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"Uno straccione, un clown": la canzone dedicata a Lucio Dalla da Raffaele Lauro.

DiThomas Scalera

Gen 21, 2017


In occasione del quinto anniversario (in marzo) della scomparsa del grande cantautore bolognese Lucio Dalla, lo scrittore Raffaele Lauro, scrive il testo della canzone che a lui dedica. Studioso attento e appassionato di Dalla, Lauro ha già scritto molteplici capolavori sull’amore che l’artista nutriva nei confronti di Sorrento e di tutto il Mezzogiorno d’Italia, tra i quali sicuramente ricordiamo Caruso The Song-Lucio Dalla e Sorrento.
Uno straccione, un clown, scritta da Lauro e musicata da Giuliano Cardella, Paolo della Mora e Alberto Lucerna, direttamente dedicata al grande Lucio Dalla, è stata lanciata su Youtube, nella presentazione della band The Sputos. L’immagine centrale è quella in cui siamo soliti ricordare Dalla, intento a suonare il pianoforte e far risuonare la sua voce su quella terrazza di Sorrento, di fronte allo splendore del mare che trattiene il canto di Caruso. Ma la terrazza raccontata da Lauro è quella di un Paradiso, dal quale Dalla continua a farsi sentire e che nel frattempo denota il testo di un certa mancanza nei confronti dell’autore bolognese. Un Dalla che ammira il cielo notturno, narrandone lo splendore nei suoi versi: “Guardavi la luna, parlavi alle stelle“, così lo ricorda e al tempo stesso lo immagina Lauro. “Là dove luccica solo l’eterno, da quella terrazza di cielo su cui non cala mai l’inverno.”
E’ proprio attraverso questo “ora come allora”, in un’immagine fissa nel ricordo, che lo scrittore ha voluto trasmettere l’immortalità dell’opera e del canto di Lucio Dalla. L’immortalità di quel profondo senso interiore che lo legava a Sorrento, alla naturale bellezza di quei luoghi, i quali ancora oggi sono forgiati del ricordo che l’artista ha lasciato di se stesso in quelle terre e nel cuore di Lauro. L’eternità dalla quale Lucio continua a cantare e quella del suo stesso canto; un’eternità su cui non cala mai l’inverno.
Un Dalla che ci viene presentato nella stessa modalità con la quale lui stesso si raccontava: uno straccione, un clown, una vita da zingaro. Quella stessa vita che lo ha spinto ad essere cittadino del mondo, profugo tra le genti, quel senzatetto di Piazza Grande che amava Sorrento e il Sud.

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Thomas Scalera

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