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Virus et Virtus

Sveglia alle sette in punto, catapultarsi dal letto comesenoncifosseundomani, preparare la Bialetti per 2 persone con un occhio chiuso e l’altro aperto a metà, accendere la tv per abitudine all’ascolto dei vari telegiornali, lavarsi la faccia (sperando che il caffè non trasbordi dalla macchinetta nel frattempo), controllare lo zaino della figlia grande e preparare quello della piccola, vestirsi (non prima di aver portato una tazzina di caffè ancora fumante sul comò della moglie), urlare WEFACCIAMOINFRETTACHESONOLEOTTOMENOUNQUARTOOOOOOOO, gestire il traffico in corridoio (dove puntualmente sincronizzano il loro passaggio simultaneo le tre donne di casa) e infine, dopo altri piccoli accorgimenti, finalmente, scendere per affrontare la giornata.

Tutto scontato. Tutto veloce. Tutto quasi automatico. Fino a ieri.

“Ieri” sinonimo di passato, di un tempo relativamente quantizzabile, situato al di là di un muro che va prendendo sempre più le sembianze di una parete divisoria enorme, che divide la nostra intimità, le nostre abitudini, il nostro pensiero, anche. Ieri che si spera possa essere “domani”, con meno danni possibili.

Nel frattempo il silenzio, tanto reale quanto assurdo, tanto assurdo quanto comprensibile. Quel silenzio che fa paura, che puoi quasi tagliare a fettine col coltello dei pensieri. Tante fette di silenzio pronte all’uso, a seconda della circostanza.

E nel frattempo la speranza, quella sana e genuina speranza che ci spinge ad essere solidali, a tentare una parola di conforto per chi è lontano o per chi è a un metro e passa di distanza da noi. “Ce la faremo”, “andrà tutto bene”, “più forti di prima”: sono solo alcuni degli slogan che si sentono e che si leggono in circolazione, sia in rete che dal balcone del vicino. E poi le canzoni, le “tammurriate”, le battute di chi ancora riesce a trovare il modo per sdrammatizzare. In attesa di quel domani che si fa fatica anche solo a immaginare, oggi.

Oggi: oblio tra certezza e speranza. Un limbo surreale in cui, per nulla strano, ci riscopriamo comunità, famiglia, cittadinanza e popolo. Un limbo in cui ci si appresta a fare la propria parte, affinché questo momento possa essere ricordato come l’anno “della catastrofe evitata”, e non come “la pandemia del 20 20, quella che decimò il mondo intero”.

Eppure fino a ieri (quel “ieri”) la nostra corsa sfrenata e parossistica all’accumulo e al potere era quasi una priorità assurda e tentacolare. L’egoismo dell’azzardo, la prevaricazione, il truffare il prossimo e il servirsi della politica come di qualsiasi altro mezzo (lecito,illecito e semilecito) solo per ottenere più privilegi, più soldi, più potere, erano la regola, non l’eccezione. Ed in quella “regola” ci si è trovati a fare scelte che non potevano non avere conseguenze, soprattutto all’accadere di certe situazioni.

I vari tagli alla sanità pubblica, solo per restare in tema, sono uno dei picchi di questo sistema schifosamente clientelare, fatto di raccomandazioni e “spartenze”, mazzette e “famiglie”. Fortunatamente non mancano le persone onestamente capaci e strutture degne di merito e nota, peccato siano, in questo caso, l’eccezione e non la regola. Un plauso a tutti i medici e ai vari operatori sanitari che si stanno adoperando in questi tempi bui, nel tentativo di portare un po’ di luce e speranza (quella “speranza” di cui prima). Ma non è un “plauso” a poter bastare o a poterci lavare e levare dalle nostre responsabilità. Non potevamo prevedere questa pandemia, certo, ma forse avremmo dovuto fare di tutto, tranne che tacere, quando i posti letto venivano dimezzati. Forse avremmo dovuto denunciare (non solo a chiacchiere o sui social) i comportamenti poco chiari di alcuni “personaggetti”. Forse avremmo dovuto pretendere che uno dei nostri diritti fondamentali fosse riconosciuto nella sua totalità e legittimità. Le cliniche cosiddette “convenzionate” (ricordo che il nostro sistema sanitario è PUBBLICO!!), hanno sostituito spesso, in nome di una maggiore efficienza e ottimizzazione delle risorse, quelli che erano sacrosanti doveri della pubblica sanità. Per non parlare della suddivisione “politica” dei primari, o della gestione degli appalti e dei sub appalti, tramite Coop, dove poter far proliferare il sistema clientelare sopra accennato. Spero di poter approfondire (e che si vada fino in fondo) in questo e in altri ambiti, anche perché il poterlo fare vorrà dire che davvero abbiamo evitato il “peggio”.

Ora però è tempo di lotta, di collaborazione, di forza e di virtù; poi sottolineeremo i vizi di questo nostro sistema.

Tornare a casa,abbracciare le bimbe, lavarsi e mettersi in tuta, cenare insieme, condividere un pensiero, scherzare … tranne per il tornare a casa, tutto può (e deve) restare così. C’è un’ultima cosa che proprio non riesco a tenere per me: perché siamo spesso uniti solo quando abbiamo PAURA DELLA MORTE?

Ebbene si, sembra che il leitmotive di chi domina e controlla questa nostra società impazzita sia “fottiamo il prossimo fino a quando non possiamo essere fottuti entrambi”, da eventi esterni a noi stessi! Eppure siamo stati proprio noi a cedere una parte di libertà personali, in cambio di sicurezza,conforto e accesso alle cure. Sembra assurdo che, in fin dei conti, lo stesso fine che ci ha spinto ad essere comunità, sia anche la

discriminante di cui si servono pochi sciacalli perversi per gestire le masse …  o forse è meglio dire la massa!

“… e fu così che capimmo che non erano vere le distinzioni di genere e status sociale, nessuno poteva

considerarsi immune: donne e uomini, poveri e ricchi.

Capimmo anche che non era la chiusura delle chiese e delle moschee a farci stare senza Dio: anzi molte

volte Lo si ritrovò nel silenzio della propria camera da letto, così come nel chiasso del soggiorno, insieme ai

bimbi…

Capimmo anche che l’arrivismo e la sete di potere erano un male peggiore del virus stesso… peccato che lo

scordammo subito dopo la pandemia… “

Speriamo che le nostre virtù siano maggiori dei nostri difetti, che riescano a non farci dimenticare, e che ci evitino di dover scrivere e leggere lettere colme di stralci come questo …

Domani,ricordiamoci di aver avuto una grande possibilità per essere migliori, insieme!

Documento senza titolo

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