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DUE VELOCITA’ … (O DUE LENTEZZE) … !!

DiThomas Scalera

Mar 9, 2017

Nel 1926 tale Antonio Gramsci scriveva, dalla sua bella dimora dietro le sbarre di una cella, con sottofondo perpetuo di urla e rumori, sulla “quistione meridionale”, analizzando il divario che era evidente tra il sud e il nord d’Italia, accentuatosi  a seguito della unificazione forzata dopo circa mille anni di “estraneità imposta”.

A tal proposito “Nino” sottolineava che non solo si erano venute a creare due realtà che progredivano in maniera disomogenea, ma anche che le ricchezze che per riflesso delle varie colonizzazioni subite erano insite nella terra di meridione (non solo materiali ma anche culturali) venivano “assorbite” quasi in toto dall’avanzare industriale del Nord, già molto ben inserito in una realtà di “bacino europeista”, pronto a giocare un ruolo chiave nello sviluppo del blocco cerchio-stellato futuro, anche a scapito di una “parte” della “propria” nazione.

Nazione: concetto molto relativo anche cent’anni fa, a quanto sembra …

Ma torniamo alla “quistione”. Gramsci era conscio che, senza una vera “consapevolezza di integrazione e di identità” tra i vari contadini del centro-sud e le realtà industriali del nord, i primi avrebbero abdicato le proprie terre in cambio di un trasferimento in “più sicuri lidi occupazionali”: le fabbriche.

Senza tener dunque presente la duplice esigenza di quell’insieme di individui che avevano il coraggio di autodefinirsi “Italia”,quest’ultima non sarebbe mai nata, e forse mai nacque!

Ora, al di là delle varie “correnti filo-nostalgiche” che ancora oggi auspicano sostanzialmente di far ridiventare “colonia” e terra di conquista la parte sud dello stivale dove essi stessi vivono (o sopravvivono se si preferisce), non è auspicabile per nessuna parte in campo non tener presente il difficile momento che “il meridione del mondo” vive in questa epoca.

Scelte di egemonia e sfruttamento (sempre esistite e insite nell’uomo che ha sempre trovato nello sfruttamento coloniale ,a vari livelli, il carburante insano per il benessere personale prima, e della propria “nazione” poi), hanno delineato la realtà attuale, con gli equilibri (o forse sarebbe meglio dire “squilibri”) tra economie diverse e ruoli a volte opposti, tra sfruttati e sfruttatori, tra stupratori e stuprati, tra lobby e popolo.

Mai come ora, però, anche questo sistema è in piena crisi: non si riesce più a far leva sul “presunto benessere” formale di alcuni popoli a discapito di altri,e si ricorre ai concetti di “patria”, “razza” e “confine” per creare i presupposti di una antica, ma sempreverde, guerra tra poveri (e non “tra popoli”).

E quando i “reazionari” di destra e i “riformisti” di sinistra iniziano a  parlare lo stesso linguaggio vuol dire che le cose si vedono in modo distorto, col filtro dell’emergenza e la corsa al consenso, più che con la reale volontà di stabilire una strategia atta a risolvere i reali problemi delle masse sfruttate nella libertà, nella dignità e nei diritti.

Prosperano dunque i populismi cibernetici e i leader-santoni dell’ultima ora, i sapienti non saggi e i saggi nelle università dell’omologazione al sistema unico dominante, le “alternative” che tali non sono e che anzi contribuiscono al livellamento delle coscienze e delle conoscenze.

Anche la “scienza” in questi casi sembra venir meno al suo ruolo di “lumen”, gettando nelle tenebre del pressappochismo e delle soluzioni palliative il genere umano, reo di aver disconosciuto Madre Terra e Padre Uguaglianza, e per questo destinato alle fiamme dell’involuzione morale e materiale.

Intanto in questa “nostra” europa si parla di “due velocità”, che io credo sia meglio chiamare “due lentezze”, riguardo ai primi della classe e ai meno “intelligenti” e disciplinati popoli, tra cui l’Italia. Un po’ come dire “a scuola c’e’ bisogno di far andare avanti col programma i più intelligenti, facendo restare a recuperare il resto della classe”! una vergogna non solo etica ma anche ipocrita: l’europa non esiste, la moneta unica non esiste. E non potranno mai esistere fin quando non ci approprieremo del concetto “internazionale” di popolo unico, accomunato dagli stessi interessi e spinti dalle stesse esigenze, nel rispetto reciproco, al di là dei confini materiali, sociali e mentali!!

Forse un giorno capiremo che non esiste “nessuna razza”, che un crimine va perseguito sempre e comunque, che è meglio “confinare i muri” che murare i confini, che non è accettabile il semplice fatto che l’uno per cento della popolazione mondiale detenga quasi tutta la ricchezza del mondo stesso, che chi non ha “visione futura” non avrebbe diritto a fare scelte che tale futuro comprometterà, compromesso a sua volta da scelte passate fatte della stessa sostanza schifosa e perversa chiamata sfruttamento, oppressione e soggiogazione.

Chi non è libero non può donare libertà… ma siamo sicuri di poter e voler essere “veramente liberi”?

Omnia munda mundis …

 

 

Eugenio Lato 7\3\2017

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