Antica Terra di LavoroNews

Giovanni Scirocco, l’eroe di Liberi che si sacrificò per salvare chi amava

Oggi vi proponiamo una storia dimenticata per troppo tempo

La storia di un uomo che si immolò per salvarne un altro. La storia di un EROE.

LIBERI – Orgoglio, rabbia, malinconia, emozione… sono queste le sensazioni che avverto e percepisco osservando Emilio Scirocco mentre mi racconta la storia di suo nonno Giovanni, questo eroe ancora poco conosciuto che ha sacrificato la sua vita e che ha strenuamente difeso i suoi cari senza esitazione e la cui storia gli è stata raccontata da bambino dai testimoni oculari della vicenda e da un’altra donna ormai anziana che all’epoca dei fatti aveva solo 4 anni. “Mio nonno è stato un eroe”, dice Emilio “ha sofferto tantissimo lì in ospedale, secondo quanto raccontatomi da un concittadino anche lui ricoverato in quei giorni nello stesso ospedale. Le condizioni di mio nonno erano disperate, la sua fine era certa a causa del proiettile conficcato nella tempia e che non si poteva estrarre e la sua agonia è stata lunghissima. Non deve essere dimenticato”.

Giovanni Scirocco

La vicenda è stata ricostruita dallo studioso Antimo Della Valle in un saggio pubblicato su E History (https://www.editorpress.it/history/battaglia-del-volturno-giovanni-scirocco-ucciso-dai-tedeschi-a-villa-liberi-per-aver-soccorso-due-soldati-americani-feriti ) sulla base della documentazione rinvenuta nell’Archivio Storico della Camera dei Deputati dove sono stati depositati i fascicoli sulle stragi naziste occultati.

Siamo nell’ottobre del 1943, durante la seconda guerra mondiale e nello specifico nel pieno della battaglia del Volturno, durante la quale Liberi era baluardo tedesco indispensabile per bloccare l’avanzata americana. In uno scontro avvenuto il 16 ottobre 1943 in località Spatolari, due soldati americani del secondo battaglione della Terza Divisione del Generale Truscott vengono feriti dai tedeschi e invocano asilo e soccorso presso la vicina abitazione di Giovanni Scirocco, contadino 57enne di Liberi che aveva ospitato nella sua masseria parenti e sfollati anche provenienti dal vicino comune di Castel di Sasso, scappati dalle loro case e dalle macerie per sfuggire ai bombardamenti. Per uno dei due soldati lo scontro si rivela fatale e muore nel corso della notte mentre per l’altro si prospetta un diverso epilogo. Di primo mattino di domenica 17 ottobre infatti, due soldati tedeschi irrompono nella masseria del signor Scirocco per accertarsi che non ci sia nessun nemico e chiedono ai presenti conferma che in quel casolare non vi siano americani rifugiati intimorendo i presenti con minacce di violenza e di morte . A nulla valgono i tentativi del padrone di casa di cercare di tenere nascosto lo sfortunato militare americano : i due tedeschi perlustrano il casolare e trovano entrambi i sodati, uno morto e l’altro ferito che, alzando le braccia in segno di resa proietta la sua ombra a terra e si rende facilmente visibile,“lì nascosto sotto la scala a chiocciola”. A questo punto subentra l’azione eroica del padrone di casa Giovanni che, per evitare rivalse nei confronti di tutti i presenti, si immola assumendosi la responsabilità dell’asilo conferito agli americani e viene colpito con un colpo alla testa da uno dei due ufficiali tedeschi. A nulla valse la corsa in ospedale: il coraggioso Giovanni morì dopo ben 14 giorni d’agonia con un proiettile d’arma da fuoco conficcato nella tempia e si spense il 31 ottobre 1943.

La denuncia presentata dalla moglie di Giovanni, Emilia Matarazzo

Un anno e mezzo dopo, nel marzo del 1945, la signora Emilia Matarazzo, moglie di Giovanni si reca nella caserma di Formicola e racconta al brigadiere Ciro Volgano e al carabiniere Angelo Petrucci la vicenda a cui ha assistito e che leggiamo integralmente:

Il 16 ottobre 1943, verso le ore 9, nei pressi della mia casa colonica, in contrada “Spatolare-Comune di Liberi (Napoli), mio marito Scirocco Giovanni fu Giuseppe e fu Sabino Carmina, nato a Liberi il 14 agosto 1886, ivi domiciliato, contadino, vide due soldati americani di cui uno gravemente ferito e cercò di dar loro asilo ed assistenza. Infatti mio marito ricoverò nella mia abitazione i due militari americani e presto le prime cure di urgente soccorso al militare ferito, dando loro vitto e alloggio.

Il militare gravemente ferito, malgrado le cure avute, nella notte dal 16 al 17 ottobre 1943, morì e rimase in casa mia, unitamente all’altro compagno e mio marito a guardarlo. Il giorno seguente verso le 6, si presentò un ufficiale tedesco che si trovava in appostamento in quella località e fece prigioniero il soldato americano e per rappresaglia sparò a mio marito con un colpo di pistola, colpendolo alla fronte.

Mio marito, dopo alcuni giorni, morì nell’ospedale militare di Caserta e cioè il 31 ottobre 1943.

Il soldato americano venne poi raccolto dalle truppe alleate che occuparono la zona.

Quando l’ufficiale tedesco venne a casa mia, mio marito cercò di impedire il passaggio all’ufficiale per non farlo entrare in casa dove era nascosto il soldato americano, ma questi dall’interno dell’abitazione alzò le mani e il tedesco vedendo l’ombra proiettata a terra del soldato con le mani alzate, sparò prima a mio marito, poi fece prigioniero l’altro.

Mentre l’ufficiale tedesco stava uscendo dalla mia abitazione con il prigioniero, sopraggiunsero le truppe alleate che erano distante una quindicina di metri dalla mia casa e fecero prigioniero il tedesco e liberarono il soldato americano”.

La denuncia di questa uccisione viene trasmessa alla Procura Militare di Napoli e in seguito al tribunale Supremo Militare di Roma ma non sono mai venuti alla luce i nomi dei responsabili né tantomeno si conoscono gli eventuali provvedimenti presi dal tribunale americano nei riguardi degli ufficiali tedeschi. La vicenda cade nell’oblio anche negli archivi militari statunitensi nonostante all’assassinio avesse assistito anche un americano, il soldato sopravvissuto.

Emilio Scirocco, nipote di Giovanni.

Del sacrificio di Giovanni Scirocco non si saprà nulla neanche in patria: la denuncia della sua uccisione, così come molte altre, sarà sepolta insieme ad altri fascicoli in quello che fu definito l’Armadio della Vergogna, rinvenuto nel 1994 in un locale di palazzo Cesi – Gaddi a Roma e contenente quasi 700 fascicoli relativi ai crimini di guerra commessi in Italia durante l’occupazione nazifascista

Le uniche notizie note sui militari sono quelle pubblicate dallo storico Giuseppe Angelone nell’Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia, ovvero che Liberi, ai tempi della strage era difeso dai reparti dell’ Hermann Goring Division, ma, nonostante l’immane lavoro di ricostruzione dello studioso siamo purtroppo ben lontani dal conoscere le generalità del carnefice, dato l’eccessivo tempo trascorso.

Solo nel 1968 il fascicolo riappare alla procura militare di Napoli e, nonostante la riconosciuta violazione del codice di procedura militare di guerra in base al quale non sussistevano le condizioni e le necessità per uccidere Giovanni, il procuratore chiede al giudice istruttore di archiviare il fascicolo non potendo purtroppo identificare gli autori della strage.

Archiviazione illecita ma repentina, avvenuta il 28 giugno del 1968,in seguito alla quale il fascicolo viene sepolto a Roma presso il Tribunale Militare Supremo, ove verrà ritrovato nel 1994.

Emilia Matarazzo, moglie di Giovanni.

La porta, esattamente come si presentava allora.

Una storia triste quella di Giovanni Scirocco, una di quelle di cui non puoi non parlare o leggere senza un velo d’emozione. L’ennesima ingiustizia che, per quanto lontana nel tempo è sempre viva là nel casolare di località Spatolari, ove le stanze del pianterreno, teatro del funesto evento sono intatte, così come la porta che l’ufficiale tedesco colpì con un calcio per irrompere all’interno dell’abitazione.

L’illeggittimo insabbiamento del fascicolo non è altro che il coerente e” apparente”finale dell’ ingiusta vicenda: non esisterà mai archiviazione nell’animo dei cari del nostro eroe Giovanni né in quello di coloro che vengono a conoscenza di questo episodio. Ora che è consegnato alla storia, diventa eterno , e con esso la stima e il riconoscimento verso il valoroso Giovanni, esempio di coraggio, altruismo e responsabilità.

https://www.v-news.it/bellona-72-anniversario-eccidio-dei-54-martiri/

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