• Mar. Lug 5th, 2022

Alberto Pallotti, presidente dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada ODV: «Oggi la giustizia perde. Le 17 vittime non avranno mai la pace che meritano»

«Abbiamo lavorato tanto per introdurre il reato di omicidio stradale, ma non serve a nulla quando la pena non viene applicata nei tribunali». Così Alberto Pallotti, presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada ODV, al termine del processo d’appello per la strage del bus ungherese pieno di studenti avvenuta il 20 gennaio 2019 sull’autostrada A4, nei pressi di Verona. Sul banco degli imputati Janos Varga, l’autista del pullman, che è stato condannato a sei anni di carcere.

«Hanno concordato in appello una pena di 6 anni, dimezzata rispetto ai 12 anni del primo grado», spiega Pallotti. Che aggiunge: «Oggi la giustizia perde, il popolo perde, ci sono 17 vite spezzate che non avranno mai la pace che meritano. Gli ungheresi sono allibiti, delusi, arrabbiati. Purtroppo questo è il Paese che ci ritroviamo. Questo istituto del patteggiamento va rivisto, sia in primo che in secondo grado. Non si patteggia la morte».

Un incidente terribile. Dopo essere finito contro il pilone, il pullman si incendiò e persero la vita 17 persone, tra cui 11 studenti. I ragazzi, di età compresa tra i 15 ed i 17 anni, rientravano da una settimana bianca in Francia. Varga, che è stato giudicato con il rito abbreviato, in primo grado era stato condannato a 12 anni di reclusione e alla inibizione perpetua del diritto alla guida in Italia.

«Grande il rammarico delle parti civili per l’esito dell’udienza di oggi – ha affermato Davide Tirozzi, avvocato convenzionato dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada ODV e familiari – d’altra parte non era possibile incidere, perché c’è stato un concordato spinto tra Procura Generale e imputato, che hanno chiuso a 6 anni, rinunciando all’appello senza sostenere il rischio di un giudizio finale. Unica cosa positiva è che la responsabilità dell’autista è certa e adesso, per quanto riguarda le parti civili, dobbiamo combattere per ottenere giustizia per le vittime dell’autostrada. I genitori delle giovani vittime ritengono che questa non sia giustizia, dicono che non è concepibile per loro che da 12 anni si passi a 6. Hanno compreso, però, che nulla si può fare e che, se si è arrivati alla condanna di sei anni, è proprio perché in primo grado si era ottenuta una condanna di 12 anni. Altrimenti ci sarebbe stato il rischio di avere oggi una sentenza più mite».

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