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Roccamonfina. Castagneti riconosciuti 'frutteti', potenziali benefici dal PSR. Intanto spuntano le prime 'galle'

DiThomas Scalera

Apr 5, 2017

Una buona e una cattiva notizia per i castanicoltori roccani e non solo. La buona notizia è arrivata nei giorni scorsi a seguito della decisione della Regione Campania di riclassificare la castanicoltura come “castanicoltura da frutto”, distinguendo così i castagenti dai boschi. Questa modifica è stata inserita nella Legge di Stabilità regionale 2017 e consentirà alle aziende del settore di avere meno vincoli burocratici in merito alla lotta biologica ed “integrata”, ovvero con l’utilizzo di prodotti fitosanitari autorizzati, al cinipide galligeno e soprattutto consentirà alle aziende in regola di poter usufruire dei vantaggi e delle opportunità messe a disposizione dai bandi del PSR, Piano di Sviluppo Rurale, regionale 2014-2020. La modifica alla Legge regionale n. 13 del 1987 che considera dunque i castagneti da frutto “in attualità di coltura” potrebbe rappresentare la svolta per un comparto economico importantissimo messo in ginocchio negli ultimi anni dall’emergenza del terribile insetto “cinipide galligeno”, o vespa cinese. “La modifica è importantissima per tutto il comparto e l’indotto economico che ruota intorno ad esso – spiega Alessandro Mastrocinque, Presidente della CIA Campania –. Si aprono adesso significative opportunità per le aziende del settore che potranno utilizzare al meglio le risorse del PSR”. Dunque uno spirgalio di luce potrebbe finalmente arrivare dopo anni di sofferenza ed il crollo della produzione dello scorso anno che ha sfiorato il 100%. Una intera economia messa in ginocchio a causa di un insetto. La cattiva notizia è che il cinipide ha già iniziato a manifestarsi anche quest’anno e con una certa virulenza. Già sulle prime gemme dei castagni è possibile vedere le prime “galle” dove risiedono le larve della vespa cinise che tra giugnno e luglio “sfarfalleranno” per andare a depositare nuove uova e moltiplicarsi in milioni di esemplari. La lotta biologica sin qui è stata serrata ma non ha prodotto ancora risultati incoraggianti, tanto da spingere la CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, in una nota ad affermare che “Occorre prendere atto dell’insufficienza del Piano regionale nell’affrontare la crisi del comparto castanicolo e cambiare strategia: serve considerare altre forme di lotta e l’utilizzo di altri prodotti consentiti in agricoltura biologica, facendo altre opportune verifiche sull’utilizzo del piretro consentito in agricoltura biologica su tutte le produzioni frutticole fuorchè le castagne”. A breve saranno effettuati nuovi lanci degli insetti antagonisti con l’auspicio che quest’anno l’infestazione del cinipide non provochi il crollo della produzione verificatasi negli ultimi anni. I primi segnali con la presenza massiccia di “galle” già in questo periodo non è incoraggiante ma le aziende sono intenzionate a non mollare. Diversamente una nuova crisi come quella dello scorso anno significherebbe la morte dell’intero settore economico e la fine di molti centri urbani, come il Comune di Roccamonfina, che fondano la loro economia esclusivamente sulla castanicoltura.

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Thomas Scalera

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