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Il turismo al tempo del coronavirus

Il comparto rischia davvero il default?

Che il turismo sia uno dei settori più colpiti dalla crisi globale generata dalla pandemia di coronavirus è ormai cosa risaputa.

Questo comparto economico che vale oltre il 10% del PIL e dell’occupazione nell’Unione Europea rischia davvero il default?

La domanda è molto seria. Si pensi che il settore turistico ha importanti ricadute su settori chiave, quali trasporti, commercio, agroalimentare. Ma anche industrie culturali e creative, moda, edilizia e cantieristica navale. Solo per citarne alcuni.

In poche parole se non riparte il turismo, molto difficilmente l’economia italiana, ma anche quella europea potrà riprendersi. È chiaro, quindi, che ci vogliono risposte serie ed adeguate dagli organi competenti, sia nazionali che comunitari.

La Commissione europea ha già annunciato che presenterà un piano sul turismo nella seconda metà di maggio. Secondo il Commissario europeo per il mercato interno, Thierry Breton, questo dovrebbe avere una disposizione finanziaria molto elevata essendo il settore turistico praticamente in ginocchio.

Su posizione analoghe è anche il Parlamento europeo. Dello stesso avviso anche il ministro dei Beni e Attività culturali e Turismo Italiano, Dario Franceschini.

Il politico da un lato sollecita proprio le autorità europee per avere regole sanitarie comuni. Dall’altro annuncia che nel decreto in arrivo da 55 miliardi ci saranno misure importanti e specifiche che riguardano il turismo:

“un riconoscimento economico a fondo perduto per le imprese che hanno avuto un forte calo del fatturato rispetto al periodo analogo dell’anno precedente”. 

Certo è già qualcosa. Non molto se si guardano i dati: ad oggi, sono già oltre 40mila le imprese del comparto che rischiano il fallimento. Con una contrazione del fatturato di almeno 10 miliardi di euro.

Fortemente compromessa è l’imminente stagione estiva

Nel nostro Paese si stimano 25 milioni di stranieri in meno e 90 milioni di presenze  complessive in meno nelle strutture ricettive turistiche.

Ben vengano quindi aiuti ed incentivi economici. Ma quello di cui ora ha fortemente bisogno il turismo italiano è un piano serie e concreto di rilancio del settore.

A livello europeo, pare che ne sia già pronto uno che però, ancora una volta, taglierebbe fuori il Belpaese.

Sembra, infatti, che Germania, Austria, Repubblica Ceca, Slovenia e Croazia abbiano creato una sorta di “corridoio turistico anti-Covid”. Per permettere ai cittadini di usufruire delle spiagge sull’Adriatico.

Il piano scatterebbe già dalle prossime settimane, sfruttando lo scarso impatto dell’epidemia nei Paesi che affacciano sull’Adriatico di fronte a noi.

L’Italia sarebbe stata esclusa perché, “ufficialmente”, ancora non pronta, in quanto duramente colpita dall’emergenza sanitaria. Per questo costretta ad allentare gradualmente le misure restrittive di contenimento del contagio.

Certo se questo piano fosse vero sarebbe l’ennesimo duro colpo al turismo italiano ma anche al cuore dell’Italia stessa.

Gli italiani, intanto, si preparano a vivere un’estate diversa.

Una vacanza – per chi se la può permettere – con le dovute misure di distanziamento, con le famose mascherine, con le continue sanificazioni.

Ma soprattutto una vacanza fatta in Italia, con gli italiani e senza gli stranieri. Una sorta di ritorno agli anni 60. Quando si andava in vacanza in auto, con la famiglia, e soprattutto si rimaneva in Italia.

Quell’Italia che ha saputo attrarre in 60 anni milioni e milioni di turisti. Corsi e ricorsi storici quindi? Vedremo.

L’augurio è che sia un nuovo inizio per tutto il comparto. Un nuovo inizio che sia in grado di scongiurare il default.

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Giuseppe Novi
Direttore dell'Istituto Nazionale Arte Cultura Spettacolo e Direttore Artistico di Eventi di rilevanza nazionale. http://www.inacs.it/direttore-artistico/

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