• Sab. Ott 16th, 2021

Si riapre il caso Cucchi. Speriamo che la verità abbatta il muro di omertà che si era creato

DiThomas Scalera

Gen 19, 2017


Quanto costa la libertà?
Per la famiglia Cucchi otto lunghissimi anni. Ma sapete cosa significa attendere otto lunghissimi anni per una verità, per giunta relativa alla morte di un figlio in circostanze “sospette” ? E’ innaturale per un padre, una madre “sopravvivere” al destino di un figlio (e già ciò dovrebbe scuotere le coscienze di ognuno) e ancora più innaturale non sapere la vera natura del decesso, che per otto lunghissimi anni è stata stuprata, violentata, insanguinata da agenti di stato (in minuscolo perché non sento di essere rappresentati da loro) che dall’alto del loro potere hanno issato muri per sviare indagini, per creare scompiglio tra la gente, creare il caos, e con ciò permettere agli addetti ai lavori di proseguire la loro “marcia di bugie”. Ma tutto questo perché? Perché “uccidere di epilessia” ? Perché gettare merda su un ragazzo come me, giovane, che fa uso di qualche sostanza “leggera”: sostanze che magari risultano essere legali in tantissimi altri paesi del mondo, perché? Perché i tre poliziotti in quella serata dovevamo “obbedire” a qualche ordine dall’alto?
Otto anni sono la crescita di un figlio, la realizzazione di un progetto familiare, le liti con i genitori, i morsi e le carezze date al proprio compagno, i tramonti, le albe, l’estati, le primavere, la neve, il sole, il mare, il vino,e perché no uno spinello ( non fingiamo ancora di nasconderci dietro sterili e democristiani pensieri).
Chi ridarà senso alla vita di Stefano?
E alla sua famiglia?
È notizia di ieri, che il pm Giovanni Musarò ha chiuso l’inchiesta aperta nel novembre del 2014, e con la procura di Roma che ha chiesto il processo con nuovi capi d’accusa a carico dei tre carabinieri di cui non citerò il nome. Per rispetto delle loro famiglie.
Questa è la ricostruzione del pm: Provocato tumefazioni ed ecchimosi, lesioni personali con esiti permanenti. Una rovinosa caduta con impatto al suolo”.
La posizione dei tre agenti si complica, dato che erano stati indagati per lesioni personali aggravate, infatti ora essi sono accusati di : Omicidio preterintenzionale pluriaggravato dai FUTILI MOTIVI e dalla minorata difesa della vittima, abuso di autorità contro arrestati, falso ideologico in atto pubblico, calunnia.
È tutta riassunta in quelle pochissime righe, la storia di un Ragazzo ucciso per FUTILI MOTIVI ( un po’ di fumo aveva, si dice ).
Mi hanno rapito le lacrime della madre, della sorella di Stefano, delle persone perbene, dei tantissimi ragazzi che hanno seguito la storia, come se fosse la loro storia, immaginandosi nei miliardi di posti di blocco che le forze dell’ordine ci propinano ( giustamente). Ma perché usare le mani? Perché uccidere un ragazzo, che per giunta era palesemente innocente?
Purtroppo le morti segnano un solco da cui inesorabilmente bisogna partire, cercando di non errare in determinati atteggiamenti, sennò si rischia di “mischiare il ladro con la guardia”. D’altronde noi ci stiamo indignando per la tragica fine dello studente Giulio Regeni, massacrato in egitto.
Ma sappiate che la storia di Giulio è anche la storia di Stefano, auspicandomi che dopo otto lunghissimi anni, la famiglia possa finalmente piangere sulla tomba del proprio compianto sapendo che agenti di stato hanno volutamente ammazzato un semplice ragazzo .
Non epilessia, anzi per chi non lo sapesse l’uso di sostanze leggere quali marijuana e derivati, alleviano gli spasmi dovuti alla malattia e soprattutto riducono le scosse epilettiche.
E tu Stefano, che ci guardi da chissà dove, perdona le umiliazioni che hai dovuto subire, gli schiaffi i pugni, io lo so che da lassù fai ancora fatica a riconoscere la “guardia dal ladro”.

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Thomas Scalera

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