• Sab. Ott 23rd, 2021

Astro-profughi

DiThomas Scalera

Feb 24, 2017

“Ieri mi hanno detto una cosa alla quale non riuscivo a credere: esistono altre Terre …

Davvero non riuscivo a capacitarmi, come era possibile? Aria, acqua, calore, forse in proporzione e quantità

diverse, ma presenti, reali, materialmente tangibili.

Ieri ho iniziato a fare elucubrazioni mentali: come sarebbe poter stare in quei luoghi?

Ad un tratto però, nel bel mezzo di una visione ad occhi aperti, vengo distratto dal rumore assordante chequotidianamente si fa sentire agli orari più diversi e inusuali, quasi sempre però prima dell’alba: il rumore delle bombe … non tanto in lontananza. Corro a prendere le mie due figlie, Adila e Afrah, e corro nella zona “verde”, un fazzoletto di terra lontano quanto basta dalle nostre abitazioni che dovrebbe farci stare al sicuro in caso di crolli dovuti alle forti vibrazioni. Almeno che una bomba non ci cada direttamente addosso proprio nella zona verde, in tal caso moriremmo tutti e 123 superstiti del villaggio di Lomuk, vicino Azaz.

Ah, chiedo scusa, ho iniziato a parlare senza neanche presentarmi: mi chiamo Kamal e ho 39 anni, faccio il panettiere, anzi lo facevo a dire il vero, ora il piccolo forno nel quale lavoravo non esiste più. Mia moglie Aisha è morta tre anni fa, all’età di 32 anni. Non mi va di parlarne .

Torniamo a noi.

Sempre ieri, mentre eravamo riuniti insieme, il mio amico Abdul ha iniziato a parlare dei bei vecchi tempi, quando eravamo ragazzi “spensierati” in una terra in crescita economica e sociale, uno dei pochi baluardi riamasti di quella “primavera” che, in odore di una reale democrazia partecipativa, ci faceva essere speranzosi per un giusto e sano avvenire.

Abdul è stato un giocatore professionista di calcio, militando anche nel campionato della Lig B turca, un solo anno, 346 minuti giocati, ma una grande esperienza di vita, di cui va molto fiero. Mohammed invece è un falegname e ha 56 anni e quattro figli (di cui due morti 3 anni fa). Dico che “fa” il falegname perché, nonostante non ci siano commesse e “lavori” veri e propri non se ne facciano previo pagamento, è lui a dirigere le operazioni di “recupero e puntellatura” ogni qualvolta c’e’ da rimettere in sesto un tetto piuttosto che un muro piuttosto che una scala. In questo viene affiancato da Aamir, 43 anni, muratore e decoratore, che tutti abbiamo sempre chiamato muhandis  (l’ingegnere), per le sue capacità non solo manuali ma anche progettuali, che amava stabilire senza fare di calcolo ma “a senso”. Naturalmente nel villaggio diamo tutti una mano, anche chi come Aadil ne ha realmente solo una, di mano. Ciò che respiriamo in questo stato di cose che ci ha estraniato da noi stessi in primis, dalle istituzioni poi e dai parenti negli altri villaggi infine, di cui non conosciamo la sorte, è una sorta di “patto per la sopravvivenza”, cioè, mi spiego meglio: è come se tra noi ci fosse un comune accordo nel quale senza penna e senza parole abbiamo sancito che, al di là delle morti, chi resta avrà cura degli altri, anche se non propri consanguinei. Paradossalmente più è impietosa la morte più ci stringiamo alla vita, alla sopravvivenza, alla speranza.

Io non sono molto istruito, non capisco molto di ciò che succede nelle zone che non sono prossime al mio villaggio, ma, da ciò che mi hanno raccontato, questi continui bombardamenti arrivano da villaggi molto lontani dal nostro, per scopi che non posso comprendere. Qualcuno mi ha detto che ci sarebbero altre fazioni in campo che dovrebbero essere i “nostri salvatori”, c’e’ chi dice abbiano dei neri vessilli, chi invece racconta che siano gialli e triangolari, io non lo so, non li abbiamo mai visti. Qui al confine con la Turchia conosciamo solo il fatto che ci sia la Turchia, anche se l’unico ad esserci stato è stato Abdul. Dice che è bellissima.

Afaf invece ha 53 anni, ha perso il marito sempre tre anni fa e funge da maestra per i giovani del “branco”, ma anche per noi “meno giovani”, che, quando non siamo impegnati a tentare di cucinare qualcosa di commestibile o a riparare qualche abitazione, ascoltiamo volentieri le sue storie e tentiamo di capire quei segni strani che rappresentano la scrittura. E’ l’unica adulta a saper leggere e scrivere. E’ lei che sta scrivendo ciò che le sto dettando. Afaf scrivi anche che tra le tante storie che racconti quella che più mi piace è quella di Lawrence d’Arabia, e soprattutto scrivi la frase a lui attribuita che nel finale reciti sempre :

“Non tutti gli uomini sognano allo stesso modo, coloro che sognano di notte nei ripostigli polverosi della loro mente, scoprono al risveglio la vanità di quelle immagini, ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi perché può darsi che recitano i loro sogni ad occhi aperti per attuarli !Fu ciò che io feci … Io intendevo creare una Nazione nuova, ristabilire un’influenza decaduta, dare a venti milioni d i Semiti la base sulla quale costruire un ispirato palazzo di sogni per il loro pensiero nazionale … ” Non so perché ma questa frase ogni volta che la ascolto mi fa emozionare e, seppur non conosca bene le realtà storiche e i processi politici di allora come di adesso, ho sempre la speranza che ogni “villaggio” possa essere felice, avere di che mangiare, garantire l’istruzione ai giovani e la salvaguardia della salute a tutti, soprattutto ai disabili e agli anziani. A volte vorrei combattere, ma non so come fare, con chi e soprattutto contro chi!!

Ieri mi hanno detto che esistono delle terre simili alla nostra dove queste cose esistono, ma non ci si arriva con le navicelle spaziali, ma con delle barche che fittano al confine. Purtroppo non abbiamo i soldi per poter permetterci questo viaggio. Beati quelli che riescono ad andarci … “

La lettera che avete appena letto è stata dettata da Kamal alla signora Afaf  il 24 febbraio 2017, il giorno seguente alla scoperta fatta dalla NASA di nuovi sistemi solari simili al nostro, scoperta di cui l’uomo non poteva essere a conoscenza, ovviamente. Come si può notare in questa “ironica coincidenza” c’e’ chi vede speranza in altra pianeti e chi vede come altri pianeti le “terre di speranza”.

 

 

Documento senza titolo

Sostieni V-news.it

Caro lettore, la redazione di V-news.it lavora per fornire notizie precise e affidabili in un momento lavorativo difficile messo ancor più a dura prova dall’emergenza pandemica.
Se apprezzi il nostro lavoro, che è da sempre per te gratuito, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci. Vorremmo che il vero “sponsor” fossi tu che ci segui e ci apprezzi per quello che facciamo e che sicuramente capisci quanto sia complicato lavorare senza il sostegno economico che possono vantare altre realtà. Sicuri di un tuo piccolo contributo che per noi vuol dire tantissimo sotto tutti i punti di vista, ti ringraziamo dal profondo del cuore.

Thomas Scalera

Il Guru