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Portico di Caserta. Forno crematorio e via Giovanni XXIII, la città attende risposte

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Il degrado e la mancanza di pulizia nei tombini sembrano non trovare limiti. Una beffa clamorosa, che ci costringe per l’ennesima volta a compiere la parte dei cattivi nei riguardi di questa confusionaria amministrazione. Quindi ricapitolando,  dopo la segnalazione dello scorso 25 ottobre  di alcuni residenti di via Giovanni XXIII, che  chiedevano  con valida   sincerità  al caro primo cittadino  la motivazione sul perché  della mancata pulizia  dei  tombini ostruiti, il problema è stato nuovamente  segnalato il fine settimana scorso ancora da questi  poveri residenti esasperati di  via Giovanni XXIII.  I portichesi  residenti della zona,  chiedono per l’ennesima volta  ancora  sulle pagine dei nostri canali di comunicazione  l’intervento dell’ente comunale di piazza Rimembranza su questa questione, ci sono ancora lamentele, la causa della scarsa manutenzione dei tombini forse è da imputare  nuovamente  ancora alla difficile situazione economica e alle limitate risorse che non permettono di intervenire agli amministratori di effettuare in maniera  adeguata i lavori di pulizia. Caro sindaco, ora bisogna rispondere,  devi dare una soluzione drastica  a questi residenti, ma soprattutto devi dare una risposta immediata, ma soprattutto significativa  per la questione delicata  del forno crematorio, è notizia che il Responsabile SUAP Piccirillo ha revocato completamente il certificato di agibilità al capannone dove doveva sorgere l’azienda ubicata. Una nuova doppia beffa in arrivo per i cittadini portichesi,  la città ora deve sapere la verità,  realizzare oggi  un forno crematorio nelle vicinanze del centro abitato,  nella zona industriale di Portico,  distante un centinaio di metri dalle prime case, rappresenta la vera assurdità (a questo proposito è doveroso sottolineare la preoccupazione  che sta crescendo in tutti portichesi,  ora è arrivato il momento di non fare demagogia scadente  su questa delicata questione). Il  sito che nascerà, è  poco distante dal centro abitato, ma soprattutto cari amministratori andatevi a leggere attentamente sin da subito  (lo studio epidemiologico dell’Arpa fatto sul forno di Vercelli, questo studio  dovrebbe far riflettere ponderatamente su questa questione). Il Forno non farà altro che aumentare l’inquinamento e i pericoli di malattie, anche gravi. I dubbi riguardano le emissioni di sostanze inquinanti (quali diossine, furani, metalli pesanti) dovute alla cremazione per combustione. E’ difficile ignorare che un impianto di questo genere, possa avere ricadute pesanti in termini di inquinamento sul territorio; analisi compiute su siti simili hanno infatti dimostrato caro sindaco Oliviero  importanti emissioni di sostanze inquinanti. Ad Arezzo e Pistoia i Forni crematori  per gli animali da compagnia sono già stati chiusi più volte per la grande quantità di diossine completamente  emesse. In Germania le norme  sono molto più restrittive delle nostre e a parte livelli di emissioni più bassi, prevedono zone di rispetto dai 2,5 ai 5 chilometri. Quali ipotesi sono state fatte sulle ricadute ambientali, che, se immaginiamo estese per un periodo di almeno 30 anni rischiano di essere piuttosto pesanti? Normative spesso confuse o assenti, a livello Italiano ed europeo, creano poi non pochi problemi nel controllo dei privati che gestiscono un impianto di questo tipo. Tra l’altro di per sé la cremazione è un processo altamente “energivoro” e quindi costoso in termini di consumi energetici. La nostra non è ovviamente una presa di posizione ideologica contro la cremazione che è una scelta personale e come tale va rispettata e sulla quale non siamo del tutto  contrari. Caro sindaco però,  noi proponiamo delle alternative alla cremazione, metodi eco-friendly che consentiranno un risparmio per le amministrazioni, che invece di investire in forni crematori per gli animali da compagnia nocivi e costosissimi potranno noleggiare i macchinari direttamente dalla Scandinavia salvaguardando la salute pubblica. Nel nord Europa si utilizza già un processo di cremazione a freddo che non rilascia alcuna sostanza (“Promession” e si basa su una nuova combinazione di tecniche provate e testate che preparano il corpo dell’animale, per un naturale processo di decomposizione. La procedura è accettabile in termini di considerazioni etiche, morali, ambientali e tecniche e non sottopone il corpo ad una manipolazione violenta o distruttiva. Si tratta di un processo che si avvale della tecnica del congelamento criogenico effettuato con azoto liquido e che permette inoltre la separazione dei metalli dalla polvere secca ottenuta). Le alternative  cari amministratori portichesi ci sono, sono ad impatto zero,   vogliamo citarvi per suggerimento, la famosa “Capsula Mundi,” basta solo solo informarsi su queste situazioni. Cari amministratori di Portico,  queste devono essere le tematiche di discussione da oggi,  bisogna sensibilizzare sin da subito  la città, ma soprattutto  lavorare  ad una proposta di  legge che sia utile per recepire le direttive politiche  che superano il metodo dell’incenerimento.  Basta con le strumentalizzazioni contro la Massaro Costruzioni accusata da sapientoni della stampa, ma soprattutto della politica locale di costruire abusivamente il capannone dell’azienda, caro sindaco qui c’è da sensibilizzare la città ad una battaglia per la sopravvivenza umana, i forni crematori inquinano, ma soprattutto sono superati. Concludiamo per l’ennesima volta  senza fare nessuna polemica caro Sindaco Oliviero, ma le ribadiamo che oltre alla questione del forno crematorio, le strade cittadini  devono sempre essere pulite, che la pulizia deve sempre essere fatta ai tombini, ma soprattutto le ribadiamo concludendo  che via Giovanni XXIII non può essere più abbandonata. Basta con il gioco delle tre carte.  Insomma ora è il momento di dare una risposta, Portico e dintorni hanno bisogno  di un gran da fare, ma soprattutto bisogna mostrare alla città, se c’è la voglia di cambiare radicalmente la  comunità portichese. 

 

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