• Ven. Gen 21st, 2022

Alla galleria Centometriquadri, a Santa Maria Capua Vetere, la “Materia incline” di Pietro Maietta

SANTA MARIA CAPUA VETERE. Raccontare, attraverso il lavoro dell’artista e il catalogo, il concetto di “morbidità”, in opposizione a quello di “solidità”, come condizione qualitativa associata all’età contemporanea. Dal 16 dicembre al 18 gennaio, la galleria d’arte “Centometriquadri”, in via Santagata, 14, a Santa Maria Capua Vetere, ospiterà la personale dello scultore e pittore di Capodrise Pietro Maietta dal titolo “Materia incline”, a cura di Marco Izzolino. Opening, il 16 dicembre, alle 18:00. Il termine da cui “morbidità” deriva, cioè “morbido”, si ritrova per la prima volta nella letteratura italiana nel Decameron di Boccaccio con un’accezione decisamente positiva in completa opposizione con quella della parola che ne costituisce l’origine etimologica dal latino, ossia morbidus (nel De Rerum Natura di Lucrezio: «morbidus aer»), che indicava qualcosa di malato e malsano (da morbus: malattia, infermità). Il termine “morbido” è uno degli esempi più significativi di parola italiana che si sia emancipata totalmente dalla sua origine scura e spiacevole, assumendo una luce sensoriale potente, gradevole e gradita. La tecnica scultorea di Pietro Maietta mostra, così come è accaduto col termine “morbido”, il processo di una emancipazione concettuale anche di una qualità della scultura, che, grazie al progresso tecnologico, e la sperimentazione di nuovi materiali, ha saputo interrompere la routine visiva degli oggetti di uso comune, sconvolgendone l’abitudine percettiva. Se in passato, ad esempio, la scultura tradizionale, era in grado di rendere in forme solide oggetti che nella realtà si presentavano morbidi (incarnati, panneggi, ecc.), non poteva altresì render visivamente morbidi oggetti che nella realtà erano solidi. La scultura contemporanea ha potuto, con la morbidità, estendere la comprensione del reale attraverso il suo paradosso. Ciò che ogni opera di Maietta contiene e manifesta sono due fondamentali scarti concettuali che il genere artistico della scultura ha compiuto nel secolo scorso, da Umberto Boccioni a Anish Kapoor, e da Claes Oldenburg a Jeff Koons. La mostra è anche occasione per raccontare quanto la manifestazione della morbidità in scultura sia il riflesso di una necessità espressiva del territorio casertano. Le “solide” rovine della provincia di Caserta non costituiscono ciò che sopravvive di opere prodotte da culture del passato in via di decomposizione, ma opere a sé, di una forma completamente nuova e diversa, la cui prestazione consiste nel permettere all’osservatore la percezione di un diverso rapporto fra le forze naturali e quelle dell’agire umano. In questa mostra di Pietro Maietta dunque l’architettura si mostra morbida e mutevole come parte del mondo naturale che la contiene e che si adatta, cambiando, nella propria struttura (molecolare) e nella propria forma (solida), incline a rivelare quella rinegoziazione continua tra l’agire umano e le risorse naturali che, nel passato (simboleggiato nelle sculture dalla testa di scultura antica) come nel presente (un chiodo? Una sedia rurale?), tra armonie e conflitti, si rivela come la principale forza in gioco dell’esistenza in questo territorio.

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