione, ogni sistema borsistico, ogni commistione tra fondi (ed interessi) privati con l’attività pubblica. Paradossalmente ciò avviene in larga parte proprio in quegli Stati che gli Usa e l’Europa amano definire canaglia. Se diamo uno sguardo alla condizione italiana, ci accorgiamo che a un numero che non riesco a pronunciare pari a 2.279.986.235.327 di euro (debito pubblico italiano a fine 2016 n.d.r.), ne segue un altro pari a centoundicimilioni (questo lo riesco a pronunciare), equivalente al tasso di interesse che paghiamo sul succitato debito. In altre parole, essendo tale debito, con il crescere degli interessi, esponenziale e sempre in aumento nelle circostanze imposte da questa economia mondiale, riusciamo a ben comprendere che tale debito è, di fatto, materialmente, irrestituibile! Non è di certo un caso che ogniqualvolta qualche alto in grado di uno Stato voglia mettere mano all’interno della regolamentazione del flusso e dell’emissione della moneta e dei regolamenti dello scambio tra gli Stati del mondo, accada sempre qualche disgrazia, qualche incidente, qualche cosa che ne freni la volontà e, di conseguenza, l’attuazione pratica alle stesse volontà. Potremmo parlare dello stesso yankee J.F. Kennedy, di Aldo Moro, dei vari leader africani ed indiani che hanno provato a rendersi autonomi … tutti, inesorabilmente, morti ammazzati. Sarà un caso? Di certo però non è un caso il fatto che, tornando sul panorama nazionale, nel 1985, sotto il Governo Pertini (nemmeno gli ex partigiani possono credere di restare perfetti, una volta scalata la vetta di un sistema marcio!! N.d.r. Ecco perché il sistema va cambiato, in quanto non riformabile), lo Stato viene privato del controllo sulle banche. Ripeto di non essere in grado di addentarmi nei meandri di un’ analisi approfondita e tecnica delle faccende economiche, dei cavilli e delle inutili sottigliezze e terminologie, che tali questioni spesso rendono impraticabili volutamente da chi le governa, ma posso tranquillamente asserire che, lontani da una coscienza di qualsivoglia classe economica, sociale, geografica o temporale, l’unico scopo che tali lobby anelano controllare e perseverare è la totale privazione di ogni sovranità popolare. Evidenti sono le guerre destabilizzanti e senza apparenti motivi pratici, se non quelli urlati e spacciati legalmente dai media mondiali, al soldo degli stessi padroni che tale mantenimento dell’establishment avallano e perseguono. Quanto detto finora è solo una faccia di una medaglia a più volti e a più cangianti riflessi che, in linea con il mantenimento dello status quo a lei favorevole, non esita a creare circostanze e occasioni che a tale fine le pedine in gioco contribuiscono con azioni più o meno volontarie ad attuare. Torniamo, a chiosa di tutto questo prolisso chiacchierare, al concetto di azzardo morale, accennato nelle prime righe. In pratica è data la possibilità agi Stati di poter tentare investimenti anche rischiosi nell’ambito della finanza globale, tramite o in linea parallela, con investitori privati,anche in mercati non sicuri, rischiosi, come si suol dire in gergo. Tali investimenti però, se non ottengono il risultato sperato, vengono pagati dallo Stato (dal suo popolo), mentre, viceversa, se riescono, non si distribuiscono nella popolazione in pari misura di una eventuale perdita. Non aggiungo altro. Studiate voi, ora, e fatevi un’idea in merito a quanto detto. Per ciò che mi riguarda questa è solo la punta di un immenso iceberg da far sciogliere nel mare dell’ignoranza e dell’opportunismo che non consente aperture e attuazione di volontà popolari vere, dettate da consapevolezza e coscienza,volte al bene comune e generale, unico vero orizzonte e sol dell’avvenire dell’intera umanità. La cosa che più mi mette i brividi è il pensiero che, così come ci risultano le cose, sarebbe paradossalmente più conveniente chiedere un prestito a un usuraio, che non indebitarsi legalmente. Alla fine sarebbe meno odioso e detestabile il primo indebitamento che non la cessione della propria sovranità popolare. Se esiste ancora …

 

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