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Napoli. Violenza sulle donne, Rosaria Aprea: “Solo un piccolo uomo la usa per sentirsi grande”

DiThomas Scalera

Gen 11, 2017
Rosaria Aprea

NAPOLI. Sono tante le donne uccise fino ad oggi in Italia. Lo afferma stamattina nella puntata di Mattino Cinque l’ex miss Italia Rosaria Aprea in passato vittima di violenza da parte del suo ex compagno. Ad oggi, quasi sette milioni di donne hanno subito violenza, fisica o psichica, nel corso della loro vita. Se una donna dice basta, contro la violenza deve denunciare ed alzare la testa, tutto questo ci deve far riflettere sempre, costringendoci a denunciare ed impegnarci sempre di più affinché sia garantito un aiuto concreto alle vittime di un fenomeno tanto diffuso e complesso. La cattiva notizia è che il numero dei femminicidi in Italia non è calato ed è rimasto stabile, quella buona è che è aumentata ovunque la consapevolezza delle donne e che le giovani denunciano di più molestie e atti di violenza. Oggi afferma Rosaria Aprea bisogna denunciare. Non bisogna nascondersi dietro l’essenza maschile. Un incremento di consapevolezza che si deve tradurre per le istituzioni in impegno quotidiano per aiutare moltissime donne: sono infatti ormai centinaia i Centri antiviolenza sparsi in Italia, pronti a fornire appoggio e aiuto a chi decide di denunciare. Centri che nascono “anche in modo ‘inventato’, fuori dai canali ufficiali e grazie a esperienze di femminismo “, sottolinea l’ex miss Italia con operatrici che affrontano le donne abusate non solo in termini di “servizio” assistenziale, “bensì con una procedura ponderata di ascolto e relazione, accompagnandole in un percorso che consenta di ricostruire se stesse”. E anche se, a tutt’oggi, sono ancora molti i centri in crisi di finanziamento e che rischiano la chiusura, bisogna impegnarsi sempre di più affinché siano sbloccati i fondi non ancora devoluti A incidere sul fenomeno della violenza sulle donne sarebbe però necessaria una vera rivoluzione culturale. Spesso ribadisce Rosaria si dice che, quando all’interno della coppia c’è violenza, non si deve mai parlare d’amore. Chi lavora all’interno dei Centri sa, però, che non è così semplice e che non si può sottrarre alle donne abusate (negando a priori l’amore) il diritto di ragionare e reagire dentro la propria relazione, facendoci sentire ulteriormente giudicate, sottovalutate o addirittura disprezzate. Si torna dunque alla questione controversa del contributo degli uomini. “C’è una parte del femminismo italiano che mantiene una posizione rigidamente separatista, anche se forse la maggioranza è invece più disponibile al dialogo – ragiona in proposito l’ex miss Italia – sono gli uomini a dover lavorare su se stessi e alcuni lo stanno già facendo. Occorre ripensare in profondità sia ai messaggi che ai bambini arrivando poi in famiglia, con l’impostazione tangibile delle relazioni tra maschi e femmine a partire dai primissimi anni di scuola: ciò che viene definita ‘educazione’ ai sentimenti, o al rispetto delle differenze o contro gli stereotipi di genere è a mio avviso rappresenta una priorità ormai indilazionabile”. Bisogna cambiare la consapevolezza delle donne, per questo dico a questa ragazza di Messina di denunciare l’episodio, non difendendo il suo amore, tanto nulla cambierà. In Italia, ad esempio, se le cifre dei femminicidi restano purtroppo stabili, le giovani denunciano di più molestie e atti di violenza, li ‘riconoscono’ per così dire, per quello che sono. Ci sono ormai centinaia di centri antiviolenza, molti dei quali ‘inventati’ da donne che hanno fatto esperienza di femminismo e che affrontano il rapporto con le donne abusate non in termini di ‘servizio’ assistenziale, bensì con una procedura di ascolto e relazione, senza trattarle come vittime, ma accompagnandole in un percorso che consenta di ricostruire se stesse. A livello globale poi, la questione della violenza e del femminicidio è entrata nell’agenda delle priorità delle agenzie internazionali, tenendo ben conto delle diversità dei contesti. Bisogna annullare il silenzio assoluto, ora l’importanza della questione violenza è tenuta in conto persino nella composizione delle missioni di pace dell’Onu. Oggi amaramente, molti centri rischiano la chiusura, altri di dover ridurre le prestazioni o gli orari di apertura. Il nuovo Governo deve impegnarsi nello sblocco dei fondi non ancora devoluti annunciando un finanziamento aggiuntivo di 20 milioni. Deve assolutamente nascere per la salvezza di noi donne, il confronto tra i Centri antiviolenza e il Governo. E’ necessaria anche una rivoluzione culturale; da li potremo poi capire il contributo degli uomini. Tutto questo però, rappresenta una questione molto controversa, perché c’è una parte del femminismo italiano che mantiene una posizione rigidamente separatista, anche se forse la maggioranza è invece più disponibile al dialogo. Il problema è come: io credo ribadisce Rosaria che la rivoluzione culturale tra le donne ci sia già stata mentre sono gli uomini a dover lavorare su se stessi, perché la violenza è innanzitutto un “loro” problema. Alcuni lo stanno già facendo, ma occorre ripensare in profondità sia i messaggi che ai bambini arrivando sempre in famiglia, con l’impostazione delle relazioni tra maschi e femmine a partire dai primissimi anni di scuola: ciò che viene definita “educazione” ai sentimenti, o al rispetto delle differenze o contro gli stereotipi di genere è a mio avviso rimane una priorità ormai indilazionabile. Ma va ricordato che è tutto ciò che crea il contesto culturale diffuso – pubblicità, video, giochi, fumetti, Tv, cinema, letteratura, informazione e social – a dover cambiare: troppo spesso sono proprio i media, ad esempio, a tollerare, giustificare, minimizzare atti di violenza espliciti o impliciti. Un processo di maggiore consapevolezza sulla valenza dei messaggi misogini e svalutanti dovrebbe coinvolgere tutti gli operatori, i produttori, i comunicatori: perché quei messaggi arrivano a bambini e bambine ma anche ad adolescenti e adulti. Concludo dicendo alla ragazza di Messina, ma specialmente a tutte le donne di non nascondersi, di denunciare sempre chi vuole la distruzione umana. Vi saluto con questo aforisma:”La violenza è una mancanza di vocabolario.”non dimenticatelo mai.

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Thomas Scalera

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