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Caserta. Ezio Bosso mercoledì 28 agosto dirigerà l’orchestra di Salerno nell’Aperia della Reggia

Presentata la kermesse Un’estate da re

Alla conferenza presente il pianista e compositore

CASERTA. Martedì 27 agosto nella splendida cappella palatina della Reggia di Caserta si è tenuta la conferenza stampa di apertura della quarta edizione di “Un’estate da re. La grande musica alla Reggia di Caserta”.

Alla conferenza è stato intervistato il pianista e compositore Ezio Bosso che mercoledì 28 agosto dirigerà l’Orchestra Filarmonica del teatro municipale Giuseppe Verdi di Salerno.

Un conferenza molto importante quella tenutasi martedì 27 agosto con Antonio Marzullo, direttore artistico di Un’estate da re, Antonio Bottiglieri, organizzatore dell’evento e Tiziana Petrillo, assessore alla cultura del comune di Caserta, con molti giornalisti che hanno avuto il piacere di intervistare il grande Ezio Bosso. Il festival presenta sei spettacoli molto interessanti di musica classica, sinfonica e lirica con artisti dal calibro internazionale quali Alvise Casellati e Julian Rachlin, Igor Stravinskij con il Balletto del San Carlo, David Garret, Zubin Mehta e Stefano Bollani. Il direttore Marzullo ha subito esordito dicendo che anche questa quarta edizione sarà molto bella e chiuderà una grande stagione artistica campana. “La scelta degli artisti, ma anche dei programmi ci consente di dare grandi emozioni al nostro pubblico che viene da tutta la regione. Stiamo registrando veramente grandi conferme”. Anche l’organizzatore Bottiglieri si è mostrato soddisfatto per le scelte di questi grandi artisti, “noi dobbiamo ringraziare moltissimo il maestro Ezio Bosso perché è un ritorno a Caserta, è un ritorno ad Un’estate da re. Quando si ritorna vuol dire che c’è un innamoramento e noi pensiamo che da questo possa nascere qualcosa in più e immaginiamo altri progetti”.

Molto interessante il programma del primo spettacolo con protagonista il maestro Ezio Bosso: in apertura le Danze ungheresi n. 5 e n. 1 di Johannes Brahms,  a seguire la Sinfonia n. 9 in minore di Antonìn Dvòrak per poi arrivare al Boléro di Maurice Ravel. Durante la conferenza il maestro Bosso ha ringraziato in primis il direttore Marzullo per l’affetto e la stima che li lega sottolineando come l’amicizia, ma anche qualsiasi tipo di rapporto, debba basarsi su questi due elementi  poiché la presenza e stima vuol dire credere nelle persone e nelle istituzioni e questo determina le varie collaborazioni. Dalle parole del maestro è subito trapelata la forte passione che lui ha sempre avuto per la musica, “scrivere musica è uno dei gesti d’amore più grandi perché la si lascia agli altri”. Questo determina la grande voglia di approfondire le musiche dei grandi artisti, “Approfondire la nona di Dvòrak è un viaggio perché lui aveva scritto la sinfonia prima di andare in America”. Da qui il maestro ha spiegato come la musica sia un vero e proprio fatto umano, Dvòrak che non amava viaggiare aveva approfondito la cultura americana e poi aveva portato in America la sua musica e la sua cultura per creare un connubio e trasmetterlo alle generazioni successive. “La musica rappresenta noi stessi, rappresenta i nostri sentimenti più profondi anche quelli non dichiarati” ha detto il maestro che ha poi messo in luce come sia importante il tipo di musica al quale lui si approccia perché è quella fatta proprio per durare per sempre, in eterno. Un musica che è molto importante soprattutto nella società attuale, ha sottolineato il maestro, una società dell’opinione piena di pregiudizi e fatta del protagonismo della pochezza, “Con la musica noi stiamo in silenzio senza pensare a cosa dire dopo. Quando parliamo pensiamo a cosa dire dopo, mentre la musica è un atto di gentilezza”.

Bosso si è anche mostrato molto umile, ha infatti specificato come tra i suoi progetti per il futuro ci sia quello di continuare sempre a studiare, in lui non manca mai la voglia di migliorarsi e di crescere. Naturalmente non potevano mancare le considerazioni positive del maestro verso la splendida Reggia che lui ha sempre visto un luogo magico, senza tempo, dove c’è la storia che ci appartiene. Per quanto riguarda la scelta dei brani il maestro ha spiegato che le scelte sono condivise e quindi l’orchestra deve far presente cosa vuole approfondire e poi in base a quello viene  proposto il programma, un programma che per lui è un vero e proprio percorso laddove deve essere tutto collegato e dove ci sono sempre rispetto, affetto e stima.

Il maestro ha poi mostrato molto entusiasmo per la collaborazione con l’orchestra di Salerno, con i musicisti che hanno rischiato con lui perché suonare è un rischio come l’amore, “L’amore è un rischio e chi non rischia non trova nulla”.

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