Ven. Apr 3rd, 2020

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Mafia: sequestrati beni per 41 milioni a un imprenditore

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Ecco cosa accade quando, spesso purtroppo, la malavita incontra l’imprenditoria. O meglio, quando 2 modi diversi di delinquere si uniscono. Oppure, se credete possa suonare meglio, quando la corruzione e la collusione alimentano “strategie economiche mafiose”. in Sicilia, precisamente a Catania, sono stati sequestrati beni per 41 milioni di euro a un imprenditore ritenuto “orbitante nell’area di influenza del clan Cappello”. “Il provvedimento del Tribunale” si legge dall’Ansa, “su richiesta della Dda della Procura, fa seguito a una proposta del questore e riguarda beni mibili, immobili ed imprese, in forma individuale e societaria, soprattutto nel settore della grande distribuzione alimentare”. I sigilli sono stati messi tra le altre cose a 13 supermercati di catania e provincia, oltre che a svariati conti correnti, tutti riconducibili all’imprenditore in questione. I supermercati, tutti a marchio “GM”, erano attività che funzionavano benissimo, complice ovviamente il poter stabilire prezzi inferiori rispetto alla concorrenza. Delle vere e proprie “lavatrici di denaro sporco”, che riciclavano i soldi della vendita di droga, delle estorsioni e della prostituzione. Eppure sembrerebbe essere solo la punta di un iceberg gigantesco che non si scalfisce facilmente. Omertà, paura, collusione tra politica, magistratura e imprenditoria sembrano essere il naturale carburante di una mafia moderna e ben organizzata, che si insinua in prima persona nei panni di rampanti imprenditori, novelli avvocati e magistrati, politici cadetti e non solo. Ormai sembra chiaro che la crescita “2.0” dell’attività malavitosa, trova la sua più naturale connotazione nell’infiltrarsi all’interno dei ruoli chiave dell’apparato statale, legislativo ed economico. Un connubio che porta a una sorta di zona grigia , dove diventa sempre più difficile distinguere ciò che è legale da ciò che non lo è. Ed è lì che spesso giocano un ruolo chiave i sindaci, i presidenti di provincia e regioni, e su fino anche ai parlamentari. Parlare di schifo e nausea non basta più, occorre che l’organismo che li ha ingeriti li vomiti, oppure venga distrutto, definitivamente.

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