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Casagiove. La Parrocchia di San Michele Arcangelo ricorda la figura di Don Peppino Diana

DiThomas Scalera

Mar 16, 2017

CASAGIOVE. La Comunità parrocchiale di San Michele Arcangelo retta dall’educatore di Dio il parroco Don Stefano Giaquinto insieme ai fedeli, ricorda la figura di Don Peppino Diana sacerdote di Casal di Principe ucciso dalla camorra 23 anni fa (19 Marzo 1994). Don Stefano Giaquinto insieme ai suoi fedeli ricorderanno la figura di Don Peppino in una grande manifestazione comunitaria che si svolgerà in piazza San Michele Arcangelo domenica 19 marzo giorno in cui si festeggia la festa del papà alle ore 9.00. La manifestazione avrà come scopo primario il ricordo dell’impegno di Don Peppino Diana per il sociale, la figura del sacerdote casalese dovrà essere l’esempio di rinascita per la generazione giovanile di oggi, afferma Don Stefano Giaquinto. I protagonisti assoluti della manifestazione saranno i giovani della parrocchia di San Michele Arcangelo. Don Peppino oggi rappresenta l’emblema da cui ripartire, non voleva fare il pastore di Dio che accompagnava le bare dei ragazzi soldato massacrati dicendo “fatevi coraggio” alle madri in nero. A condannarlo alla sentenza di morte fu ciò che aveva scritto e predicato. In chiesa, la domenica, tra le persone, in piazza, tra gli scout, durante i matrimoni. E soprattutto il documento scritto assieme ad altri sacerdoti: “Per amore del mio popolo non tacerò”. Distribuì quel documento il giorno di Natale del 1991. Bisognava riformare completamente le anime della terra in cui gli era toccato nascere, cercare di aprire una strada trasversale ai poteri, l’unica in grado di mettere totalmente in crisi l’autorità economica e criminale delle famiglie di camorra. Oggi dobbiamo seguire il suo impegno, non dobbiamo partire sconfitti. Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste maledette piaghe”. Ai preti, ai nostri pastori e confratelli, noi della collettività umana chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una espressiva testimonianza coraggiosa. Alla Chiesa inoltre noi giovani chiediamo che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26). Tra qualche anno, noi giovani non vorremmo batterci il petto colpevolizzandoci con queste parole “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e totale veleno”.

 

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Thomas Scalera

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