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Roberta Ragusa, il marito si dichiara ancora innocente

Roberta è viva e potrebbe essere in Francia con un uomo ribadisce Logli

Sulla sua innocenza scontro tra i giornalisti Abbate e Peronaci attraverso le loro pagine Facebook

“Roberta Ragusa? Io l’ho vista, l’ho incontrata a Cannes, in Francia. Ci ho parlato e lei si è subito allontanata“. Partiamo da questa dichiarazione, a dir poco scioccante che arriva da un testimone che vive in Francia. Il testimone, come riportato dal settimanale Oggi, ricordiamo che è “un italiano, Pasquale Davi, chef in un ristorante nella città francese, ha raccontato di aver visto la donna e di aver persino parlato con lei. La donna si sarebbe allontanata in un compagnia di un uomo”.
Ricordiamo che suo marito, Antonio Logli è stato condannato due volte, in primo grado ed in appello, a 20 anni di carcere perché sospettato di averla uccisa e averne successivamente distrutto il cadavere.
Il Logli vive con la sua compagna Sara Calzolaio, all’epoca della scomparsa di sua moglie Roberta, la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, sua amante ed i due figli avuti da Roberta e, solo dopo tale dichiarazione del testimone ha deciso di tirare fuori una foto della moglie con il ‘famoso’ pigiama rosa, indossato a suo dire proprio la notte della scomparsa.
Premettendo che la foto in questione, di Roberta con il ‘noto’ pigiama rosa, spuntata durante una puntata della trasmissione Quarto Grado, è inedita perché non compare nel fascicolo giudiziario composto da migliaia di atti.
Una ‘concessione’ della famiglia Logli che è comunque irrilevante ormai ai fini processuali in quanto non consentirà di riaprire nuove indagini ma che si riconduce alla dichiarazione di innocenza del Logli, riaffermata tutt’oggi.

“Io non ho ucciso Roberta” continua a ribadire dunque il marito Antonio Logli ed a credere alla sua innocenza anche un noto giornalista, Carmelo Abbate che recentemente ha anche dedicato un post sulla vicenda attraverso la sua pagina facebook che riportiamo di seguito: “Lui è Antonio Logli. Fino a oggi con la sua vicenda giudiziaria sono stato prudente, non sono mai andato oltre il principio giuridico per il quale nessuno dovrebbe essere condannato se non in presenza di una prova certa oltre ogni ragionevole dubbio.
Ho sempre detto che non avrei messo la mano sul fuoco sulla sua innocenza, ma che per nessuna ragione al mondo lo avrei condannato, perché nelle sentenze non è provato “oltre ogni ragionevole dubbio” il fatto che abbia ucciso la moglie Roberta Ragusa.
Tutto questo fino a pochi giorni fa, quando ho deciso di fare uno sforzo ulteriore, mi sono messo in macchina e sono andato a casa sua, a San Giuliano Terme.
Prima di partire mi sono riletto le carte, ho evidenziato e isolato la dinamica sui fatti di quella sera descritta dalla procura e fatta propria dai giudici. Una dinamica che inizia in casa e finisce in via Gigli, dove un testimone con tutti i crismi dell’inattendibilità, Loris Gozi, “deduce” di averlo visto.
Sono entrato in casa Logli, sono partito dal pianerottolo dove sarebbe avvenuta la lite, e ho ripercorso tutta la dinamica descritta dagli inquirenti, passando dalla campagna fino ad arrivare in via Gigli.
Morale, se fino a oggi ero stato prudente, ora non ho più dubbi: Antonio Logli non può aver fatto quello di cui l’accusano i giudici. Io non so cosa sia successo quella notte, non c’ero. Ma le cose non possono essere andate come c’è scritto nelle carte. La dinamica ipotizzata dai giudici è inverosimile, ai limiti dell’impossibile. E questa per me da oggi è una certezza.
Chiarito questo passaggio, sono tornato in casa Logli e mi sono seduto a pranzo con Antonio, il figlio Daniele che manda avanti l’autoscuola ed è molto più maturo di tanti ragazzi della sua età, la figlia che sta per compiere 18 anni, che ho abbracciato e riabbracciato più volte ai limiti della molestia, per la dolcezza, per il carattere, e per il modo in cui protegge il suo papà, quasi lega fisicamente a sé contro chi vorrebbe portarglielo via, e la compagna Sara, che dentro quella casa ama e viene amata con eguale intensità da tutti i componenti”.

Dichiarazioni che hanno scatenato non poche critiche sui social, portando un altro giornalista, Fabrizio Peronaci, a dire la sua sulla vicenda attraverso il Gruppo ‘Giornalismo Investigativo by Fabrizio Peronaci’:
“Giornalisti a pranzo a casa Logli?
No grazie.
Chiediamo rispetto per Roberta
(e la magistratura)

Nell’Italia capovolta dei misteri e delle inchieste sui crimini più atroci, troppo spesso contro le donne, c’è un signore che, esercitando il suo ruolo di operatore dell’informazione, ritiene di fare cosa buona e giusta andando a trovare in casa un uomo condannato per omicidio e distruzione di cadavere della moglie, e poi difenderne la posizione a spada tratta.
Parliamo del caso di Roberta Ragusa, la madre di due figli e imprenditrice scomparsa oltre sette anni fa e mai ritrovata. Due sentenze di primo e secondo grado hanno sancito la colpevolezza del marito, Antonio Logli. Per il prossimo luglio è atteso il verdetto definitivo della corte di cassazione. Ora, il collega di cui sopra ritiene non ci sia nulla, ma proprio nulla di moralmente riprovevole e di deontologicamente scorretto nel farsi invitare a pranzo da Antonio Logli, abbracciare in pieno la sua causa, propinare al suo pubblico indimostrabili dichiarazioni innocentiste, nonostante le due sentenze di condanna e l’imminente chiusura definitiva del caso.
No, così non va. Lasciamo lavorare i giudici. La sconvolgente fine di Roberta Ragusa, per rispetto alla vittima e alle persone che le hanno voluto bene, non merita ulteriori schiaffi, e non vorremmo che da qui al prossimo luglio cominciasse una campagna di delegittimazione della magistratura e di interferenza su decisioni da prendere in punta di diritto e di giustizia.
Nelle prossime ore pubblicherò un documento attraverso cui farsi un’idea precisa di quanto accaduto alla sventurata Roberta, la cui memoria questo gruppo di giornalismo investigativo onora.

Roberta Ragusa
Antonio Logli e Sara Calzolaio
Fabrizio Peronaci
Carmelo Abbate
Documento senza titolo

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