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Donnexstrada, le testimonianze delle autrici del progetto

Riportiamo le dichiarazioni di Claudia, Greta, Ilaria e Marta

Come già sottolineato nel primo articolo, riportiamo le dichiarazioni delle autrici del progetto Donnexstrada

“Ciao, sono Claudia e sono una studentessa della magistrale di Servizio Sociale all’università di Bologna. Sono entrata a far parte del progetto per rompere il sistema di potere che sta alla base della violenza alla donna in quanto tale e per farlo vorrei concretizzarlo in proposte attuabili su tutto il territorio italiano. Credo che col tempo riusciremo a scuotere chi ancora vuole limitare la libertà delle donne per le strade e che riusciremo a riappropriarci del nostro spazio. Credo che il nome donnexstrada ci rappresenti veramente nella vita di tutti i giorni e che possa contribuire a sgretolare l’idea che le donne siano il peggior nemico di loro stesse.”

“Donnexstrada nasce dalla necessità di cambiare la realtà e fornire aiuto in un modo concreto e immediato. Nasce dal bisogno di far diventare le strade delle nostre città un luogo sicuro per tutt*. Per me questo progetto è importante per abbattere la normalizzazione della violenza stradale, per dare voce a chi ha subito violenza e non si è sentit* liber* nelle strade della propria città. Questo fenomeno deve finire e lavoreremo in modo tale che ciò accada”. Greta Martinez

“Io vorrei che arrivasse la nostra voglia di dare voce all’emergenza culturale presente in Italia. Ormai è pane quotidiano sentire storie di violenza di genere, la quale, però, ha un impatto enorme sulla salute psicofisica delle donne. Vorrei far comprendere che un fischio per strada, per molte, può essere motivo di tachicardia, di ansia, di cambiamento di abitudini, di malessere. E non comprendere, sminuire e normalizzare, questo fenomeno è una sconfitta culturale che non possiamo permetterci. Basta.” Ilaria

Perché faccio parte di DonnexStrada? Perché neanche alle due di pomeriggio a spasso con un cane lupo mi sento tranquilla. Perché prima di uscire devo cambiare come sono vestita a seconda del se tornerò sola o accompagnata. Perché sono stanca di tenere le chiavi tra le dita e guardarmi sempre le spalle con il cuore in gola. Perché quando un uomo è dietro di me e fa la mia stessa strada trasalisco. Perché non c’è luogo o orario che mi diano la garanzia di non essere pedinata. Perché non è giusto che le mie libertà personali siano costantemente e quotidianamente messe in discussione dal mio genere. Perché sono stufa marcia di vivere nella paura che possa succedere qualcosa a me o alle mie amiche.” Marta

Georgia, 26 anni: “La violenza di genere è quotidiana, non ci sorprende, e continuiamo a vivere acanto a questo reato. L’impatto psicosociale della violenza di genere non ha limiti. Da che inizia da un istante tra individui, l’impatto di questa violenza può continuare a marcare una persona, una famiglia, ed una società intera per decenni. Come psicoterapeuta, vedo il mio lavoro come uno scudo. Uno scudo contro doversi portare anni e anni di traumi addosso in silenzio, per qualsiasi motivo. Uno scudo contro tutte le complicazione emotive che si sviluppino dopo una violenza di genere. Ed uno scudo nel lavorare con gli esecutori di questi reati, per far si che nel futuro, tramite supporti psicologici, istruzione e terapie, forse vedremo un mondo dove il ciclo oscuro dell’abuso e della violenza svanisce. Penso a quello che avrei voluto io, di cui ho avuto bisogno, e tutto ciò che non c’era per me, e mi dedico a crearlo adesso. Vorrei sia creare un sistema di supporto forte ed efficace per le persone che subiscono queste violenze, sia lavorare e cambiare la radice di questo problema. Mi rifiuto di accettare la società com’é adesso. Non voglio aver paura davanti alla presenza di un uomo, non voglio aver paura quando sono da sola. E per quello che mi è già successo nel passato, da survivor, voglio un mondo che mi supporti, che mi dia forza e che mi dica che farà del suo meglio per cambiare la violenza di genere, che non possiamo più tollerare.

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Pasquale Malatesta
Mi chiamo Pasquale, scrivo da Caserta, ho 19 anni e frequento il secondo anno della facoltà di Economia dell' Università "Luigi Vanvitelli" a Capua.

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