• Lun. Gen 24th, 2022

Liberi. L’incredibile storia di S. Anselmo e del “miracolo del pozzo”

Il 21 aprile ricorre la festività di S. Anselmo, che Liberi ha eletto come santo patrono. La permanenza del santo Dottore nel territorio liberino è cosa nota, ma in occasione della ricorrenza, conosceremo un po’ meglio la sua storia e il suo pensiero, servendoci della testimonianza di qualcuno che lo ha conosciuto davvero. Si tratta del monaco benedettino inglese Eadmero, teologo, discepolo e figliuolo spirituale del santo d’ Aosta, di cui scrisse la vita intitolandola De vita et conversatione Anselmi.

Da questa fonte sappiamo che Anselmo, nato ad Aosta nel 1033, ebbe fin da ragazzo la vocazione di farsi monaco,( nonostante l’opposizione del padre) e lo divenne all’età di 30 anni, nel monastero benedettino di Bec, in Normandia. Dotato di un’ intelligenza invidiabile, e di un’affabilità incantevole, Anselmo, in breve tempo, ottenne un ascendente straordinario nel monastero e dintorni,e i suoi meriti furono noti persino alla corte di Londra, tanto che, dopo essere stato priore e prefetto degli studi di Canterbury, nel 1093 ne divenne arcivescovo. Questi furono gli anni della sua lotta contro il sovrano Guglielmo il Rosso, il quale usava il suo potere politico per avanzare pretese in campo ecclesiastico e per di più si rifiutava di riconoscere la legittima elezione di papa Urbano II. Così Anselmo decise di partire alla volta di Roma , in compagnia di Eadmero e di un altro monaco, Baldovino, per incontrare il Sommo Pontefice e discutere dei problemi che attanagliavano la chiesa. In seguito all’incontro,e per volere dello stesso Urbano II, Anselmo raggiunse, dopo una settimana di cammino, il monastero benedettino di San Salvatore, presso Telese, ove era abate un suo discepolo di Bec, il quale, vedendo Anselmo stremato dalle fatiche di quella lunga passeggiata, lo invitò a riposarsi in una villa che il monastero di San Salvatore possedeva sull’altipiano di Sclavia, oggi Liberi (sì, proprio il nostro Liberi!). Racconta Eadmero che questa abitazione era un ospizio del monastero telesino, ed era situata su una montagna dall’aria salubre e piacevole, tanto che Anselmo esclamò: “Hic requies mea, hic habitabo”(“Qui la mia tranquillità, qui abiterò”).Infatti, la salubrità dell’aria e l’amenità del sito giovarono al Santo Dottore, il quale, ristabilitosi, completò il suo trattato Cur Deus Homo (Perché Dio si è fatto uomo), iniziato già a Canterbury, mentre” la sua fama andò sempre più allargandosi lì attorno, attirando al suo affetto il cuore di tutti” e operando miracoli.

Al più famoso tra questi miracoli dobbiamo la presenza del pozzo di S. Anselmo, lungo la strada che collega Liberi alla frazione Villa, ed esattamente di fronte all’ altipiano su cui sorgeva l’ospizio di cui purtroppo non si hanno più tracce. Eadmero racconta che la popolazione poteva attingere l’ acqua da un antico pozzo solo in alcune ore del giorno e in scarsa quantità ed era angustiato dalla carenza d’acqua. Fu allora chiesto a S. Anselmo il permesso di scavare un altro pozzo nei pressi dell’ospizio, ed egli, approvata la proposta, si recò personalmente sul posto indicato e diede con le sue mani i primi colpi di piccone. Dopo pochi giorni di lavoro, l’acqua venne fuori abbondante tra lo stupore dei presenti e si rivelò sufficiente ai bisogni degli abitanti, tanto che ad Anselmo, tornato a Canterbury, gli giungevano ancora notizie non solo di quell’ inesauribile acqua, ma anche degli effetti miracolosi che aveva sugli infermi che la bevevano.

In quel periodo, Ruggero, duca delle Puglie, aveva assediato Capua e, aveva espresso il desiderio di incontrare Anselmo, il quale accettò l’incontro, si recò a Capua e vi rimase ad attendere il passaggio di papa Urbano II diretto al concilio di Bari. Anselmo chiese al Pontefice di esaudire un suo desiderio, cioè esonerarlo dalla carica arcivescovile e permettergli di ritirarsi in un monastero per potersi dedicare alla preghiera e alla stesura di nuove opere, ma il papa non acconsentì, e per di più volle che Anselmo lo accompagnasse, come suo teologo, al concilio che ci sarebbe stato nell’ottobre del 1098 a Bari. Con la partenza di Urbano II da Capua, terminò anche il soggiorno di S. Anselmo in queste nostre contrade: il Santo ritornò in Inghilterra dove visse fino al 1109, anno della morte.

Ed è così che il piccolo paese di Liberi ha avuto l’onore di entrare a far parte della vita di un grande personaggio dell’ XI secolo, insigne dottore della Chiesa, teologo, filosofo tra i massimi esponenti del pensiero medievale di area cristiana proclamato santo nel 1163.

https://www.v-news.it/sessa-aurunca-esposizioni-dei-misteri-e-via-crucis-cittadina-nellattesa-della-settimana-santa/

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Erica Diana

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