Ven. Feb 28th, 2020

V-news.it

Quotidiano IN-formazione

Caserta. Gli eventi che c’erano e che non ci saranno più: annullati i martedì alla Reggia, così inizia l’impoverimento della cultura di Caserta

6 min read
EVENTI IN EVIDENZA

Silenzio tombale del ministro Bonisoli sulla questione, intanto il rilancio della Reggia si allontana

CASERTA. Mentre sul web si moltiplicano da mesi le ironie dei pseudo-politici sull’operato professionale dell’ex Direttore Mauro Felicori nella Reggia di Caserta, iniziano ora le sparizioni degli eventi culturali nella Reggia di Caserta, tutto quello che sta succedendo implica ora seri problemi per la crescita di una città che si è aperta al turismo e che è ormai abituata a vivere eventi diffusi e di qualità. Ora svanisce anche il sogno dei Martedì alla Reggia iniziativa culturale meravigliosa voluta dall’ex Direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori cancellata definitivamente dal Direttore ad Interim Antonio Lampis. Il Martedì alla Reggia era un evento popolare che non solo attraeva i turisti, ma ha dato anche massimo respiro ai tanti casertani toccati dalla crisi economica e da tante varie difficoltà. Una manifestazione che aveva come scopo primario la valorizzazione del nostro monumento casertano.

L’iniziativa voluta fortemente da Felicori ha puntato a dare sempre spazio a spettacoli di alta qualità per tutti nel monumento borbonico, valorizzando sempre le associazioni locali culturali casertane. Con questa ampia decisione purtroppo, non possiamo non rilevare ora alcuni segnali incoraggianti legati ad idee e progetti elaborati – riguardanti “cultura” e “sociale” – e provenienti soprattutto da chi ha dato sempre l’anima per l’internazionalizzazione della Reggia, riportando, la città ad essere protagonista di un cambiamento che riguarda da vicino cittadinanza e democrazia. A tal proposito, ora sono sono svanite tutte quelle valide iniziative che hanno dato con grande forza (e competenza), l’attenzione, da una parte, sulla rilevanza strategica della cultura casertana come “motore” della crescita e di un progresso non soltanto economico e tecnologico, ma sociale e culturale; dall’altra, invece sull’urgenza di una cultura dell’innovazione in grado sin da subito di essere pronta sempre ad accompagnare/supportare questo straordinario momento assoluto di cambiamento del paradigma economico, culturale, ma soprattutto sociale attivato con grande determinazione professionale dall’ex Direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori . Ora ci auguriamo che con questa cancellazione dell’evento, ci possa essere in città un dibattito su questa decisione all’interno della “nuova” sfera pubblica  coinvolgendo con attenzione le nostre (più) tradizionali arene mediocri della nostra politica casertana. Solo così questo aspetto potrà costituire senz’altro per la città un ulteriore indicatore interessante per quelle associazioni che tanto hanno dato sposando questa meravigliosa manifestazione: la Rete associativa, caro Lampis in tal senso, pur con tutte le sue criticità, in termini di accesso e utilizzi, rilevate da studi e ricerche, rivela sempre più l’ecosistema comunicativo e cognitivo che consente a “nuovi” attori sociali di provare sempre a scardinare i vecchi meccanismi di definizione delle priorità delle agende di politica e media. La Reggia di Caserta ora sta vivendo una fase così complessa e delicata che – come più volte scritto – implica sempre il prendere atto di una serie di presupposti, a nostro avviso fortemente fondamentali, che proveremo a sintetizzare ora in una serie di punti analitici, rinviando per chi fosse interessato agli altri contributi “Fuori dal prisma artistico della Reggia di Caserta”. Si tratta quindi accuratamente di questioni che sono strettamente collegate tra loro e lo scopo di questo contributo oggi è proprio quello di evidenziare ed esplicitare sempre una valida massima correlazione così stretta, sottolineando attentamente  l’importanza di una prospettiva sistemica nell’analisi e gestione di fenomeni complessi, caratterizzati da un’ambivalenza che sfugge oggi alle tradizionali categorie e “narrazioni”.

La Reggia di Caserta oggi non può morire, tutti devono ragionare in prospettiva sistemica e secondo una logica di rete. I sistemi organizzativi e culturali devono sempre “fare rete,” dal momento che oggi  la crescita comunitaria del sistema Caserta non passa per l’efficientamento e il rilancio di un singolo settore/sottosistema: a partire proprio dal rilancio dei Beni culturali (si avverte quindi per la nostra società l’esigenza forte di un coordinamento tra Ministeri interessati), dal sistema delle imprese culturali, dal Terzo Settore, per arrivare quindi all’Università (ricerca e didattica), alla scuola (fondamentale per il lungo periodo). Quindi analizzando questi fattori elencati, oggi non è più possibile per i cittadini casertani in città, caro Direttore ad Interim della Reggia di Caserta Antonio Lampis configurarsi/rappresentarsi/comportarsi sempre con dei mediocri “sistemi chiusi”. Chi non ricorda oggi un noto Ministro della Repubblica che, qualche tempo fa, pronunciò una frase diventata, successivamente, una sorta di tormentone; un’affermazione che, nella sua completa assurdità, è fortemente indicativa di una percezione collettiva, che va modificata per ottenere risultati concreti e duraturi: “con la cultura non si mangia oggi”. Ecco quindi  che alcune valide scelte/strategie dovranno essere sempre necessariamente legate con massima attenzione a scopi di breve e medio periodo (ringiovanimento del personale, nuove assunzioni e snellimento della macchina burocratica, sgravi fiscali e incentivi, eventi, sviluppo di progetti culturali, rassegne, mostre), rappresentano da sempre l’ importanza assoluta di un museo – e su questo punto l’impressione è che stia sempre aumentando la nostra consapevolezza, almeno a livello di dichiarazioni ufficiali e di sfera pubblica – che si punti con massima decisione su logiche e strategie di lungo periodo, antitetiche a quelle della politica o, almeno, di certa politica, che non possono non basarsi su ricerca, giovani, cultura e investimenti in formazione museale.  Anche a questo livello di analisi esiste purtroppo dopo l’addio dell’ex Direttore Mauro Felicori alla Reggia di Caserta un problema di completa comunicazione: occorre anche spiegare in modo chiaro e fare azioni di sensibilizzazione. Problema che riguarda da vicino la nostra cultura, i monumenti, i beni culturali e l’innovazione tecnologica,  che non sono più ambiti di pertinenza esclusiva delle istituzioni politiche. Senza associazionismo quindi per concludere il discorso, non ci può mai essere crescita. La crescita è questione cruciale che non può più essere spiegata, o gestita sempre ricorrendo al solo paradigma economicistico (la globalizzazione l’ha ampiamente dimostrato). Esiste oggi una “questione culturale” che si pone sempre al di là del quadro giuridico, normativo e deontologico-professionale e che chiama sempre in causa la libertà e, con essa, la responsabilità sociale e politica (concetti relazionali, lo ripetiamo ancora una volta) degli attori sociali, individuali e collettiviil civismo, l’educazione della cittadinanza alla cultura museale, un’etica sempre condivisa e un modello museale, turistico e identitario forte sono i forti “dispositivi” fondamentali per la stessa sopravvivenza dei sistemi sociali, museali e organizzativi. Anche, e soprattutto, perché l’etica morale e sociale non si impone mai.  Tutta questa argomentazione nasce da elaborati processi che – come detto – chiamano in causa molteplici variabili e richiedono forti profili e competenze costruite fortemente sul campo. La “vera” prevenzione si fa, si costruisce nei musei grazie ai nostri giovani, caro Direttore ad Interim Antonio Lampis.  In conclusione rivolgendoci a Bonisoli, non è inutile oggi ribadire come la CULTURA potrà davvero rivelarsi il volàno del cambiamento solo e soltanto se, oltre agli investimenti (necessari), saranno attuate POLITICHE serie per allargare sempre di più la base di chi può avere ACCESSO e, soprattutto, può elaborare CONOSCENZA (centralità strategica di Scuola, istruzione, educazione e, ad un livello successivo, Università). Altrimenti caro ministro, sarà ancora una volta una cultura delle élite per le élite…un’occasione per pochi. La cultura – e l’accesso alla conoscenza e al sapere condiviso – oltre che motore della crescita, dev’essere sempre agente di democratizzazione e di cittadinanza! Affinché ciò avvenga occorre ripensare sempre che per la nostra città di Caserta il rapporto tra saperi e politica, tra cultura e politica, tra scienza e comunicazione non esiste più nella città di Caserta. 

Lombardia. Imma Cusmai e le sue ultime dichiarazioni sul World Congress of Families
La Casertana ci prova, la Juve Stabia resiste. Senza reti nel silenzio del Pinto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Open

Close