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Feltrinelli Caserta: successo per la presentazione dell’opera letteraria “L’Ufficiale e il comunista”

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CASERTA. Bellissimo pomeriggio di cultura ieri nella nota libreria Feltrinelli di Caserta.

Adolfo Villani ha presentato il suo ultimo capolavoro letterario “L’Ufficiale e il Comunista“.

L’autore ha pubblicato questo suo lavoro prendendo spunto dalla vicenda di Francesco e Peppino Capobianco – padre e figlio, l’ufficiale e il comunista – è emblematica di quel conflitto generazionale che segnò il complesso passaggio storico dal fascismo alla Repubblica, per divenire poi uno dei tratti peculiari e costanti di gran parte della seconda metà del secolo scorso.

Gaeta, splendida città della riviera di Ulisse, appena assegnata per diretto volere del duce Benito Mussolini alla provincia di Roma dopo la soppressione di Terra di Lavoro nel 1927, ne è la principale cornice. Villani ha ricostruito la giovinezza di Capobianco passata a Gaeta, in particolare i mesi dell’occupazione tedesca all’indomani dell’8 Settembre del 43. L’opera mette in luce la continuità ideale fra il ragazzo antifascista e una vita tutta dedicata al movimento operaio, alle lotte, e alle conquiste sociali. Gaeta, Formia, il golfo, i luoghi cari, gli amici, saranno aspetti importanti in Capobianco in quanto prima distrutti dalla violenza e poi rinati grazie alla Resistenza.  La città, dopo aver perduto il ruolo di fortezza del Regno meridionale, attraverso trasformazioni urbanistiche, l’insediamento di una grande vetreria, il rilancio delle attività portuali e la costruzione della città giardino di Serapo, tenta in quegli anni la strada di un nuovo sviluppo fondato sulle risorse del territorio. Ma lungo il faticoso percorso incontra la guerra e la spietata occupazione tedesca che si scatena contro i militari italiani e la popolazione civile in un punto strategico della linea Gustav dopo l’8 settembre 1943.Qui Francesco Capobianco – un ufficiale del Regio esercito, pluridecorato della Grande Guerra, che sceglie a rischio della vita di rimanere fedele al Re – e il figlio Peppino – studente eccellente dall’animo generoso e sensibile – vivono ampiamente  il calvario patito dalla popolazione di Gaeta dopo l’Armistizio; i due riescono a salvarsi con una fortunosa fuga via mare il 17 marzo del 1944, dopo mesi trascorsi sulle montagne tra rifugi di fortuna e inaudite sofferenze. Il racconto descrive in maniera dettagliata la sofferenza del popolo cacciato dalla sua casa costretto a cedere alla violenza, ma disposto a combattere con tutte le sue forze per ottenere la libertà. I luoghi ed le situazioni riassunte tracciano i dati del racconto storico, e le fasi del periodo di occupazione nazista, periodo buio dell’Italia. Il dibattito di ieri coordinato da Pasquale Iorio, ha visto anche la presenza dei due docenti universitari Maria Luisa Chirico, e Giovanni Cerchia. Tanti i personaggi sia  politici che culturali,  presenti in sala alla presentazione:  il figlio di Peppino  Franco Capobianco e la professoressa Nadia Verdile,  Giuseppe Venditto, ed Achille Natalizio.  Il racconto fatto ieri in sala sulla traumatica infanzia passata a Gaeta sotto l’occupazione nazista è stato utile per Peppino a dimenticare quegli avvenimenti drammatici, ma allo stesso tempo però,  si è accresciuto un conflitto tra padre e figlio. Gli avvenimenti drammatici di Gaeta porteranno Peppino Capobianco a disprezzare e odiare la guerra, ma allo stesso a vivere  diversamente dal padre il modo di vita di concepire con accuratezza la società nell’Italia liberata.

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