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Roccamonfina. La Principessa Fina, l’imperatore Decio e le Mura Megalitiche: la leggenda nel cuore del vulcano

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Non solo aria fresca e pulita e castagni rigogliosi. La natura incontaminata di Roccamonfina custodisce da secoli una

splendida leggenda che intreccia le storie degli abitanti del luogo, le ricchezze naturalistiche e non solo del territorio,

l’atmosfera “magica” sprigionata dall’antico vulcano spento da epoca preistoria (quinto vulcano italiano per altitudine e tra i primi in Europa per l’ampiezza della caldera, ha infatti un diametro di oltre 6 kilometri, molto più grande anche del vicino Vesuvio). Tutto nasce da misteriosi, a prima vista, ed enormi blocchi di pietra che si trovano sul Monte La Frascara e in parte sul Monte Santa Croce. Si tratta delle note “Mura Mergalitiche”: una antica fortificazione, realizzata dagli antichi ausoni (più verosimilmente dai Sanniti) che erano insediati nel comprensorio circostante (poi abitato dagli “eredi” aurunci, anche se gli studiosi sono discordi considerandole due popolazioni distinte). Le Mura Megalitiche fanno pensare subito ad una fortezza militare pre-romana dalla quale era possibile monitorare tutto il paesaggio circostante fino al mare ma anche ad un eventuale luogo sacro dove compiere sacrifici agli dei. Le Mura sono formate da enormi blocchi di pietra (trachite) appoggiati tra loro con un perimetro complessivo di 180 metri che racchiudono un’area di circa 2500 metri quadri ed in alcuni punti superano i tre metri di altezza. Purtroppo parte della cinta muraria del Monte Santa Croce è stata spianata tra il 1950 ed il 1955 a seguito di lavori per la costruzione del radiofono dell’Aeronautica Militare adibito a ponte-stazione ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile.Una fortificazione imponente. Ma cosa doveva custodire una tale fortezza? Ebbene, se potessero parlare, forse solo i secolari castagni e il bosco ceduo che avvolge d’intorno le Mura potrebbero spiegarcelo davvero. Ma qui nasce il mito, la leggenda. Le Mura erano in verità uno scrigno che racchiudeva una bellissima Principessa, la Principessa Fina. Secondo tale leggenda dal suo nome è nata la denominazione di Roccamonfina, Rocca della Principessa Fina. La leggenda narra che la Principessa Fina era la figlia di Teles, fratello dell’Imperatore romano Filippo l’Arabo, che insieme a dei suoi familiari si rifugiò presso i monti vulcanici per fuggire alla repressione dell’Imperatore Decio succeduto a Filippo. Perché scelsero il territorio di Roccamonfina per rifugiarsi? Sembra per la similitudine con il territorio di origine di Alba Longa con una sommità che sovrasta le valli pianeggianti circostanti (oggi la zona potrebbe essere individuata nella città di Rocca di Papa, casualmente anch’essa caratterizzata dall’attività vulcanica del Vulcano Laziale detto anche Vulcano Albano!). L’Imperatore Filippo l’Arabo regnò dal 204 al 249 dopo Cristo ma nella parte finale del suo regno fu costretto a fronteggiare due suoi fedelissimi generali. Nel tentativo di fermare l’usurpatore generale Tiberio Claudio Marino Pacaziano a capo delle regioni della Mesia e della Pannonia, che fu acclamato imperatore dalle sue truppe e provocò innumerevoli rivolte, l’Imperatore Filippo l’Arabo nominò signore di quelle terre l’altro suo fidato generale Gaio Messio Quinto Decio con l’ordine di sedare le rivolte e punire tutti coloro che avevano sostenuto Pacaziano. Ma i militari fedeli a Pacaziano pur di non essere uccisi all’arrivo di Decio lo nominarono a sua volta Imperatore. Decio non rifiutò. L’Imperatore Filippo l’Arabo fu costretto così a fronteggiare l’ennesimo usurpatore, stavolta molto più abile in battaglia poiché tra i migliori e preparati generali in quel momento, ma ebbe la peggio nella battaglia di inizio estate del 249 che si svolse a Verona. Filippo fu ucciso durante gli scontri. Alla notizia della morte dell’Imperatore il figlio undicenne dello stesso Saverio Filippo fu nominato Cesare ma fu subito assassinato sgozzato da una guardia pretoriana: Decio così divenne Imperatore di Roma. Ed è nei suoi due anni di regno (dal 249 al luglio del 251) che l’Imperatore Decio (del quale resta traccia ancora oggi a Roccamonfina vista la strada a lui intitolata, via Decio, che si trova nel centro storico della cittadina alle spalle di piazza Nicola Amore) si innamorò perdutamente della Principessa Fina cercandola in ogni dove sull’antico vulcano, ben nascosta e protetta dall’ “Orto della Regina” (928 metri sul livello del mare). Le Mura Megalitiche infatti in epoca medievale furono denominate “Orto della Regina” sulla scia della leggenda della Principessa Fina. Molto più probabile l’ipotesi che tale denominazione della fortificazione sia stata data in virtù di antichi culti pagani poi ereditati nel tempo dal culto alla Madonna del vicino Monte Lattani. Diverse sono le fonti storiche che parlano espressamente del mito della Principessa Fina e tra questi certamente lo storico Perrotta citato anche negli “Annali” dell’Istituto di Corrispondenza Archeologica (qui vi riportiamo un link inerente il volume undicesimo nel quale si parla della leggenda della Principessa Fina – da pagina 203 – https://books.google.it/books?id=o4NNAAAAcAAJ&pg=PA203&lpg=PA203&dq=imperatore%20romano%20Decio%20e%20la%20%20principessa%20Fina&source=bl&ots=qIjrOQnF1r&sig=Qakb11OttHW5Ynvlq_Qry8nIt-o&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjVt-v3i6TbAhVMy6QKHQDWDiYQ6AEIYDAO#v=onepage&q&f=false ). Una leggenda dunque che intreccia la grande storia, i sentimenti, il territorio. Un territorio che può e deve tornare a sognare. Volete saperne di più sulla Principessa Fina e la sua storia? Allora non resta che visitare Roccamonfina e l’Orto della Regina!

In basso alcune foto delle Mura Megalitiche e uno schema dell’Orto della Regina:

  

Un video di LivioTv nel quale si parla delle Mura Megalitiche di Roccamonfina:

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