Mer. Set 18th, 2019

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Whistleblowing: la legge anti-omertà è stata approvata

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Si chiama “whistleblowing”, si legge “tutela per chi denuncia illeciti nella p.a. e nel privato”. Dal nome inglese  (come spesso accade per riforme e leggi, marcando e sottolineando la nostra incontestabile origine anglosassone con un passato di uso di linguaggio in lingua germanica n.d.r.), che ne ostacola invero l’immediata comprensione ai più, il whistleblowing è una legge approvata il 15 novembre scorso a Montecitorio, con il voto contrario di Forza Italia e Direzione Italia, che prevede maggiori tutele per il dipendente pubblico (ma vale anche per il privato) che denunci e segnali comportamenti che ledono l’integrità della pubblica amministrazione. Tali soggetti, sempre che non si appuri essere portatori ingiustificati di diffamazione e menzogne volute, non potranno più essere sanzionati, demansionati, licenziati, trasferiti e mobbizzati in alcun modo. Il testo di legge prevede, ampliando l’attuale legge  Severino: il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento e la nullità di ogni atto ritorsivo o discriminatorio, insieme al versamento dei contributi previdenziali nel periodo di sospensione forzata dal lavoro; la segretezza dell’identità del denunciante, anche se non saranno possibili segnalazioni anonime; le sanzioni a carico dell’ente, a cui l’Anac potrà addebitare, una volta accertata la colpa, ammende dai 5.000 ai 30.000 euro, che diventano da 10.000 a 50.000 se sussistono i presupposti di mancata indagine dell’ente stesso su segnalazioni fatte; la clausola anti-calunnie, cioè l’esclusione da ogni tipo di tutela se il segnalante viene condannato (anche in primo grado) in sede penale, per dolo o colpa grave. Oltre alla soddisfazione della Boldrini, che parla di “un altro rilevante passo avanti del Parlamento nella lotta all’illegalità e in favore della trasparenza”, di Anna Finocchiaro e di Beppe Grillo, che scrive sul suo blog “abbiamo vinto!”, interessante è il giudizio del presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone che definisce il whistleblowing “una norma di civiltà”, perché “chi segnala illeciti di cui è venuto a conoscenza sul luogo di lavoro non può essere lasciato solo”. Speriamo solo si abbiano le forze, i mezzi e le risorse necessarie per poter garantire davvero tutti coloro che faranno scelta di uscire dal pantano dell’omertà, in cui quasi tutti gli enti, chi più chi meno, si ritrovano a lavorare. Ipotizzando un risveglio generale della coscienza comune, credo che siano talmente tanti i soggetti da “tutelare”, che non basterebbero nemmeno tutte le forze armate messe a svolgere questo compito. Ovviamente mafia, camorra e n’drangheta a parte.

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