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Vairano. Questa sera l’omaggio a Pino Daniele al Sud Cafè: l’intervista a Salvatore Mazzella

DiThomas Scalera

Giu 23, 2016

La locandina dell'evento
La locandina dell’evento
Una serata da non perdere quella proposta dal Sud Cafè a Vairano. Si esibirà Salvatore Mazzella e “Ricomincio da 30”. Abbiamo ascoltato Salvatore in una lunga intervista dove emerge tutta la passione e l’amore per Pino Daniele che lui considera come suo “padre” musicale.

Quando e come è nata la band?

Beh, a questa domanda devo rispondere in modo un po’ “lungo” nel senso che la mia prima band è nata nel 1985, precisamente ad ottobre. Ebbi l’idea di proporre la musica di Pino Daniele perché ne rimasi folgorato sin da ragazzino, avevo 11 anni infatti, quando ascoltai (senza riuscire a vedere) il primo concerto di Pino. Feci nascere così i “Ce sta chi ce penza” la prima tribute band dedicata a Pino ma forse la prima in assoluto che proponesse la musica di un singolo artista. Il 24 febbraio del 1986 ci fu la nostra prima serata retribuita, quest’anno ho tagliato il traguardo dei 30 anni dedicati alla musica di Pino.

Chi sono i componenti della band?

In questo momento suono con due band, in effetti fino allo scorso anno avevo sempre avuto band che avevano musicisti sempre diversi; mi interessava sperimentare vari modi di suonare e vari modi di approccio alla musica di Pino, da un paio di anni mi sono invece fermato nella ricerca dei musicisti perché credo di aver trovato gli elementi giusti. Ho una band “allargata” nel senso che ho doppi musicisti per quasi tutti gli strumenti che usiamo. Per questa sera la musica sarà suonata da una band di professionisti: alle tastiere mi avvalgo della collaborazione di Pasquale Pomponio, che è un pianista, tastierista, arrangiatore ed amico fraterno, al basso ed alla batteria due new entry, Andrea Iannucci al basso e Nicolò Salis alla batteria con quali è nata quest’anno una bella collaborazione. Loro già suonavano la musica di Pino con un’altra band, ci siamo incontrati ed abbiamo iniziato questa avventura. Alla chitarra ci sarà Pasquale Limone.

Pino Daniele ha interpretato molte canzoni, cosa avete in scaletta?

Beh, proporremo una sorta di viaggio tra le musiche e le melodie del “primo” Pino Daniele, toccheremo le varie tappe della carriera di Pino, da “Ma che ho” a “I say i’ sto’ ccà”, da “Je so’ pazzo” a “Napule è” passando per “Quando” o “Nun me scuccià”, insomma, un bel viaggio nella produzione forse più bella e verace di Pino, quello che usava tanto napoletano, l’inglese ed un po’ di italiano.

Stiamo assistendo ad una crescita delle tribune band sui territori, che pensi di questo fenomeno?

Qui divento un po’ cattivo ma anche molto serio. La musica di Pino è immensa, è importante, è una musica che va suonata con il cuore, con l’amore verso l’artista, soprattutto però, la musica di Pino la deve suonare chi ha rispetto soprattutto per l’uomo e per l’artista! Ho visto gente improvvisare tribute band dedicate a Pino da quando lui è scomparso, una vera e propria forma di sciacallaggio, di una corsa alle serate, di sfruttare il momento, molti lo imitano, lo scimmiottano, qualcuno nel canto, altri esagerano imitandolo anche nel modo di parlare! La ritengo una mancanza di rispetto. Io dico che la musica di Pino è di tutti ma non per tutti, soprattutto Pino è inimitabile! Ben vengano gli omaggi ma il rispetto è fondamentale!

Come hai preso la scomparsa di Pino?

Male, molto male. Pino era per me una via da seguire, un modo di suonare, uno stile di vita, pur essendo io un cantautore (ho scritto brani miei che sono in vendita nei negozi digitali di tutto il mondo), molta farina del mio sacco deriva da quella “botta” ricevuta tra capo e collo dalla musica di Pino. Per me è come un padre, anzi, è indubbiamente il mio padre musicale, esisto grazie a lui, non avrei suonato forse se non mi fossi innamorato del suo stile. Ai funerali di Roma ai quali ho assistito ho pianto tutte le lacrime che avevo, guardavo quella bara e non potevo credere che dentro ci fosse rinchiuso lui. È stata una esperienza devastante, quando sfiorai il legno della bara mi dissi: “Mò è fernuto tutto cosa!” Decisi di non cantarlo più, poi un sogno mi fece cambiare idea…

Quale è stato secondo voi l’ album più significativo di Pino?

Domanda difficilissima! In ogni album di Pino c’è lui, sarebbe semplice e facile rispondere cose tipo “Nero a metà”, “Vai mò”, “Bella ‘mbriana”. Ci sono però album importantissimi e forse un po’ sottovalutati, ad esempio ti posso citare “Bonne soirèe” o uno degli ultimi come “La grande madre” che ritengo un’opera immensa, forse, sono il meno indicato a rispondere a questa domanda, io amo tutta la produzione di Pino.

Vuoi lasciare un messaggio a chi legge questa intervista?

L’unico messaggio che sento di lasciare è che il rispetto per Pino e per la sua famiglia deve continuare come se Pino fosse con noi, anzi, ritengo che in questo momento il rispetto debba essere addirittura superiore. Vedo troppa gente intorno a questo fenomeno che si è creato con la sua scomparsa prematura. Io canto Pino da 30 anni, l’ho interpretato in tre trasmissioni televisive in Mediaset ma non ho mai mancato di rispetto a nessuno, mi piacerebbe che tutti facessero allo stesso modo. Pino non c’è fisicamente ma spero che da dove adesso si trovi possa vedere tutto, lui condannerebbe molte cose, odiava le cose fatte “addove”.

Salvatore Mezzella si esibisce live
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Di Thomas Scalera

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