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Waiting for the Sybil, ovvero l’algoritmo del futuro (o forse no)

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Soli, lune, piramidi, mari in movimento tra le onde, cavallucci marini, una lunghissima bandiera rossa, un albero semovente ripieno di uccellini multicolori, ed infine persino schiere di ciclisti in gara a rincorrersi nel vuoto del palcoscenico.

È tutto quello che non vedremo in Waiting for the Sybil, nuovo allestimento firmato da William Kentridge, in una poetica della sottrazione che cerca, ovviamente, con Alexander Calder, l’autore del progetto iniziale, Work in progress, un incontro artistico.

Di questa ricerca tra il passato e il presente, resta, ineludibile, la circolarità. Come creare, infatti, per un progetto, che viene commissionato, ma che è inizialmente nato per un altro artista? Come dipanare il filo della propria identità artistica, cercando, per rispetto della paternità originale, un incontro, un contatto, una simbiosi?

Se in Work in Progress di Calder le file dei ciclisti formavano un cerchio, poi un otto, poi una serpentina e poi ancora due cerchi, come sottolinea Filippo Crivelli, le pagine che fluttuano in circolo proposte da William Kentridge, trasposizione moderna delle foglie della Sibilla dantesca, nel loro frammentario ordine caotico si raccordano implicitamente ai Mobiles di Alexander Calder, creando, tra vaticinio e futuro, un anello di congiunzione, un passo di danza che innerva la traccia del passato nell’incertezza del futuro.

Se la musica del primo allestimento, coordinato da Giovanni Carandente e Filippo Crivelli prevedeva la composizione musicale di Niccolò Castiglioni, Aldo Clementi, Bruno Maderna, quella attuale contempla la musica di Nhalanhla Mahlangu, presente anche in scena come interprete (voce e danza) e Kyle Shepherd.

Grazie alla produzione del teatro dell’Opera di Roma William Kentridge, infatti, ha potuto contare sulla presenza di cantanti e di danzatori, per riprodurre, in modo più suggestivo, i movimenti di una Sibilla-profetessa africana proiettati sulle pagine raccolte non da un solo libro, ma da versi di poeti provenienti dalla Finlandia, Israele, Sudafrica, Sud America, ecc.

L’effetto finale, fruibile al teatro dell’Opera di Roma da oggi, martedì 10 settembre, fino a domenica 15 (martedì ore 20.30, sabato e domenica ore 18:00, tutti gli altri giorni ore 21.00), grazie anche alla volontà del Sovrintendente del teatro dell’Opera di Roma, Carlo Fuortes, è talmente innovativo da sembrare la prima mondiale di un’opera del Roma Europa Festival, più che un lavoro commissionato dal teatro dell’ Opera di Roma. La presenza di Filippo Crivelli che ha supervisionato l’intero lavoro, inoltre, ne garantisce, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, la creativa, fertile, giocosa discontinua continuità.

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