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Venticinque anni fa la mafia uccideva il giornalista Beppe Alfano

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Sono passati esattamente 25 anni da quell’8 gennaio del 1993 dove Beppe Alfano incontrò la morte. Stava tornando a casa l’insegnante di educazione tecnica con la passione per la giustizia, quando una mano armata dai poteri mafiosi, massonici e anche politici premette il grilletto 3 volte. Tre colpi di pistola in rapida sequenza, che non lasciarono spazio a nessuna replica. Beppe non era iscritto nell’ordine dei giornalisti, vi sarà iscritto solo dopo la morte, come accaduto per Peppino Impastato e Mauro Rostagno, ma aveva la passione dei segugi puri, quelli che battono una pista fino ad arrivare a ciò che inseguono, senza mai fermarsi se non per stabilire strategie di ricerca e imboccare il giusto bivio. Dunque, senza alcuna tutela professionale, era molto più in gamba di tanti suoi colleghi certificati. Faceva il corrispondente per il quotidiano catanese “La Sicilia”, dove dimostrava quotidianamente la passione e l’intuito del cronista di razza. Beppe Alfano aveva iniziato un’indagine su un traffico internazionale di armi che passava per il messinese. Allo stato attuale non si esclude che il suo contributo possa aver portato all’arresto del boss Nitto Santapaola. Il suo impegno e il suo acume gli permisero di mettere nero su bianco i legami tra una massoneria deviata e corrotta che speculava sul traffico di arance avvalendosi dei finanziamenti europei. Per dirla in breve, Beppe Alfano con i suoi articoli metteva a nudo i vari intrecci tra criminalità organizzata, comitati d’affari e politica. Proprio quella politica inquinata che oggi fa finta di non ricordare, o che trae giovamento dal non farlo, chi come Beppe ha lottato senza armi contro un nemico insidioso e capace di tanto male, andando oltre la paura e l’omertà, senza mai sottrarsi all’etica dell’onestà e della perseveranza che l’hanno poi portato alla morte. Oggi il ricordo di “Beppe”, al di là delle poche e ipocrite parole dei funzionari di turno, deve essere stimolo a tutti per infrangere l’omertoso muro della fatua accettazione di questa “montagna di merda”!

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