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Casagiove. Perché in città la cultura è ridotta cosi male?

Fare cultura, ma soprattutto quando nascerà il ‘sistema Casagiove’?

Quando arriverà la pianificazione urbana?

CASAGIOVE. Perchè in città la cultura è ridotta così male?

E’ ridotta così male, perché in città da anni non esiste un valido assessorato espressamente dedicato alla vera pianificazione urbana culturale, la cultura è progressivamente scomparsa dalla vita quotidiana della comunità di Casagiove ed è rimasta confinata a lato di essa (nella scuola, dove oggi comunque è vissuta dagli studenti in maniera non licenziosa, rientrando nella sfera dell’obbligo) o dietro di essa, nei musei inesistenti, nelle piazze dedicate agli artisti senza statue, nei luoghi abbandonati della memoria e del passato, nonostante gli scarsi tentativi tardivi e rari di modernizzarli, utilizzando, in maniera amorfa, sbagliata e fuorviante, le nuove tecnolgie della comunicazione.

E’ ridotta così male perché non essendo latere dietro le cose della vita quotidiana, non è considerata una priorità assoluta della politica cittadina, che in passato la utilizzata sempre come strumento di distrazione dai problemi economici e sociali (che riguardano per l’appunto la vita quotidiana) o, ancor più spesso, come leva di propaganda, funzionale alla costruzione di una solida immagine e di una solida reputazione, perché, si sa, basta come sempre riempirsi la bocca con la parola cultura che si diventa immediatamente oggi uomini di cultura. Per chi si è occupato di cultura in passato, vogliamo ricordare il concetto di ‘sistema a rete’ articolato intorno a vari progetti attivatori di asset culturali richiamando alla mente quel paradigma della pianificazione strategica legato principalmente a scopi di rigenerazione urbana e/o costruzione di una nuova identità per la città nel suo complesso o per parti di essa.

Si tratta di processi tradizionalmente conseguiti attraverso forme di partnership pubblico-privata gestite in modo più o meno verticistico e che, in tempi recenti, sempre più hanno coinvolto in Campania il comparto delle industrie creative. Tutto questo però risulta inesistente per Casagiove e la marginalità cittadina si rivelata un continuo fallimento. Occorreva porvi rimedio. Occorreva un progetto che, ricollegandosi a una tradizione ben altrimenti ricca, facesse intravedere un futuro. E la cultura, in un’operazione politica di questo genere, svolge sempre più un ruolo determinante. Essa infatti offre ai cittadini uno specchio in cui guardarsi e riconoscersi. Non bastano servizi scolastici e sociali efficienti (lo erano già, nell’epoca storica del titolo ‘Città a misura di bambino’ una valida consuetudine), non basta un apparato amministrativo corretto, ma anche un po’ miope (sabaudo, nel senso duplice, positivo e negativo, del termine) e neppure un bilancio sotto controllo. Non basta insomma un progetto valido, occorre la politica, ossia un’idea di città e un piano per realizzarla. Il sistema Casagiove tanto decantato ma inesistente sulla carta, ossia un insieme coordinato di iniziative: dal piano regolatore alla cura per il tessuto urbano, alla gestione degli spazi pubblici ai privati dalla rimotivazione della macchina amministrativa alle istituzioni e agli eventi culturali passando per un museo intitolato ai fratelli De Regè all’interno del Quartiere Militare Borbonico, il tutto considerato come un insieme di rilancio territoriale.

A Casagiove purtroppo però, l’uso della parola non ha mai suggerito nessuna specifica scelta, ma l’abitudine a considerare in politica ogni questione dal punto di vista della scelta personale senza conoscere mai la specificità del Terzo settore. Molti anni più tardi si è voluto fare del sistema l’emblema di un circolo chiuso sordo a istanze di strati più vasti della città. Ma questa è una caricatura o, se si vuole, la perversione di un metodo che come tale mantiene ancora oggi grazie alle caste politiche tutta la propria validità. Senza sistema, nessun progetto capace di successo; anche se, senza progetto, nessuna necessità di sistema.

Ma verso quale direzione bisogna progettare una politica della cultura? Tre aspetti sembrano oggi rilevanti per Casagiove. Favorire la riappropriazione del territorio e della sua storia, promuovendo così un forte processo di riconoscimento ( in questa fase vanno fatte iniziative come l’installazione di un museo dedicato ai fratelli De Rege, assurdo oggi che la città natale del duo artistico tenga una piazza senza una statua dedicata a questi grandi attori del teatro italiano del Novecento, in secondo luogo va fatto cari signori una offerta di contenuti intorno ai quali bisognerà sempre discutere, ritrovarsi, ma soprattutto creare il marchio della città intorno alla storia dei fratelli De Rege. La cultura è infatti il luogo in cui le differenze possono entrare produttivamente in dialogo. A ciò sono istituzionalmente delegati musei (possibilmente ben radicati nella storia della città, che oggi non esistono a Casagiove ma che avrebbero avuto una parte fondamentalmente attiva nella comunità. Museo dedicato interamente all’artigianato, Museo agricolo o della ceramica, dell’arte dei mannesi, insomma la città dei Borboni è completamente abbandonata), nulla è stato fatto per rivalutare la cultura cittadina. Casagiove città di San Vincenzo de’ Paoli, non è mai riuscita con i suoi festival ha mettere in scena nel centro della città la cultura innoviativa della nostra tradizione borbonica. E, infine, ospitare eventi di qualità in grado di rappresentare dignitosamente la città a livello nazionale e internazionale (Artestate l’esempio clou che tutti noi ricordiamo oggi, ci porta a dimostrare nel tempo l’indebolimento causato dalla mancanza dell’innovazione che non è stata mai per il territorio la priorità assoluta). La città divenuta importante per il ‘Muro della memoria’ oggi risulta ancora essere lonatana anni luce dalla valorizzazione culturale. Sono passati tre anni esatti dal servizio del Tg3 intinerante del giornalista Rino Genovese, tutto è rimasto com’era oggi a Casagiove. La città è morta senza il famoso e decantato rilancio territoriale.

Oggi ci ritroviamo solo con le parole, tutti credono ancora nel vero senso di appartenenza, la campagna elettorale che sta per iniziare ha risvegliato la voglia di tornare a mettersi in gioco per la città mettendo alla ribalta le solite problematiche. Ma quante cose ancora macerano nel silenzio tra una passerella, e l’altra di maghi e onorevoli sapientoni? Eppure loro oggi iniziano sempre a crederci ancora! Magari la nostra cultura torna ad essere innovativa agguantando ciò che è stato sottratto definitivamente alla nostra storia, sconfiggendo così la vera incuria culturale ed artistica che ha avvolto la nostra città di Casagiove? Allora ci chiediamo quindi, ma quando accadrà che la nostra politica si degni di affrontare seriamente la creazione di spazi “museali” dedicata ai fratelli De Rege se non si è ancora capaci di creare spazi museali per la Caserma Renato De Martino? Che futuro avranno Cuccagna, il centro storico ed il Cinema Vittoria? Prima di perseverare nell’ostentata manovra di promozione elettorale di una piazza dove ripetiamo non è presente come nel resto delle altre piazze cittadine una statua dedicata ai celebri attori, ci si preoccupasse innanzitutto di dotare alla nostra amata citta di Casagiove una efficiente accoglienza ai turisti per chi viene a visitarla.

La misura di città di cui v’è oggi bisogno non è quella della megalopoli, ma di una media città con ampi collegamenti; una rete fitta di relazioni, un habitat che ciascuno, in qualunque luoghi abiti, sente come proprio.

La cultura non si fa solo con la demagogia politica, con i soldi (che sono utili) e neanche con gli sponsor (che restano benvenuti), ma avendo delle idee e mettendo in atto pratiche sistematiche di sostegno a chi le ha. Una politica non può creare poeti, attori, musicisti, ma solo inscrivere in un orizzonte di sistema (ahimé, ancora una volta) chi ha queste qualità e aiutare a far partecipi di quel racconto quanti di queste qualità gioiscono, pur senza essere in grado di produrle. La politica culturale una cosa può senz’ombra di dubbio: spegnere queste energie. Ma sarebbe la prima a pagarne le conseguenze se fosse ancora intatto il menefreghismo dei politici verso la nostra storia cittadina. Una bella storia distrutta  non c’è che dire! (ndr.)…ma questo è solo l’inizio… 

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Giacinto Di Patre
La stampa fa paura. Anche a me. In genere non modifica le situazioni, non ha quel potere che la leggenda le attribuisce, ma può distruggere una persona. Se sbaglia, sono guai. E poi, non ci sono rimedi, anche quando tenta di riparare. La tv moltiplica addirittura l'effetto, per quel tanto di 'ufficialità' che si porta dietro. Una volta si commentava: "Lo ha detto la radio", ed era una patente di credibilità. Adesso quel che più conta, e fa opinione, è il nuovo mezzo.

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