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Pignataro Maggiore. Nuroll, la posizione di Articolo Uno Caserta

Articolo Uno Caserta: “Solidarietà e vicinanza al lavoratore licenziato”

L’azienda smentisce con una nota quanto sostenuto dal lavoratore

PIGNATARO MAGGIORE. Anche Articolo Uno si pronuncia in merito alla vicenda Nuroll S.p.a. La Federazione Provinciale di Articolo Uno Caserta esprime solidarietà a Giovanni Luca Teratone, lavoratore, RSU e RLS, licenziato dalla Nuroll spa di Pignataro Maggiore e condanna severamente tale decisione che appare assolutamente ingiustificata:

“Invitiamo l’azienda a tornare sui propri passi e a ritirare subito un licenziamento che appare incredibile – scrive in una nota stampa Articolo Uno -.

Le motivazioni addotte dall’azienda per il licenziamento sembrano davvero pretestuose, considerato anche il ruolo di RLS che ricopre, Giovanni Luca, vero riferimento, soprattutto in un periodo così delicato.

Sembra assurdo che una decisione del genere venga poi presa in un momento di grande difficoltà per tutti, mettendo alla porta un lavoratore in una fase che dovrebbe vedere tutti uniti, aziende e dipendenti, lavoratori e datori di lavoro, uomini e donne, per rilanciare il Paese e non per creare nuove emergenze sociali e per generare drammi personali.

Appare ancor più surreale – prosegue la nota di Articolo Uno – che si licenzi un lavoratore proprio in un periodo di moratoria dei licenziamenti dichiarati dal Governo, dimostrandosi sprezzanti e umanamente cinici anche violando la legge.

La pandemia ha limitato la nostra libertà, modificato le nostre abitudini, ha fatto morti, anche nelle nostre terre, tra parenti, amici e conoscenti: non possiamo accettare che tutto questo venga fatto pagare ora in qualche modo a qualcuno.

Come Articolo Uno – conclude il comunicato – ci rendiamo totalmente disponibili a supportare le azioni di Giovanni Luca e dei lavoratori della Nuroll, mettendoci a disposizione degli stessi e delle OO.SS. locali e nazionali per arrivare ad una rapida soluzione di questo episodio, con il ritiro del licenziamento da parte dell’azienda”.

L’azienda dal canto suo replica alle contestazioni attraverso una nota nella quale chiarisce che: “L’operaio della Nuroll S.p.A, non e stato licenziato perché la moglie lavora presso un carcere in cui ci sono stati casi di persone positive al COVID-19, ma perché lo stesso ha cercato di approfittare dell’emergenza in corso, per assentarsi dal lavoro.

In sintesi: il 3.4.20 il suddetto operaio ha chiesto di potersi assentare dal lavoro per alcuni giorni sino all’esito del test cui avrebbe dovuto essere sottoposta la moglie, giustificando tale richiesta con il fatto che la moglie avrebbe dovuto essere sottoposta a tampone il successivo lunedì 6.4.20, perché esposta a rischio di contagio.

Nel messaggio inviato al riguardo dall’operaio era, inoltre scritto, che ‘ci sono delle persone con cui lavora risultate positive, una di queste è in rianimazione’. Come da normative nazionale – prosegue la nota della Nuroll S.p.a. – e da protocollo aziendale, la Nuroll S.p.A. ha subito posto in atto tutte le misure previste per una simile ipotesi (es. allontanamento del lavoratore con invito a rivolgersi al proprio medico, comunicazione all’apposito numero verde regionale, sanificazione straordinaria del sito).

È, poi, emerso che quanto dichiarato dall’operaio per assentarsi dal lavoro non era vero, perché la moglie non doveva sottoporsi a tampone il lunedì successivo (né in altro giorno) e, come dichiarato dallo stesso nel corso dell’audizione disciplinare, la moglie non era stata a contatto con le persone contagiate del carcere di Secondigliano,

tanto da aver continuato a recarsi al lavoro anche dopo la scoperta dei contagi. Quanto sopra risulta dalla lettera di contestazione, in cui sono riportati anche i messaggi Whatsapp inviati dall’operaio, e dalla lettera di licenziamento.

La Nuroll S.p.A non ha mai considerato negativamente il fatto che la moglie dell’operaio lavorasse in un carcere al centro dell’emergenza e, al contrario, per tale ragione ha dato allo stesso mascherine e scudo in più perché le potesse dare alla moglie, che ne era priva, cosi come – conclude la nota dell’azienda – ha fornito mascherine in più a tutti i dipendenti perché potessero darle ai propri familiari”.

Documento senza titolo

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