• Lun. Ott 18th, 2021

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Il vice sindaco di Pietravairano Raffaele Di Robbio, il Prof. Giuseppe Angelone, l’autore Giuseppe Russo e il presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Gianfrancesco. Foto: Domenico Feola

PIETRAVAIRANO. Ieri, domenica 15 maggio presso la Biblioteca Comunale “R. Paone” di Pietravairano si è tenuta la presentazione del libro ‘I caduti di Pietra’ di Giuseppe Russo, un testo che parla del patrimonio artistico, culturale e tradizionale distrutto o violentato durante i tremendi anni della Seconda Guerra Mondiale. Un libro basato su una ricerca scientifica vera, ma scritto in modo leggero per ‘far leggere di storia e territorio’ a chi solitamente non ne vuol sapere. Il testo è stato presentato grazie all’amministrazione Comunale e all’impegno del Prof. Giuseppe Angelone, curatore delle attività culturali di Pietravairano, che ha introdotto i lavori, illustrando il testo.
L’autore, Giuseppe Russo, riprendendo la puntuale introduzione del Prof. Angelone, ricercatore storico della SUN, attraverso delle slides, immagini e parole semplici ma dirette, ha descritto con grande passione i vari bombardamenti subiti soprattutto dai palazzi e dalle chiese di Napoli, citando ad esempio la tremenda distruzione della Basilica di Santa Chiara, sventrata letteralmente dalle bombe e poi consumata da un incendio durato quasi una settimana. Non solo Napoli comunque, ma anche Benevento, Avellino, Caserta e la vicina Capua e buona parte dei Comuni dell’alto Casertano (ad esempio Alife, Teano, Pietravairano, Vairano Patenora ecc.) subirono enormi danni, e non solo in termini di vite umane. Nel nome attribuito al testo ‘I caduti di Pietra’, l’autore ha condensato la tragedia di una guerra che fece letteralmente crollare anche le pietre angolari della nostra cultura e del nostro vivere civile, espresso ovviamente da piazze, stadi, chiese, regge, caffè storici, e tutto ciò che rende viva una comunità. Per concludere, ha inoltre presentato le pesanti ritorsioni naziste e lo scempio dell’occupazione angloamericana, segnalando episodi assurdi come la scialbatura di importanti affreschi negli appartamenti delle regge borboniche, o episodi diretti ad umiliare la nostra cultura come l’urinare nelle belle sale reali dei già citati palazzi dei Borbone.
L’autore ha anche anticipato, oltre al prossimo testo ‘La guerra dimenticata, in uscita a settembre, la partenza ufficiale del Progetto Aldebaran, una mappatura informatica e geolocalizzata dei danni di guerra al patrimonio storico artistico della Campania, che sarà presentata alla fine del 2017.
Alla presentazione, conclusa con diversi interventi da parte del pubblico, hanno proficuamente partecipato il vice sindaco di Pietravairano Raffaele Di Robbio ed il presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Gianfrancesco.
Ecco alcune foto della presentazione:
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Il progetto
12190841_416473895213414_2452356315821332462_nIl progetto culturale “I caduti di Pietra“, nato dalla passione per la storia e per il patrimonio culturale del nostro Paese, il cui primo testo è stato pubblicato a Marzo 2015, è composto da una serie di libri racchiusi in una collana denominata “Campania 1940-1943“. Nel primo volume, attualmente disponibile e protagonista del tour di presentazioni itineranti “History Tour“, si affrontano i temi della deturpazione storica e culturale dell’intero tessuto campano, prestando particolare attenzione a Napoli, la città martire d’Italia che durante il tremendo periodo bellico subì numerosi e devastanti bombardamenti, vittima di ben tre tragici eventi :
 bombardamenti degli Alleati;
 periodo del Terrore durante occupazione e ritirata nazista;
 invasione delle truppe di terra angloamericane.
   Il prossimo libro, che sarà una versione estesa e arricchita del primo testo, e nel quale si approfondiranno più specificamente i casi delle singole province, sarà pubblicato a fine giugno 2016 con il titolo I caduti di Pietra – La guerra dimenticata. Il nuovo testo, mettendo in risalto le ricchezze dei territori campani, racconterà i terribili danni causati dalla Seconda Guerra Mondiale grazie a ricerche, interviste ai testimoni dell’epoca ed a nuove significative evidenze fotografiche. Attraverso le foto, i documenti d’archivio, gli articoli delle testate nazionali e locali del periodo bellico, il lettore scoprirà una storia diversa che parla di tele, colori, marmi, chiese, madonne, regge, stadi, caffè storici e pezzi di cultura deturpati, distrutti o violentati dalla cieca follia della guerra. Inoltre, si segnala che è attualmente in preparazione un testo ancor più ampio, in uscita tra fine 2016 e inizio 2017, nel quale si toccherà il tema della deturpazione culturale su tutto il territorio nazionale, esaminando episodi chiave regione per regione. I CADUTI DI PIETRA racconta una storia “diversa“, scritta per invogliare giovani e meno giovani a leggere il nostro passato senza noia, come una chiacchierata tra amici o alla maniera della moderna e rapida informazione digitale del web. Ma non bisogna dimenticare che il testo, come quelli successivi, sono basati su ricerca scientifica vera, con bibliografia, documenti, foto e studi effettuati in archivio, per rendere al lettore una verità quanto più aderente alla realtà storica del tempo. Ovviamente, come conseguenza di questa ricerca, tutti i testi di questo progetto, attraverso schede e appendici specifiche, renderanno a studiosi, studenti e  appassionati anche notizie più approfondite per apportare un deciso contributo alla cultura storica generale.

PROSSIMI TESTI IN PREPARAZIONE / PUBBLICAZIONE 
 
I caduti di Pietra – La guerra dimenticata – Storia di una regione in cui cadde anche la cultura. 
( Giugno 2016 ) 
 
                    I caduti di Pietra – Attacco all’Italia – Arte, cultura e tradizioni in guerra. 
( tra fine 2016 e inizio 2017 ) 

L’autore

Giuseppe Russo
Giuseppe Russo

“Descriversi è quasi sempre impossibile, un esercizio che rasenta il mero narcisismo – scrive Giuseppe Russo sul suo sito – ma purtroppo necessario nei contesti in cui il proprio messaggio debba raggiungere altri individui, e risultare credibile. Le idee, gli studi, le opinioni, nonché le ipotesi, hanno ragion d’essere se espressione di quella “ex professo” che separa i dilettanti dai professionisti, o i più semplici hobbisti dai ricercatori. Partendo dall’importante esperienza universitaria, grazie anche alla tesi di laurea, ho iniziato un percorso più attento e professionale nel complicato mondo della ricerca storica, delle conoscenze delle verità del passato, e della critica ai messaggi quasi sempre preconfezionati dai vincitori di ogni tipo di conflitto, armato o economico-culturale che sia. Se gli eventi di oggi saranno meglio compresi tra diversi anni, sebbene inflazionati, quelli del secolo scorso sono ancora oggi lontani dall’esser sviscerati in modo definitivo. Ciò che colpisce, però, è l’oblio storico al quale ci stiamo abituando. Una erosione della memoria che non danneggia pochi appassionati di storia, ma piuttosto procura un grave danno all’intera società del nostro Paese. Da troppo tempo le nuove generazioni sono stanche di ascoltare e leggere di questioni politiche e di battaglie eroiche combattute sul teatro europeo, e vogliono, anzi hanno bisogno di sapere cosa accadde realmente a tutta la nostra cultura, alle genti che componevano, e ancora oggi compongono, il reale tessuto sociale della nostra nazione. Per questo motivo, e con la speranza di recuperare l’interesse di tutti i potenziali lettori, ho deciso di analizzare e diffondere un aspetto poco considerato del terribile periodo bellico della Seconda Guerra Mondiale: i beni culturali. Essi esprimono il potenziale e l’ingegno umano, ci ricordano le basi morali della nostra tradizione, e sono i veri elementi caratterizzanti del nostro essere cittadini italiani nelle pur varie espressioni territoriali locali. Durante la guerra, oltre ai dolorosissimi eccidi e alle perdite umane tra militari e civili, furono letteralmente cancellate numerose opere del genio umano. Tele, affreschi, statue, portoni, monumenti, palazzi storici, piazze, chiese, madonne, ponti, pezzi della nostra eredità distrutti o danneggiati per sempre. L’autore, i suoi titoli, le sue esperienze, sono nulla di fronte alle tragedie culturali, e non solo umane, che abbiamo subito, e l’unica parola che mi auguro possa descrivermi può essere condensata nel termine “ambasciatore”. Mi auguro di potervi raccontare una storia che sia di tutti, non solo degli addetti ai lavori, dei professori, dei critici o dei giornalisti. Una storia che parli di noi stessi attraverso i nostri luoghi, i nostri affetti materiali, attraverso quei momenti di vita che viviamo, spesso inconsapevolemente, tra i monumenti che altri Paesi ci invidiano costantemente. Buona lettura a tutti”.

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Thomas Scalera

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