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Coronavirus: nel dramma non tutto è negativo

Tante “positività” non solo in termini di contagio

L’epidemia da coronavirus sta modificando terribilmente le nostre vite e sta facendo cambiare le nostre abitudini. Tutto questo è avvenuto all’improvviso, senza che ce ne potessimo rendere neppure conto.

Ecco perché questo virus viene definito come una guerra. Una guerra da combattere silenziosamente, tutti insieme e stando uniti seppur ognuno a casa sua.

Nessuno di noi avrebbe mai voluto vivere una situazione del genere, e francamente nessuno di noi, o quasi, avrebbe mai pensato di viverla

Il coronavirus sta “lasciando in giro” anche cose non negative

Innanzitutto ha saputo, paradossalmente, riavvicinare i cittadini alle istituzioni, o meglio le istituzioni ai cittadini. In questo periodo, infatti, la stragrande maggioranza della popolazione si è allontanata dalla politica e dalle sue figure.

La causa è da attribuire soprattutto alla crisi economica e sociale che un po’ tutto il mondo sta attraversando. Ma oggi i principali leader locali, regionali e nazionali si ritrovano a dover fare annunci che grazie alla tv e soprattutto ai social entrano immediatamente nelle nostre case.

E nella maggioranza delle case degli italiani sta entrando di nuovo la preghiera

Mai prima si era registrato un record di share così altro per la recita del Santo Rosario. Lo share, lo ricordiamo è un calcolo percentuale che si fa per registrare gli ascolti medi delle trasmissioni tv.

E nell’utilizzo medio degli italiani, proprio la tv sta recuperando molte posizioni che negli ultimi anni ha perso a discapito di internet. Molti di noi stanno invece recuperando quei rapporti basilari e fondamentali che la vita frenetica di tutti i giorni ci facevano accantonare.

In questo periodo di quarantena in famiglia ci si riscopre piacevolmente complici e inaspettatamente affiatati

Tanti di noi stanno scoprendo – finalmente – il telelavoro. Quello che oggi viene definito Smart Working non è mai riuscito a decollare in Italia. Le aziende e gli enti erano sempre un po’ titubanti e ne rimandavano qualsiasi forma di applicazione.

Oggi questa possibilità è diventata una vera e propria esigenza, un’ancora di salvezza per il sistema lavorativo e produttivo italiano. E già in tanti auspicano che, ad emergenza finita, possa diventare una forma stabile di lavoro che da un lato aumenta la produttività delle aziende e dall’altra la qualità della vita dei lavoratori.

Ci sono poi le buone notizie che ci vengono dai dati che ogni giorno sentiamo o leggiamo a proposito del coronavirus. Innanzitutto è aumentata molto qualsiasi forma di beneficenza.

Dai grandi gruppi o personaggi più facoltosi che stanno donando milioni di euro per l’emergenza, ai tantissimi, piccoli gesti di ogni famiglia che dona un pacco di pasta a chi ha più bisogno.

I dati ci dicono anche che la qualità dell’aria, specialmente in alcune zone nevralgiche del pianeta, è di molto migliorata

Pare che, addirittura il buco nell’ozono si sia ridotto in questi ultimi mesi. In Italia grazie allo stop alla circolazione e allo “stand-by” delle industrie, si ritorna a “respirare” aria pulita in Pianura Padana e nelle grandi metropoli.

Anche la qualità delle acque è migliorata sensibilmente. Addirittura, pare, che a Venezia l’acqua dei canali sia ritornata chiara!

Tante cose che dovrebbero essere la normalità e che ci auguriamo non scompaiano velocemente così come speriamo scompaia il virus.

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Giuseppe Novi
Direttore dell'Istituto Nazionale Arte Cultura Spettacolo e Direttore Artistico di Eventi di rilevanza nazionale. http://www.inacs.it/direttore-artistico/

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