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Perché diciamo “Lapalissiano”? Da dove arriva questa parola?

L’aggettivo Lapalissiano , che indica una cosa ovvia, banale e tanto palese da non poter mai essere messa in dubbio, deve la sua etimologia al nome di un ufficiale militare francese, Jacques de Chabannes de La Palice, modernizzato in Lapalisse.

Siamo nel febbraio del 1525, nel pieno delle guerre d’Italia, e a Pavia, l’esercito francese guidato da re Francesco I in persona, subisce una schiacciante sconfitta da parte dell’armata imperiale di Carlo V, costituita da fanteria spagnola e lanzichenecchi tedeschi. Una battaglia, quella di Pavia, che sancì la temporanea supremazia di Carlo V per il predominio in Italia. e l’assoluta superiorità della fanteria spagnola.
Re Francesco fu imprigionato, e tra gli ottomila caduti di questa celere battaglia ci fu il valoroso maresciallo de La Palice, il quale combatté tanto strenuamente che i suoi soldati gli dedicarono questi versi:
“La Palice est mort, il est mort devant Pavie.
S’il n’estoit pas mort, il ferait encore envie
(La Palice è morto. è morto a Pavia.
Se non fosse morto, farebbe ancora invidia).
Nel corso del tempo, la lettera effe di ferait fu interpretata come esse (data la somiglianza dei segni grafici S e F a quel tempo), trasformando il verbo in serait e il termine envie (indivia) in en vie ( in vita).
Il testo quindi recitava:
” Si il n’était pas mort, il serait encore en vie”
“Se non fosse morto, sarebbe ancora in vita”, cosa alquanto ovvia, ma che ha consacrato al linguaggio comune dei giorni nostri questa tautologia così ovvia che sembra sfiorare un simpatico umorismo.
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