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Presenzano. Uno studio sulla creatività della popolazione, intervistate oltre 200 persone: ecco i risultati

DiThomas Scalera

Ago 28, 2016

teresa antignani
Premessa  dello studio, in cui è stato coinvolto 1/6 della popolazione locale,  era la volontà di indagare la presenza di un eventuale potenziale creativo in un campione di soggetti risultati altamente conformisti da una ricerca socio-psicologica precedente. L’oggetto dell’indagine è dunque la creatività, ricercata nei termini della psicologia individuale e sociale, accostata alla studio della percezione di un’opera d’arte. Una creatività indagata molecolarmente, in uno di quei contesti geopolitici che paiono impossibili da mutare.
Emerge una differenza di genere

“Dall’analisi dei dati è risultata esservi una differenziazione tra generi. Quel che ne risulta significativa è la chiara propensione femminile a prediligere tipologie di attività che sottolineano una viva esigenza di plasmazione della materia  e trasformazione tangibile del reale. L’indagine, in questo senso, ha solamente permesso di sottolineare e rimarcare una potenzialità creativa , presente in queste donne, chiaramente  indirizzata ad un mutamento visibile ed effettivo del dato reale.(…)

Le differenze di istruzione

Ad un maggior livello di istruzione non  possiamo dimostrare che aumenti un eventuale potenziale creativo, sembra essere altresì presente una modalità differente di espressione  di questo; a tal proposito la riflessione slitta su tutt’altro piano, potremmo affermare in effetti che i soggetti con un livello di istruzione minore posseggono una libertà di interazione con la materia, una intelligenza artigianale, che i più giovani ed istruiti non hanno.

In pratica, il disoccupato, la donna, l’anziano sono risorse inesauribili, che per una questione tutta legata al “buon costume” del lavoro, del maschilismo, della esaltazione della gioventù, neanche si rendono conto di essere una vera e propria miniera di possibilità.

In vista di questo le percentuali di disoccupazione e la media d’età dei piccoli centri del Sud non possono e non devono più essere letti come dati catastrofici legati alla questione meridionale, ma come incredibili potenzialità e risorse culturali e umane vivissime che urgono un riconoscimento privilegiato ed un coinvolgimento immediato nel contesto comunitario.

teresa2
 
 

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Thomas Scalera

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