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Cosa si può fare per salvare L’Unità?

DiGiacinto Di Patre

Gen 12, 2017

I lavoratori dell’ Unità, uno degli storici quotidiani della sinistra che fu, oggi si trovano ad affrontare una crisi profonda, che li porterà alla fine assoluta. L’Unità annuncia con i licenziamenti che la propria chiusura è nell’aria. C’è n’è abbastanza per capire che la stampa di sinistra sta toccando amaramente il fondo e che ai problemi economici, scatenati dalla decisione dei vari governi di strozzare i finanziamenti ai giornali di partito e alle cooperative, si sommano quelli, molto più cruciali, politici ed editoriali.

Siamo convinti che l’editoria di sinistra abbia ampiamente dimostrato di non essere purtroppo in grado di gestire i propri conti e di non saper fare bene il proprio mestiere. Un problema che purtroppo coinvolge anche chi amministra i politici del Partito Democratico, un partito che non ha più nulla di sinistra. I Quotidiani costituiscono sempre l’esempio evidente di testate che hanno raggiunto picchi importanti di pubblico e audience e che non hanno saputo gestire i propri successi e le proprie giuste intuizioni.

Ma la ragioneria, ovviamente, non spiega abbastanza e i nodi politici, per una stampa che si è sempre voluta schierare per dimostrare la vera demagogia politica di una sinistra che noi tutti amavamo e quindi politicamente impegnata, oggi tutta questa lotta dovrebbe occupare un ruolo decisivo. Quanto ha pesato sempre il sostegno che quei giornali hanno dato, pentendosene in ritardo, alle derive mediocri governiste di una sinistra italiana che oggi non esiste più.

Il ruolo di “nostalgia” per un passato che non può tornare o la speranza di tirare per la giacca una sinistra moderata che si è fatta parte integrante del mediocre sistema? E quanto ha pesato l’essere giornali di parte, nel senso deleterio, incapaci di allargare i propri orizzonti, di coinvolgere davvero le diverse istanze e le varie radicali radici culturali dei tanti movimenti che pure si volevano rappresentare quotidianamente?

Certo, c’è sempre il ruolo delle grandi ristrutturazioni, i costi sempre più alti, il peso di internet. Ma è un caso che a sinistra non ci sia un giornale online, degno di questo grandioso nome, in grado di realizzare qualche centinaio di migliaia di contatti mentre altri lo hanno realizzato con poco sforzo? E la dipendenza dal finanziamento pubblico non ha forse messo in secondo piano la gestione efficiente con l’obiettivo di allargare i lettori e vendere più copie? E, infine, la qualità giornalistica, che per un giornale è sempre il primo requisito, non è stata mai sacrificata sempre di più alle esigenze della politica?

Scriviamo tutto ciò non per farci gli affari degli altri. In fondo se giornali come l’ Unità sparissero perderebbero quei sani principi della sinistra, sarebbe una vittoria per quei democristiani che hanno rivoluzionato l’intero PD. La cara discussione andrebbe fatta seriamente, in sedi più ampie di quelle che oggi si dimenano per la propria sopravvivenza, facendo un bilancio serio della storia passata e provando a costruire la base di un progetto per il futuro.

Continuiamo a credere – lo credo ancora a quei principi morali che distinguono senza licenziosità la politica da quando si è creato questo piccolo strumento editoriale – che ci sia lo spazio, e la domanda, di un polo giornalistico-editoriale schierato dal lato dei movimenti, dei sindacati, delle ragioni dei lavoratori, della pace, dell’ambiente, del femminismo, che si presenti sempre come uno spazio ampio e plurale, competente ed efficiente, in grado di parlare, ma soprattutto spiegare i nuovi linguaggi dell’informazione e di costruire un comune sentire logico in grado di rispettare le vere radici culturali.

Se non la si prende da questo lato assisteremo a una morte lenta da cui non ci saranno possibilità di salvezza. “Ricordo ai Pessina (i soci di maggioranza della società Unità Srl, ndr) – che l’Unità non è un autobus dal quale si sale e si scende a seconda della convenienza. È stato preso un impegno e deve essere rispettato. Il Pd deve muoversi per fare tutto quello che è in suo potere per cercare di risolvere la situazione”.È gravissimo che il gruppo Pessina e il Partito democratico ritengano di abbandonare lo storico quotidiano a un destino di contrazione occupazionale e perdita di peso politico ed editoriale” afferma anche la Fnsi in una nota, “il sindacato dei giornalisti si schiera al fianco dei colleghi impegnandosi a tutelare in ogni sede i livelli occupazionali e il patrimonio culturale e professionale da loro sempre rappresentato”. Noi concludiamo analizzando con queste poche parole che la probabile scomparsa dell’Unità segnerà la fine delle basi della demagogia politica di una sinistra che oggi purtroppo ha già perso la sua vera identità.

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Giacinto Di Patre

La stampa fa paura. Anche a me. In genere non modifica le situazioni, non ha quel potere che la leggenda le attribuisce, ma può distruggere una persona. Se sbaglia, sono guai. E poi, non ci sono rimedi, anche quando tenta di riparare. La tv moltiplica addirittura l'effetto, per quel tanto di 'ufficialità' che si porta dietro. Una volta si commentava: "Lo ha detto la radio", ed era una patente di credibilità. Adesso quel che più conta, e fa opinione, è il nuovo mezzo.